«Ma ci porterà Franco, vero?». Da Autolinee Varesine si sentono spesso fare questa domanda quando i passeggeri chiedono informazioni sulla linee estive che, ogni anno, collegano Varese alla Liguria e alla Romagna. Tutto merito di Franco Rocco, 57 anni di Castiglione Olona, che da oltre trent'anni porta in vacanza i varesini che scelgono l'autobus per raggiungere le riviere più gettonate del Nord Italia.
«Nei nostri viaggi verso il mare - spiega lui, in servizio dal 1993 con un'amore speciale per la tratta per Riccione - sopravvive lo spirito che accomunava passeggeri e conducenti decenni fa, quando esisteva un rapporto di confidenza e complicità per cui dietro il volante non c'era solo un autista, ma un compagno di viaggio a cui affidarsi. Qui non esistono sguardi persi sul cellulare, ma il rapporto umano fa ancora la differenza».
La regola di Franco è semplice e lui la ripete come un mantra: «Se quando un passeggero all'arrivo scende senza un sorriso in volto e un grazie allora vuol dire che non ho fatto tutto quello che avrei potuto». In questo "tutto" ci sono i preziosi insegnamenti e l'autorevole saggezza del "Dottor Laudi", come Franco non si stanca di ripetere, scomparso nel 2022 dopo essere stato il patron della "Giuliani&Laudi" e poi presidente di Autolinee Varesine, di cui ora è direttore suo figlio Fabrizio: «Sandro Laudi si preoccupava infatti personalmente che quando un pullman partisse fosse tutto a posto e ci raccomandava sempre di essere non solo degli autisti, ma anche dei "custodi". Ci ha trasmesso tanto, a cominciare dall'importanza del rapporto umano».
Insegnamenti che Franco ha fatto propri, prendendosi cura dei suoi passeggeri - spesso persone anziane - come se fossero di famiglia: «Mi mamma ha 85 anni e penso sempre a come mi comporterei con lei se salisse su questo pullman e fosse al posto loro». Perché funziona così, su questa linea diversa da tutte le altre.
Da quanto tempo svolge servizio sulle Linee Mare?
«La prima è stata quella dell'Adriatico. Ho iniziato nel 1993 e all'epoca si facevano quattro, cinque, sei, perfino sette pullman. Eravamo tantissimi, due autisti per ogni mezzo. Noi eravamo i "pistolini", i più giovani, mentre gli altri erano già esperti. Si lavorava tutti in giacca e cravatta e si sudava tantissimo perché allora l'aria condizionata non c'era. All'inizio caricavi e scaricavi valigie, facevi un po' il garzone e intanto imparavi la strada. Poi, quando il capo servizio ti diceva "da domani parti tu", ti veniva un colpo al cuore perché da quel momento diventavi responsabile di tutto».
Quali sono le principali responsabilità?
«Qualsiasi cosa succeda durante il viaggio, dalla più piccola a quella più grande. Ancora oggi mettiamo gli scontrini sulle valigie: uno resta al passeggero e uno rimane sul bagaglio. Se ci sono contemporaneamente dieci valigie nere è facile scambiarle e il dottor Laudi era attentissimo a queste cose. Non pretendeva la perfezione, ma qualcosa di ancora superiore: quando partivi doveva essere tutto impeccabile. Lui non urlava mai, ma riusciva a farti capire quando avevi sbagliato. Io sono cresciuto con quella mentalità».
Oggi le vostre Linee Mare continuano a funzionare molto bene. Da cosa dipende?
«Secondo me dalla tradizione e dal rapporto con la gente. Ci sono persone che mi hanno visto con i capelli, poi senza capelli, poi con la barba bianca. Mi conoscono da una vita e io conosco loro. Sono clienti che magari da trent'anni vanno sempre a Igea Marina, nello stesso albergo, sulla stessa spiaggia».
Il rapporto con i passeggeri è davvero così stretto?
