«Questo Pgt impedisce anche ai varesini rappresentati dall'opposizione, che non sono varesini di Serie B, di partecipare e dire la loro, non dà alcuna direzione nuova alla città e la ingessa nel suo immobilismo. Sarà difficile anche cambiare una persiana ma, soprattutto, è un piano che non è all'altezza di un capoluogo, non è stato condiviso con chi dovrà investire su Varese per farla tornare a crescere e non dà una vocazione, un'anima e un futuro migliori»: è la sintesi del fuoco di fila dell'opposizione sul Pgt definito "balneare" negli slogan da "vecchia" Lega e che andrà in consiglio comunale per l'iter di approvazione dal 1° settembre.
Nella sede storica della Lega di piazza del Podestà si ritrovano i padroni di casa Stefano Angei, Emanuele Monti e Matteo Bianchi oltre a Franco Formato (Lombardia Ideale) e Roberto Puricelli (Forza Italia), mentre è assente Fratelli d'Italia, un vuoto spiegato con il periodo di ferie che non ha ancora riportato in città l'opposizione a ranghi completi.
Dopo la lettura di un documento che racchiude le motivazioni del "no" da parte di Stefano Angei, vicecapogruppo leghista in consiglio comunale, ecco l'appello alla «città del fare» e alle associazioni di categoria contro quella città definita «cimitero delle ville». Ma viene anche ribadita la denuncia della «scorrettezza istituzionale inaudita nei confronti dell'opposizione», testimoniata anche dal fatto che «il presidente del consiglio nemmeno risponde alla nostra richiesta di darci un mese per valutare il Pgt che tra 6 giorni verrà portato in aula». «È stato utilizzato il periodo estivo per nascondersi e nascondere alle associazioni di categoria un piano che vincolerà Varese per 10 anni. Vorremmo tornare a respirare felici in una città bella e vivibile lasciandoci alle spalle la brutta città a cui ci hanno costretto» aggiunge Angei.
Emanuele Monti allude anche a una mossa da parte di Galimberti «per azzoppare l'assessore alla partita perché la prima cosa che qualunque nuova amministrazione farà di fronte a un Pgt così insipido sarà una variante. Da parte nostra dopo le elezioni agiremo in modo forte su questo Pgt».
Matteo Bianchi: «Non dà una direzione e non cambia la città»
«Il Pgt è ancor più importante del bilancio preventivo perché dà la direzione della città nei prossimi decenni o, forse, anche di più visto che definisce l'approccio urbanistico. Ciò che definiamo oggi avrà un impatto positivo o negativo su Varese nel tempo».
«Prima lacuna: non è stato un piano aperto alla discussione e al confronto non dico con le parti politiche ma soprattutto con gli stakeholder, architetti, ingegneri e costruttori, cioè coloro che contribuiscono allo sviluppo della città. Se non hai un percorso condiviso con chi gli investimenti li devi fare, il Pgt rischia di non concretizzare le ambizioni esposte dalla maggioranza».
«Secondo problema: è un Pgt non all'altezza di una città capoluogo come Varese perché non si capisce la direzione che si vuole dare alla città, salvo quella improntata alla tutela del verde. Qual è la vocazione che si vuole imprimere a Varese in un sistema di area insubrica e area metrolitana? La città di Lugano ce l'ha, così come l'hanno Milano e Como. Non si capisce, invece, che futuro vuole prendersi Varese e, quindi, sarà impossibile attrare investimenti: non è un caso che l'unica area di trasformazione importante è quella dell'ex Aermacchi grazie a un imprenditore varesino. Se non attrai investitori da fuori, però, significa che il contesto non è attrattivo. Si dovrebbe uscire dal provincialismo che attanaglia la città, accartocciandola su se stessa e facendole perdere centralità all'interno dello stesso contesto provinciale dove Busto cresce con una sua identità precisa mentre Varese si spegne. La nostra comunità non se lo merita: dovremmo aprirci e farci contaminare da forze positive dall'esterno».
Emanuele Monti: «Un regalo di Galimberi a se stesso e a noi»
«Quale regalo migliore poteva fare Galimberti a se stesso e alle opposizioni? A se stesso perché da buon avvocato avrà da lavorare parecchio dopo il suo percorso politico, visto che ha annunciato la volontà di non ricoprire più ruoli politici. A noi dell'opposizione regala un Pgt pieno di errori, buchi e sbagli che penalizzeranno i varesini».
«È stata fatta una forzatura istituzionale e politica: un fine stratega come Galimberti perché dovrebbe commettere un errore simile, avvantaggiando le opposizioni che avranno modo di raccontare ai varesini i problemi e le difficoltà di questo Pgt? Un grande errore che penalizza la sinistra, cioè la parte politica in affanno a trovare non solo un candidato sindaco, ma anche sul "come" farlo: primarie sì o primarie no... Il centrosinistra è il primo a essere penalizzato da questa scelta di valutare il Pgt prima un minuto prima del fischio finale dell'arbitro e delle elezioni. Chi viene penalizzato sono i partiti che sostengono Galimberti perché dovranno giustificare un Pgt che ha poco per essere giustificato».
