Un filo sta legando Assisi, Alcalà De Henares e Guadalajara, in Spagna, passando per Busto Arsizio. «Lo ha srotolato la Provvidenza». Ne è convinta Miriam Esteban Benito che con il marito, il bustocco Paolo Tacchi, e i cinque figli sta viaggiando dai luoghi di Chiara e Francesco alla volta della penisola iberica. Effettuando un “trasporto eccezionale”: la famiglia Tacchi porta con sé due reliquie di San Carlo Acutis, una delle quali è stata esposta questa mattina in San Michele, la parrocchia d’origine di Paolo.
Lui risiede da tempo in Spagna ed è ingegnere nel campo “oil & gas”, lei lavora per una fondazione cattolica che si occupa di scuole. Dal loro matrimonio sono nati Caterina, Luca, Carlo, Bruno e Pietro: oggi hanno tra i 14 e i tre anni. Naturalmente stanno vivendo con i genitori l’avventura del viaggio con le reliquie di un Santo che, per alcuni di loro, è più o meno un coetaneo.
«Quello che abbiamo organizzato è quasi un pellegrinaggio – riflettono Paolo e Miriam – a coronamento di una storia iniziata un paio di anni fa, nei dintorni di Madrid, dove viviamo. In occasione del Corpus Domini ci furono momenti di riflessione e preghiera anche incentrati su Carlo Acutis, allora beato. Il passaggio di una reliquia fece nascere l’idea: perché non chiederne una da custodire nella nostra scuola di Alcalà? E da lì partire per creare un gruppo di fede, coinvolgendo i ragazzi… Lo scorso Natale, da Assisi, è arrivata la notizia che la reliquia era pronta».
I Tacchi, in realtà, viaggiano con due custodie contenenti resti del Santo: «Abbiamo raccontato a un amico sacerdote di Guadalajara che saremmo partiti per l’Italia e tornati con un tesoro particolare. È saltato fuori che lui aveva inviato una richiesta simile per la sua parrocchia e ottenuto a sua volta risposta positiva. A quel punto abbiamo accettato di dare un passaggio anche alla seconda reliquia, mica potevamo tirarci indietro…». Sorridono, Paolo e Miriam. Poi ripercorrono le tappe di un’estate che non dimenticheranno. A Rimini, al Meeting per l’amicizia: «C’era il Papa, abbiamo pensato di andare anche noi a salutarlo». Ad Assisi: «Lì, dove abbiamo ritirato il nostro prezioso carico e Carlo Acutis è sepolto, l'impatto sui nostri figli, soprattutto i più grandi, è stato più forte. Il Santo che vestiva jeans e felpa, uno di loro…». A Firenze: «Abbiamo portato la reliquia di San Carlo all’amica, anche lei di Busto e di San Michele, suor Margherita Fumagalli, delle missionarie della Carità».
Un tour affrontato con tanto di t-shirt a tema. “Be original”, si legge sul retro delle magliette, riprendendo una celebre frase, una sorta di monito coniato dal Santo ragazzino: «Tutti nasciamo originali, molti moriamo fotocopie». «Con i nostri figli – aggiungono papà e mamma – abbiamo approfondito i pilastri della fede di Acutis: l’Eucarestia, l’attenzione ai poveri e ai fragili, l’interesse verso la tecnologia e la comunicazione, utilizzate per veicolare contenuti importanti, per portare a Gesù».
Temi toccati anche questa mattina durante la messa delle 8 in San Michele, celebrata da don Fabio Ercoli. «San Carlo Acutis ci parla di radicalità – ha osservato il sacerdote – non intesa come estremismo o fanatismo ma come percorso che porta alle radici. Del proprio essere, della scelta di fede. I Santi lasciano che la loro vita sia trasformata dal Vangelo, ci aiutano a camminare sulla sua strada. Sono voci che il Signore ci dona per dirci che è ancora vivo e presente fra noi». Prima del rosario conclusivo, il professor Enrico Tacchi ha letto la preghiera dedicata al giovane: «Carlo, sorriso di cielo per questa terra ferita e senza pace, noi lodiamo Dio per la tua vita semplice, gioiosa e santa…».
Domani, venerdì, la seconda esposizione, ancora dalle 8 alle 9. «Poi – concludono Paolo e Miriam – ci metteremo di nuovo in auto. Contiamo di arrivare a destinazione in un paio di giorni. Presto, all’inizio dell’anno scolastico, ci sarà un momento di festa al quale prenderà parte il nostro vescovo. La grazia e il dono che abbiamo sperimentato in questi giorni coinvolgeranno tutti».