«Sì. Quest'anno, ad esempio, abbiamo dovuto cambiare alcune fermate a Igea perché è stato modificato il senso unico. È stata quasi una tragedia. C'era gente che non voleva nemmeno scendere dal pullman. Ci sono persone di oltre ottant'anni che si affidano completamente a noi e a me piace prendermi cura di loro come fossero di famiglia. Quando arrivano alla fermata spesso i figli mi dicono: "Mi raccomando Franco, pensaci tu", tanto che adesso conosco anche molti di loro. Mia mamma ha 85 anni e penso sempre a come mi comporterei con lei se salisse su questo pullman e fosse al posto loro. Ti senti davvero responsabile».
Ci racconta un episodio particolare?
«Un Ferragosto ci si è rotto il pullman a Bellaria. Dovevamo ancora caricare i passeggeri sulla via del ritorno. La mia prima preoccupazione non era il mezzo, ma riportare a casa la gente. Allora chiamai un collega di un'altra compagnia e gli chiesi di prendere due nostri passeggeri ma loro non volevano salire: dicevano che avrebbero aspettato me e sarebbero tornati solo con me. Questo fa capire il rapporto di fiducia che si crea negli anni con i passeggeri».
Quanto conta l'esperienza in questo lavoro?
«Moltissimo. Con gli anni impari le strade e ad affrontare i problemi e soprattutto ti costruisci una rete con gli altri autisti. Se uno trova traffico o un incidente avvisa subito tutti gli altri. Ma soprattutto con il tempo si affina l'empatia con i passeggeri: spesso sono persone anziane e capire i loro problemi e le loro piccole preoccupazioni è fondamentale affinché viaggino tranquilli e si sentano sicuri. E queste sono cose che impari soltanto con il tempo».
Mettendosi dalla parte del cliente, cosa percepisce guardando un autista al volante in un viaggio a volte lungo?
«Tutto. Se sei in tensione alla guida, il cliente lo percepisce. Così come se hai fretta di arrivare. E se sei disposto a saltare una fermata, idem. Io "cammino"... senza fretta, senza tensione e sicuro sulla mia, anzi sulla nostra, strada».
Che cosa le piace di più delle Linee Mare?
«Il rapporto con la gente. È la cosa più bella e purtroppo è quella che oggi si è un po' persa rispetto agli anni d'oro, quando sulle queste tratte viaggiavano anche i giovani e i giovanissimi».
Persa in che senso?
«Dopo la pandemia le persone sono cambiate, fanno perfino fatica a salutarti. Una volta era diverso: c'era molta più comunicazione, molta più umanità e il viaggio non conduceva soltanto a una meta ma era anche l'occasione per condividere esperienze e conoscersi».
E con i passeggeri delle Linee Mare questo rapporto esiste ancora?
«Sì, assolutamente. Portare persone anziane è forse il servizio più bello che ci sia. Si crea un legame vero».
C'è una storia che l'è rimasta nel cuore?
«Una volta una signora cadde, ma si fidava così tanto di noi che volle restare sul pullman con noi invece di andare via in ambulanza. Oppure penso ai ragazzi disabili che ho accompagnato negli anni: alcuni li vedo ancora oggi, sono rapporti che restano».
I passeggeri vi raccontano anche la loro vita?
«Sempre. Diventiamo quasi dei confessori. C'è una signora di Luino che ogni anno mi racconta della sua pensione, dei figli, della sua famiglia. Oppure un signore di Busto Arsizio che porto al mare da quarant'anni a Marebello. Si crea un rapporto umano che va ben oltre il semplice viaggio».
C'è un ricordo che le strappa un sorriso?
«Una signora perse il portafoglio sul pullman: lo ritrovammo smontando un sedile per pulirlo, era finito in un punto dove era impossibile arrivare con la mano. L'anno successivo quella stessa signora salì di nuovo sullo stesso pullman, sedendosi nello stesso identico posto mentre la figlia la stava chiamando e, in viva voce, le stava dicendo: "Mamma, mi raccomando il portafoglio". Ma ce ne sono anche altri... Una volta un collega al semaforo di Ravenna frenò bruscamente a un semaforo e un signore che stava prendendo l'aspirina vide la pastiglia volare sul parabrezza del pullman. Appena ripartiti disse: "Scusi... l'aspirina è lì davanti". Sono situazioni che fanno sorridere».
Quali sono oggi le difficoltà maggiori del servizio?