«È anche un modo per azzoppare l'assessore alla partita. La prima cosa che la prossima amministrazione farà sarà infatti una variante a un Pgt insipido: noi agiremo in modo forte...».
Franco Formato (Lombardia Ideale): «Ingessati per i prossimi 10 anni in un'ideologia green»
«Sono un progettista e per prima cosa ho parlato con progettisti e ingegneri che all'unisono hanno detto che questo è un Pgt che ingesserà Varese per i prossimi 10 anni in un'ideologia green che non porta un beneficio, non proietta Varese nel futuro né nel territorio circostante. Questo strumento non ci porta al di fuori della moda comune di una città provinciale. Il dialogo con Milano, la Svizzera e Malpensa ci proietterebbe nel futuro e, invece, rimaniamo bloccati dove siamo. Il Pgt immobilizza Varese nel suo provincialismo. Grave che non sia stato creato un dialogo con le minoranze per studiare assieme un Pgt che deve essere figlio di un valore aggiunto chiamato dialogo e condiviso da tutta Varese».
Roberto Puricelli (Forza Italia): «Il sindaco del Grillo impone e non ascolta»
«Il confronto con noi non c'è stato, anche se rappresentiamo i varesini esattamente come li rappresenta la maggioranza: ci hanno solamente esposto la loro filosofia, anche condivisibile, sul verde e sulle aree dismesse, che peraltro cambiano grazie a un privato e non per merito dell'amministrazione, vedi l'ex Aermacchi. In più ci hanno già ingessato per chissà quanto tempo su piste ciclabili e altre opere che non potremo rimuovere per non portare danni erariali alle casse del Comune. Il nostro è il sindaco del Grillo: voi siete voi, e io so'... io. Ci impone un Pgt dopo 10 anni a scadenza di mandato, non risponde alla nostra richiesta con una strafottenza e una mancanza di rispetto totale delle persone come noi che rappresentano cittadini che non hanno votato per lui, ma sono comunque cittadini. Perché non condividere la filosofia del Pgt con chi opera sulla città?».
Bianchi/2: «Le mie idee per l'ippodromo e la Schiranna. Conservano e chiudono invece di aprirsi»
«Io avrei preso alcune aree della città per lanciare proposte innovative. Dalla mobilità e da come raggiungere dalle stazioni gli assi periferici di Varese con un progetto più moderno e smart a un approccio diverso ad alcune aree che zoppicano. Prendiamo l'area dell'ippodromo: vogliamo continuare a mettere piccole pezze o considerarla come un unicum? Uno spazio enorme praticamente in centro deve avere la vocazione ippica anche se gli ippodromi fanno fatica anche a Milano o ci sviluppiamo parchi, aree di ricerca e sportive? E la Schiranna? Continuiamo a parlare sempre e solo di Luna Park e Fiera, o sviluppiamo idee nuove e diverse? Si costruisce solo un Pgt conservativo, attento al tema del verde che chiude la città invece di aprirla. È paradossale che a dire questo siano i conservatori, cioè noi, e non i progressisti. Non si dà una shakerata alla città, non si cambia direzione nonostante le avvisaglie imporrebbero di farlo: o cambiamo rotta, o la generazione successiva scapperà da Varese. La politica dovrebbe guidare verso il futuro Varese, non bloccarla».
Il documento dell'opposizione che spiega il "no" al "Pgt balnerare"
"Il PGT della paura e dell'immobilismo: l'appello alla Varese del fare contro il baratro burocratico"
Siamo davanti a un fatto di una gravità inaudita per la democrazia e per il futuro economico della nostra città. Come forze di opposizione, abbiamo chiesto formalmente e con assoluto senso di responsabilità un rinvio di 30 giorni del Consiglio Comunale fissato per il primo settembre. Trenta giorni. Un tempo minimo, di puro buonsenso, per permettere ai rioni, ai professionisti, alle associazioni e agli ordini professionali di analizzare un Piano di Governo del Territorio monumentale, che vincolerà lo sviluppo di Varese per i prossimi dieci anni.
Qual è stata la risposta di Palazzo Estense? Il silenzio più assoluto. Nessuna risposta, nessun cenno di apertura.
Storia insegna come il silenzio, sempre, poi, crolli sotto il peso della verità: hanno un viscerale timore del confronto pubblico. Chi ha progetti validi per la città non ha bisogno di fuggire all’ombra di un ombrellone; chi è sicuro delle proprie idee apre le porte, ascolta e discute alla luce del sole. Questa giunta, invece, si barrica nei corridoi del potere, terrorizzata dal fatto che i varesini, i commercianti e gli artigiani possano analizzare a fondo i testi e scoprire il baratro economico che questo PGT nasconde.
