C’è il dolore senza spiegazioni né speranza per una giovane vita spezzata a turbare l’aria festosa della Schiranna che ieri sera è diventata la casa degli Europei di Canottaggio.
Un dolore che non se va e alberga in tutti coloro che nella giornata appena trascorsa sono stati in qualche modo toccati dalla tragedia che si è portata via il giovane Marian Jasik, morto investito a Trieste nella notte tra mercoledì e giovedì (LEGGI QUI e QUI).
Queste rive, queste acque, queste barche, questi remi sono stati anche casa sua. Casa di un ragazzo che alla brillante carriera scolastica (si era appena diplomato con ottimi voti al liceo scientifico Ferraris di Varese) aveva unito la passione per il canottaggio, sport di orgoglio e fatica. E anche se la sua parentesi da vogatore apparteneva ormai al passato, qui in tanti ancora se lo ricordano.
Tra questi non può non esserci il padrone di casa, Pierpaolo Frattini, direttore generale della Canottieri Varese per la quale Marian era stato tesserato: «Abbiamo dei bei ricordi di lui - ha detto Pierpaolo ieri a VareseNoi, a margine della cerimonia d’apertura dei campionati continentali - È stato diversi anni da noi, ha remato per i nostri colori. Ci spiace molto che in un momento di gioia e di festa sia arrivata questa brutta notizia: siamo molto vicini alla famiglia e lo ricordiamo con tanto affetto».
Intanto lo sgomento continua a unire Varese e Trieste: anche sul lato opposto del nord Italia la morte del 19enne di Casbeno ha lasciato il segno. Questa mattina i quotidiani locali si interrogano sulle cause dell’incidente, puntando il dito su una strada - viale Miramare, lunga striscia di asfalto che collega il centro alla ridente Barcola, il quartiere “balneare” per eccellenza dei giuliani - che si è presa troppe anime negli ultimi tempi."Il Piccolo” definisce viale Miramare «la strada più pericolosa di Trieste» e rammenta altri tre sinistri mortali lungo gli stessi chilometri negli ultimi anni.