Varese - 31 agosto 2026, 07:40

Benzina, quanto mi costi. Tra i varesini alle pompe vince la rassegnazione: «Paghiamo, ma andiamo malissimo»

In tempi di carburanti alle stelle abbiamo passato una mattinata con Maurizio Malnati nel suo leggendario "distributore-museo" di via Sanvito: «I prezzi volano e anche il mito della Svizzera è finito, ma anche chi si lamenta alla fine tace e paga: però il governo dovrebbe fare di più». Tra rabbia e disillusione gli automobilisti continuano comunque a fare il pieno: «Sennò come facciamo ad andare a lavorare?»

Maurizio Malnati all'interno del suo distributore Q8 di via Sanvito, da lui trasformato anche in un tempio della musica, da decenni punto di riferimento di tanti automobilisti

Nei gloriosi anni ’60, quando l’Italia produceva auto fuoriserie a getto continuo e la benzina scorreva come acqua fresca (la Super costava 110 lire al litro, pari a 0,06 euro), girava in tv lo slogan dell’Italiana Petroli SpA: «Con API si vola», con tanto di cavallino nero -forse una citazione della Ferrari- lanciato al galoppo. 

Oggi a volare è il prezzo della benzina, che nel 2000 costava al litro 1 euro e 05, e oggi è praticamente raddoppiato costringendo i consumatori all’ennesimo tiro di cinghia con annesse maledizioni al governo, allo stretto di Hormuz e alla politica internazionale.

Abbiamo sondato gli umori di varesini al distributore Q8 in via Silvestro Sanvito 62, una “pompa di benzina”, per dirla alla Guccini, che vanta nobili natali perché appartiene alla famiglia Malnati dal 1952, quando Romano, con il cugino Luigi Marcolli, la inaugurò con il marchio Cif Petroli, poi diventato Aquila nel 1958, quindi Total, Monte Shell, Shell e oggi Q8, e gestita ora da Maurizio Malnati, grande appassionato di musica anni ’60 e ’70, con impianto hi-fi sempre in funzione e una leggendaria raccolta di vinili in esposizione.

«La Q8 gestisce tutto dalla sede di Roma, ci indicano il prezzo e pagano tutte le spese di gestione. Da me attualmente il costo della benzina verde al litro è di 2,019, mentre il gasolio è a 2,139. Devo purtroppo dire che noi italiani siamo un popolo di pecoroni, paghiamo e tacciamo, mentre per esempio in Francia la gente va ancora in piazza se si tratta di difendere il lavoro. Qui fanno ancora tutti il pieno, forse un cliente su 10 si lamenta un po’, ma alla fine paga e se ne va», dice Maurizio Malnati, 65 anni, mentre in sottofondo Bobby Solo fa scendere “Una lacrima sul viso”, in perfetta sintonia con i nostri tempi.

Sparito anche il culto della Svizzera, con il pieno a buon mercato, i suoi dadi Maggi, il “ciculatt” e lo zucchero: «Non conviene più, vengono loro da noi, in Ticino un cappuccino costa 6 franchi, forse c’è ancora un po’ di convenienza ad andare a sciare là, ammesso che nevichi. Il mercato si è capovolto, oggi è dura anche per i frontalieri, il mito della Svizzera è finito».

Da Maurizio, chi si ferma a far benzina, però, può lenire il mal di portafoglio non appena varca la soglia dell’ufficio per pagare, perché da uno straordinario impianto Grundig del 1978 con casse Super Hi-Fi Box 1500, capita che esca la voce notturna di Bruno Martino, indimenticabile crooner con la sua immortale “Estate”, tra i più eseguiti standard jazz, o quella senza limiti di Caterina Valente, che per Mina fu un modello. E poi Peppino Gagliardi, Milva, Domenico Modugno e tutto ciò che fa Sessanta e dintorni.

Arriva una signora bionda a saldare il pieno, ma alla domanda sugli aumenti si trincera dietro un: «Non ho tempo mi scusi», mentre Fabio Bernardini, cliente storico e pure lui maniaco del vinile e dei Led Zeppelin (però Maurizio non vende niente…) scuote più volte la testa e dice: «È un furto, ma non ci possiamo fare niente». Intanto Malnati, che si definisce Beatles-dipendente, illustra gli ultimi ascolti, il dimenticato Franco Simone e l’americana Nancy Wilson, il cui ritratto fotografico fa bella mostra di sé sulla copertina di un vinile anni ’60 con i suoi più grandi successi.

«Sono un uomo di destra», aggiunge Maurizio Malnati, «ma riconosco che il Governo dovrebbe fare di più, anche se il ministro Giorgetti dice che se si levano le accise salta tutto e arriva la crisi». Intanto i “pieni” si succedono, e alla cassa arriva un agguerritissimo signor Giampaolo, che senza mezzi termini afferma: «Si starebbe meglio se se ne andassero Trump e Netanyahu, altre soluzioni non ne vedo». Il gestore Q8 non fa una piega e, uscito il cliente, commenta: «Però il pieno l’ha fatto e ha pagato. Per me, egoisticamente, non c’è crisi, vendo come lo scorso anno».

Il sabato mattina la gente ha più tempo e i rifornimenti si succedono uno dietro l’altro, ma le risposte alla domanda: «Cosa pensa dei rincari?» ha più o meno sempre la stessa risposta. Dice Marco: «Per forza faccio il pieno, sennò come faccio ad andare a lavorare? Certo questo prezzo è vergognoso, si dovrebbero fare interventi seri non questi regalini di 15 giorni». 

Da ultima entra a strisciare il bancomat la signora Irene Provenzano, che contestualizza la situazione: «Viviamo nell’assurdo, ma va detto che siamo a Varese, e questa è una città ricca, la gente può ancora fare il pieno e pagare quasi senza difficoltà, al sud le cose sono un po’ diverse». E, uscendo, si volta verso di noi e chiosa: «Comunque andiamo male, malissimo!».

Mario Chiodetti