Vogliono approvarlo con un blitz di fine estate, sperando che passi sotto silenzio mentre la città è distratta. Hanno paura che gli slogan della Varese green, del consumo di suolo zero, non reggano e vanga svelata la menzogna di un piano vuoto, senza visione e prospettive, fatto di arrogante dirigismo e voluta burocrazia. Altrimenti un fatto, certo ed incontestabile, non avrebbe senso: Signor Sindaco risulta vero che Lei promette da anni dieci, non da ieri, un nuovo PGT? Le rispondiamo noi, è vero. Ed allora se da dieci anni Lei vuole fermamente un nuovo PGT come mai si arrocca negli ultimi giorni del suo mandato e si nasconde al confronto usando il periodo della pausa estiva? Potrà pensare, come spesso usa fare, di essere furbo ma, nel caso, non la passerà liscia. La Città operativa ha già ben compreso.
Ma d’altronde, questa fretta scomposta e la fuga dal dibattito nascono da una consapevolezza ben precisa: la giunta sa di essere arrivata allo scadere del proprio mandato, quasi fuori tempo massimo, trascinandosi dietro un'eredità di inefficienza gestionale che è sotto gli occhi di tutti. Pretendono di disegnare la Varese del futuro quando hanno ampiamente dimostrato di non saper gestire nemmeno la quotidianità del presente.
Siamo di fronte a un’amministrazione che ha inanellato un fallimento dopo l’altro: non è qui il momento di elencarli tutti, ma almeno una citazione significativa sia consentita. Le piste presunte ciclabili: sulla carta, dire "pista ciclabile" evoca un'idea bellissima, ecologica, moderna. Ma guardiamo a come sono state realizzate nella nostra città: uno scempio urbanistico e un’offesa all'intelligenza dei cittadini. Paralizzare il traffico e creare pericoli dimostra l’assoluta incapacità di dare pratica positiva dopo sbandierate teorie innovative.
Se tanto mi dà tanto, l'applicazione di questo PGT seguirà la stessa identica scia distruttiva. Dietro i proclami ambientali si nasconde il rischio concreto di un'ingessatura vincolistica e burocratica senza precedenti per la nostra città.
Invece di promuovere lo sviluppo sostenibile, questa fretta arrogante imporrà lacci e lacciuoli che bloccheranno l'economia locale, le ristrutturazioni e i piccoli e grandi interventi edilizi. Il rischio reale è che la Varese di domani, dopo aver letto la realtà dietro gli slogan, naufraghi in una tragedia di decadenza e immobilismo economico. Ci stanno abituando al brutto, e chi ha ridotto Varese in questo stato oggi pretende di scriverne le regole del futuro!
Ed è proprio qui che sbatte la realtà. Varese è storicamente la "Città del Fare", una terra di imprese, di artigiani, di professionisti e di commercianti che hanno costruito il benessere del nostro territorio mattone dopo mattone, con il lavoro reale. Ebbene, questa Varese oggi rischia il più totale e devastante impasse vincolistico.
Spacciano questo documento come uno scudo ecologico, ma la verità è un'altra: la stragrande parte del nostro territorio non è affatto protetta dallo sviluppo dissennato; è semplicemente ingessata, bloccata e congelata da una mentalità del "non fare" che confonde la tutela dell'ambiente con la paralisi economica. Non stanno proteggendo il verde: stanno impedendo alla città di rinnovarsi, di curarsi e di crescere, condannandola a una decadenza rassegnata.
Da Città Giardino a Cimitero delle Ville, questa la prospettiva. Per questo oggi voglio lanciare un appello forte, chiaro e accorato agli ordini professionali e alle associazioni di categoria di ogni ordine e grado: agli architetti, agli ingegneri, ai geometri, agli operatori, ai commercianti, agli artigiani. Svegliatevi! Prendete coscienza di quello che sta succedendo nelle stanze chiuse del Palazzo! Non fatevi ingannare dalle favolette delle "cinque città", dalle slide patinate e dai rendering colorati della giunta. Dietro le belle parole, dietro gli slogan ecologisti da salotto, c'è un baratro di iper-burocrazia e di totale impossibilità operativa.
Avete davanti un piano regolatore scritto da chi non ha mai visto un cantiere reale, che trasforma ogni piccola ristrutturazione o cambio d'uso in un incubo matematico e che costringerà le imprese e le famiglie a pagare "pizzi ecologici" e sanzioni in denaro al Comune per dei parametri botanici del tutto impossibili da realizzare nei cortili di pietra dei nostri rioni. Questa giunta non ha il coraggio di ascoltare la Varese del fare perché teme il giudizio dei cittadini.
Sarà nostro compito, nei nostri ruoli, inchiodare alle proprie responsabilità questa amministrazione di centro sinistra, tanto arrogante quanto incapace. Non mancheremo, Vogliamo tornare a respirare felici, nel bello. Grazie.