Economia - 23 luglio 2026, 07:00

Calcolo dell'impronta di carbonio: come misurare le emissioni aziendali

Per ridurre l'impatto ambientale di un'impresa serve innanzitutto la conoscenza delle emissioni generate dalle sue attività.

Non basta adottare qualche iniziativa ecologica o acquistare energia da fonti rinnovabili: bisogna raccogliere dati attendibili e ottenere una rappresentazione completa della situazione. Il calcolo dell'impronta di carbonio permette di trasformare consumi, processi produttivi, trasporti e altre attività in informazioni che si possono confrontare nel tempo.

Un indicatore utile per la sostenibilità aziendale

La sostenibilità aziendale diventa concreta quando l'impresa è in grado di conoscere e controllare i propri effetti sul clima. L'impronta di carbonio, chiamata anche carbon footprint, misura le emissioni di gas a effetto serra associate a un'organizzazione, un prodotto, un servizio o un evento.

L'analisi non riguarda solamente l'anidride carbonica. Prende in considerazione anche altre sostanze che contribuiscono al riscaldamento globale, come il metano, il protossido di azoto e alcuni gas utilizzati nei processi industriali. I diversi gas vengono riportati a un'unica unità di misura, in modo da rendere il risultato confrontabile.

La misurazione offre quindi una fotografia iniziale dell'azienda. Da questa base è possibile stabilire obiettivi, scegliere gli interventi più efficaci e verificare nel tempo i progressi compiuti.

Emissioni dirette e indirette

Per ottenere un risultato attendibile bisogna considerare sia le emissioni dirette sia quelle indirette. Le prime derivano da fonti possedute o controllate dall'organizzazione. Rientrano in questa categoria, per esempio, i combustibili utilizzati per riscaldare gli edifici, alimentare gli impianti o muovere i mezzi aziendali.

Le emissioni indirette, invece, vengono generate da attività collegate all'impresa, anche quando avvengono al di fuori delle sue strutture. Un esempio è rappresentato dalla produzione dell'elettricità acquistata e consumata. A queste si aggiungono gli effetti legati alla catena di fornitura, agli imballaggi, ai rifiuti, ai viaggi di lavoro, agli spostamenti dei dipendenti e al trasporto delle merci.

Limitarsi ai consumi interni potrebbe quindi restituire una visione incompleta. In molti casi una parte consistente dell'impatto si trova a monte o a valle della produzione.

La distinzione tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3

Il GHG Protocol divide le fonti emissive in tre gruppi. Lo Scope 1 comprende le emissioni dirette prodotte da sorgenti controllate dall'azienda. Lo Scope 2 riguarda quelle collegate alla generazione dell'energia acquistata, come elettricità e calore.

Lo Scope 3 include tutte le altre emissioni indirette della catena del valore. Può comprendere l'acquisto delle materie prime, le forniture, la logistica, le trasferte, gli spostamenti casa-lavoro, il trattamento dei rifiuti e persino l'utilizzo o lo smaltimento dei prodotti venduti.

Per la carbon footprint di un'organizzazione, uno dei principali riferimenti è lo standard internazionale ISO 14064-1. Per prodotti e servizi viene invece impiegata la ISO 14067. Questi riferimenti aiutano a definire i confini dell'analisi e a raccogliere correttamente i dati.

Come si svolge il calcolo

Il percorso comincia stabilendo quali sedi, reparti e attività devono rientrare nell'analisi. Si sceglie poi un periodo di riferimento, generalmente corrispondente a un anno, e si raccolgono le informazioni disponibili: bollette energetiche, quantità di combustibile consumato, chilometri percorsi, materiali acquistati, rifiuti prodotti e dati provenienti dai fornitori.

Ogni attività viene associata a uno specifico fattore di emissione. In questo modo, un consumo espresso in chilowattora, litri, chilometri o chilogrammi può essere tradotto nella corrispondente quantità di gas serra. I risultati vengono infine riuniti in un inventario che mostra il peso delle diverse fonti.

La qualità del calcolo dipende molto dall'affidabilità dei dati. È quindi importante conservare documenti, indicare eventuali stime e utilizzare criteri coerenti negli anni.

Dai numeri a un piano di riduzione

La misurazione serve soprattutto a individuare le attività sulle quali intervenire. Per esempio, l'impresa potrebbe migliorare l'efficienza degli impianti, ridurre gli sprechi, utilizzare energia rinnovabile, ripensare la mobilità o coinvolgere i fornitori.

Proprio per questo, un monitoraggio periodico permette di capire se le misure adottate stanno producendo risultati. Allo stesso tempo, la rendicontazione trasparente rafforza la credibilità verso clienti, investitori e altri stakeholder. Può inoltre facilitare la partecipazione a bandi e l'accesso a fondi dedicati alla transizione ambientale.

Il calcolo dell'impronta di carbonio trasforma così un obiettivo generale in un percorso fondato sui dati: conoscere le emissioni, stabilire le priorità, ridurre gli impatti e misurare i miglioramenti ottenuti.

 






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