Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
La leggenda del Lupo di Angera “Ur Luff"
Il lago Maggiore non è famoso solo per le sue bellezze naturali e per il suo rinomato turismo che fa scuola in tutto il mondo da secoli, ma anche per un aspetto intrigante e poco noto che si colloca tra leggenda e realtà: le scorrerie dei pirati, veri o leggendari che siano.
Del resto un lago come il Maggiore protagonista di storie e vicende importanti, popolato da personaggi semplici e famosi, non poteva non registrare anche la presenza di pirati alla ricerca dei tesori (più o meno nascosti) delle ricche e nobile famiglie che risiedevano allora sulle sue sponde.
Le rive del Lago Maggiore, così varie con coste rocciose, canneti e spiagge, offrivano rifugio a bande di disperati che, agendo da soli per puro istinto di sopravvivenza e rapina oppure protetti da una poco credibile copertura politica, trovavano nella pirateria un modo più che discreto per arricchirsi.
Il lupo di Angera, (in dialetto “Ur Luff”) visse alla fine del 1600.
Fu nativo di Arona e il suo vero nome non ci è pervenuto. Consumò le sue scorribande in quel di Arona e di Angera. Pare sia stata una figura più leggendaria che storica.
Di lui si racconta: «Pare fosse un omone gigantesco, scuro di carnagione e con una gran barba ispida. Protetto dal corrotto governatore della città, cui cedeva parte del bottino, il Lupo agiva generalmente d’inverno quando, coperto dalla nebbia e dalla pioggia, assaliva i barconi carichi di merci che transitavano di fronte ad Arona diretti a nord.
Il suo ricetto (dove nascondeva temporaneamente il bottino) era l’Antro mitraico, ai piedi della Rocca, che forse proprio da lui più tardi prese il nome di “Tana del Lupo”.
Lavorava con una banda di pochi seguaci e si mormorava fosse spietato e crudele. La leggenda dice che, per vendetta, uccise e cucinò un bambino figlio di un suo nemico di Taino e poi se lo mangiò.
Un’altra leggenda racconta che fece costruire dai suoi prigionieri un tunnel che passava sotto il lago nel tratto tra Angera ed Arona. Completata la costruzione, li uccise tutti per impedire che ne rivelassero l’ubicazione. La galleria gli serviva per comparire o scomparire a sorpresa da una città all’altra, per avere sempre una via di fuga sicura.
Come tutti i masnadieri dell’epoca anche il Lupo aveva il suo punto debole: le belle fanciulle, soprattutto molto giovani.
Si narra che una notte con la sua banda rapisse due sorelle di cui si era incapricciato e le trascinasse attraverso la famosa galleria fino ad Arona, dove aveva il suo covo, tra i ruderi di una vecchia fortificazione.
Dovette essere una notte di violenze alla fine della quale il brigante, distrutto dalla fatica, cadde in un profondo sonno. Le due fanciulle, non reggendo alla vergogna, si arrampicarono sui resti smozzicati di una torre e si suicidarono gettandosi nel vuoto.
Questo provocò le ire del pievano di Arona che scomunicò il pirata.
Bisogna dire che fino a quel momento il Lupo aveva goduto di una certa impunità perché protetto dal signorotto del luogo, uno dei tanti Visconti di ramo cadetto. Ora, di fronte alle ire della Chiesa, anche il Visconti dovette abbandonarlo sia pure a malincuore dato che, ricettandone la refurtiva, costui faceva col Lupo degli ottimi affari.
Dopo questi fatti le imprese del brigante di Arona vanno diradandosi e il Lupo scompare; resta il suo ricordo nel toponimo della “Tana del Lupo” che ne perpetra la leggenda».
La vita e le vicende di questo pirata si perdono più nella leggenda che nella storia. Di fantasia è pure il racconto della sua morte: la tradizione vuole che sia morto in seguito al crollo della galleria che fece scavare sotto il lago; alcuni sostengono che finì i suoi giorni di morte violenta a causa di una rissa in una taverna.
Fonti bibliografiche: Carlo Avalle, Leggende diaboliche della storia italiana, Torino, 1846; L. V. Bertarelli, Piemonte-Lombardia-Canton Ticino, Touring Club Italiano, Milano, 1913; Pier Ambrogio Curti, Tradizioni e leggende, Colombo, Milano, 1856; Costanzo Ranci, La sponda magra, Libreria Editrice Ambrosiana, Milano, 1931.