Altri sport - 11 agosto 2026, 19:04

Il re di Parigi è ancora una volta Nicolò Martinenghi

Campione d'Europa, di nuovo. Primo davanti a tutti, nella capitale francese, dove aveva già dominato le Olimpiadi. Il nuotatore di Azzate riscrive la storia, dominando la finale dei 100 metri rana. Annichilito Peaty, terzo uno splendido Simone Cerasuolo. La commozione a fine gara: «È stato un anno difficile, me lo merito»

Campione d’Europa, ancora una volta. Prima di tutti, ancora a Parigi, dove aveva già dominato le Olimpiadi.

Orgoglio di Varese, di Azzate, d’Italia: Nicolò Martinenghi ha vinto la finale dei 100 metri rana, sbaragliando nuovamente la concorrenza. Dopo aver ottenuto il miglior tempo nelle semifinale, il ranista delle nostre terre ha nuotato le due vasche in 58’58, migliorandosi ancora di più. Partito bene, Nicolò ha girato terzo ai 50 metri, poi ha messo il turbo e si è lanciato verso la vittoria.

Secondo il russo Ivan Kozhakin, terzo un’altra gioia italiana: Simone Cerasuolo, splendido in 58’90. Solo quinto, con 59’ 10, il favorito e storico avversario Adam Peaty.

Martinenghi si è presentato commosso ai microfoni Rai, come nemmeno dopo l’oro olimpico: «Non ho parole. È stato meno difficile di quanto pensassi. Me lo merito, me lo merito tanto. Non so cosa dire. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglia, di riscatto e, scusatemi il gergo, di palle. Oggi ho provato a mettere in acqua tutto quello che potevo. Come ho detto ieri, non mi interessava sapere in che modo fossi arrivato qui. Mi interessava solo sapere che oggi, su quel blocco, mi sentivo più forte. In gara sentivo di avere qualcosa in più per lottare, che era per me stesso, ed è stata una grossa forza».

E ancora: «È stato un anno, ripeto, difficilissimo. Alla vigilia parlavo con i miei compagni di squadra e dicevo: “C'è una possibilità su venti, secondo me, che io possa portarla a casa. Ma lotterò per averla fino alla fine. E se ce la farò probabilmente smetterò di nuotare”. Non sarà questo il caso, probabilmente… Questo è il mio mondo, è ancora quello che voglio fare per un po', è ancora quello che per un po' sarò. E non vi libererete di me così facilmente».

Dietro al Martinenghi campione, in effetti, c’è stata una stagione tutt’altro che semplice. Un percorso nel quale, paradossalmente, la parte più difficile non è stata quella fisica. Un problema alla spalla lo ha costretto a fermarsi e a modificare programmi e ritmi, ma è stato soprattutto nella testa che il campione olimpico ha dovuto ritrovare sé stesso.

Missione compiuta.

F. Gan.