Attualità - 26 luglio 2026, 14:21

Il sindacato varesino della Polizia: «Dateci i fucili a dardi tranquillanti»

Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni di Paolo Macchi, segretario generale Siulp Varese: «I fucili a siringa detti di teleanestesia sono la soluzione perfetta per l'ipocrisia dei nostri tempi: nessun contatto fisico, nessun eccesso colposo, pace mediatica... Quando qualcuno ti viene addosso con un’arma bianca o con la chiara intenzione di farti del male, la distinzione filosofica tra uomo e animale dura esattamente il tempo di un fendente»

Nella foto il Segretario Gen.Siulp Paolo MACCHI ed il fucile per teleanestesia veterinaria

Riceviamo e pubblichiamo dal Siulp, Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia.

C’è un nemico invisibile che pattuglia le strade insieme a noi, seduto al nostro fianco sulle Volanti, in piedi con noi nei servizi di ordine pubblico. Non è il criminale di turno, non è lo spacciatore o il violento. È la paura.
Non la paura fisiologica del pericolo – per quella siamo addestrati.

È la paura del "dopo".

La paura di dover usare la forza.

La paura di dover estrarre l'arma o lo spray o il taser.

La consapevolezza paralizzante che in una frazione di secondo in cui ti giochi la vita o l'incolumità, un intero sistema politico, mediatico e giudiziario si sta già mettendo in moto per vivisezionare la tua scelta nei successivi dieci anni di processi.
Oggi, per un poliziotto o un carabiniere, il contatto fisico con un soggetto violento o fuori controllo è diventato un tabù.

Se usi la forza, sei un violento.

Se non la usi e qualcuno si fa male, sei un inetto.

Se dalla bodycam o in una chat si ascolta o si legge un epiteto, un eccesso di rabbia sei un esaltato, un fascista. Siamo diventati carne da macello in nome di un garantismo a senso unico, dove l'unico a non avere garanzie è l'operatore di Polizia.
Abbiamo trasformato l’uso della forza in un atto quasi sporco, quasi vergognoso.

Come se un poliziotto che la usi per difendere la propria vita o quella di un cittadino dovesse prima chiedere scusa alla democrazia. 
Intanto, i numeri dei feriti continuano a salire e nessuno di quelli che urlano “manette ai poliziotti” si presenteranno mai al nostro funerale seppure forse lo auspichino.
Allora propongo una cosa che farà inorridire i puristi dei diritti e i teorici del “dialogo a tutti i costi”: 
dotiamo le pattuglie di fucili a dardi tranquillanti, quelli che si usano da decenni per sedare animali pericolosi senza avvicinarsi.
Sì, avete capito bene. I fucili a siringa detti di teleanestesia.

Pensiamoci: è la soluzione perfetta per l'ipocrisia dei nostri tempi.
1) nessun contatto fisico: l'operatore spara il dardo da dieci metri di distanza. Zero colluttazioni, zero poliziotti al pronto soccorso, zero divise strappate.
2) nessun "eccesso colposo": il soggetto violento, armato di coltello o in preda al delirio da stupefacenti, fa un bel respiro, si accascia e si fa una dormita.
3) pace mediatica: nessun video girato dai balconi con il cellulare mostrerà agenti che tentano disperatamente di ammanettare una persona a terra. Solo un sonno sereno.

Eventuali obiezioni devono partire dal principio che quando qualcuno ti viene addosso con un’arma bianca o con la chiara intenzione di farti del male, la distinzione filosofica tra uomo e animale dura esattamente il tempo di un fendente.

Non possiamo continuare a lavorare con le mani legate dietro la schiena, pregando che il turno finisca senza dover intervenire. Vogliamo regole d'ingaggio chiare, tutele legali reali e la certezza che lo Stato, MA ANCHE I SINDACI! stiano dalla parte di chi veste una divisa per proteggere i cittadini. Altrimenti questo zoo non sapremo mai domarlo e le belve dopo averci divorati arriveranno sino alle vostre case.

IL SEGRETARIO GENERALE

SIULP VARESE

Paolo Macchi

C.S.