Non sorprende che un politico dialogante come Andrea Pellicini, presidente provinciale di Fratelli d’Italia, interrogato sulle incombenti trattative del centrodestra per definire le candidature per il prossimo anno, non abbia forzato la mano, sebbene il contesto – la festa del partito che venerdì e sabato ha tenuto banco al Museo del Tessile di Busto Arsizio – si prestasse a qualche slancio da parte della compagine più forte della coalizione (leggi qui).
Ma se anche il sindaco bustocco Emanuele Antonelli, solitamente meno avvezzo ai giri di parole, parla di «logiche da calibrare per far stare insieme tutti gli alleati» nelle tre principali città della provincia, si fa strada l’impressione che oggi l’ipotesi più quotata sia un’alternanza in quel di Busto, con i meloniani chiamati a lasciare oneri e onori della candidatura ad altri, verosimilmente alla Lega.
Se lo augura, ci viene da pensare, Manuela Maffioli, deputata e assessore alla Cultura che sabato sera ha seguito alcuni momenti della kermesse, al pari di altri esponenti di partiti della coalizione di centrodestra.
Di scontato, però, non c’è nulla. È possibile – altra sensazione – che anche in casa Fratelli d’Italia si guardi con attenzione a quello che accadrà domenica 20 settembre a Pontida. Se si consumerà la resa dei conti tra Matteo Salvini e la fronda nordista che potrebbe logorare ulteriormente il Carroccio, le resistenze meloniane verso il passaggio di testimone potrebbero farsi più forti.
Lo accenna Alberto Falciglia, presidente del circolo bustocco di FdI che ha ospitato la due giorni provinciale: «La lega ha qualche problema, inutile nascondersi. Deve riassestarsi e noi speriamo che lo faccia. Bisogna vedere quanto sarà capace di pesare a livello elettorale. Se non dovessero riprendersi e non trovare una quadra interna, noi siamo pronti».
D’altra parte, lo stesso Falciglia alla vigilia della festa aveva aperto alla possibilità di una doppia candidatura di esponenti dei “Fratelli” in quel di Busto e Gallarate (leggi qui). «Perché no?», ribadisce oggi.
Ecco, Gallarate. Lì a guidare il partito è l’assessore regionale Francesca Caruso, vice di Pellicini a livello provinciale. La quale, a domanda diretta – il candidato di Gallarate deve essere di Fratelli d’Italia? – risponde in maniera altrettanto diretta: «Assolutamente sì».
E – ancora una volta – la sensazione è che nella città dei due galli la candidatura di un esponente di FdI (leggi Marco Colombo) sia l’ipotesi nettamente più accreditata.
La situazione più ingarbugliata sembra essere quella del capoluogo. «A Varese troppi candidati», ci ha detto in una recente intervista Pellicini (leggi qui), auspicando una «soluzione di coalizione» e caldeggiando l’ipotesi (che appare poco realizzabile) di un ritorno in campo dell’attuale governatore Attilio Fontana.
Probabile però che la partita delle comunali del 2027 e quella delle regionali in programma l’anno successivo restino separate (sebbene di elezioni regionali anticipate se ne sia parlato per mesi). In ogni caso, nel panel con i consiglieri al Pirellone di FdI tenutosi a Busto (con Maira Cacucci, Romana Dell’Erba e Luigi Zocchi) è emersa chiaramente la volontà di indicare il nome del successore di Fontana.
E lo stesso coordinatore regionale del partito Carlo Maccari, nell’intervista che ha chiuso l’appuntamento al Tessile, ha espresso il proprio gradimento per lo scenario che vedrebbe Fratelli d’Italia rinunciare al candidato di Milano (anche lì si voterà il prossimo anno) per giocare in prima persone la partita – sulla carta obiettivamente meno complicata per il centrodestra – per Palazzo Lombardia.