«I cantieri, il traffico e le deviazioni. A volte ci sono delle manifestazioni e non possiamo arrivare davanti agli alberghi come facevamo una volta e per persone di una certa età anche fare duecento metri a piedi diventa un problema. Bisogna accompagnarli, tranquillizzarli».
Com'è cambiato il traffico in quasi quarant'anni?
«È peggiorato tantissimo. C'è molta più maleducazione e il cellulare è diventato la rovina di tutti. Vedi gente che guida facendo cose senza alcun senso. Noi, invece, dobbiamo sempre pensare alle persone che abbiamo a bordo».
Qual è la località a cui è più affezionato?
«Riccione. Mi piace l'ambiente, mi piace la gente. Negli ultimi anni però molti Comuni hanno spostato le fermate lontano dal lungomare e questo complica tutto, soprattutto per le persone anziane».
Che qualità bisogna avere per fare questo mestiere?
«Prima di tutto il carattere. Bisogna saper stare con la gente e lasciare i problemi a casa. Tutti abbiamo giornate storte, ma il passeggero non ne ha colpa. Chi sale sul pullman deve sentirsi accolto».
Ai giovani che iniziano oggi cosa direbbe?
«Di avere voglia di imparare davvero. Quando affianchi un collega devi guardare la strada, fare domande, capire il servizio. Questo lavoro non si improvvisa».
Cosa significa essere un autista delle Linee Mare?
«Non vuol dire soltanto guidare un pullman. Vuol dire organizzarsi, prendersi responsabilità, aiutare le persone, trovare soluzioni ai problemi. Alla fine della giornata, quando un passeggero scende e ti dice semplicemente "grazie", capisci di aver fatto bene il tuo lavoro. È questo che, dopo quasi quarant'anni, mi dà ancora soddisfazione».
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Linee Mare Autolinee Varesine - Piccolo vademecum
Storia del servizio
- Le Linee Mare sono un servizio storico attivo da diversi decenni
- Fino al 2016 erano gestite da Giuliani e Laudi
- Con l'incorporazione della società in Autolinee Varesine, il servizio è passato all'attuale gestore in collaborazione con la Stie di San Vittore Olona
Evoluzione delle linee
In passato erano tre:
- Varese – Diano Marina (Liguria)
- Luino/Varese – Gabicce Mare (Riviera romagnola)
- Follonica (Alta Toscana), oggi non più attiva
Oggi restano:
- Varese – Diano Marina
- Luino/Varese – Gabicce Mare
Come funzionano
Punti di partenza
La clientela viene raccolta lungo il territorio:
- Luino (per la linea Romagna)
- Varese
- Castronno
- Gallarate
- Busto Arsizio
- Castellanza
- Legnano
- Nerviano
- Rho
Non si tratta quindi di collegamenti diretti, ma di linee che raccolgono passeggeri lungo il percorso
Fermate al mare
Anche all'arrivo vengono effettuate numerose fermate tutte nella zona degli hotel sui lungomare, la vera "forza" del servizio
Liguria
- Varazze (la località più richiesta)
- Celle
- Albisola
- Spotorno
- Finale
- Pietra Ligure
- Loano
- Borghetto
- Albenga
- Alassio
- Laigueglia
- Andora
- San Bartolomeo
- fino a Diano Marina
Romagna
- Lido di Classe
- Lido di Savio
- Milano Marittima (l'altra località più gettonata)
- Cervia
- Pinarella
- Cesenatico
- Gatteo Mare
- Bellaria
- Igea Marina Igea (la località che attira di più)
- Rivabella
- Rimini
- Rivazzurra
- Miramare
- Riccione
- Misano
- Cattolica
- fino a Gabicce Mare (che amministrativamente è già nelle Marche).
Periodo di esercizio
Le Linee Mare circolano dal primo weekend di giugno successivo alla chiusura delle scuole fino al primo weekend di settembre
Frequenze
Liguria
- solo il sabato
- andata e ritorno nella stessa giornata
Romagna
- partenze venerdì e sabato
- ritorni sabato e domenica
Tempi di viaggio
Romagna
- partenza da Varese: 6.40
- arrivo a Gabicce: metà pomeriggio
Liguria
- partenza: 6.40
- arrivo a Diano Marina: circa 13.30, traffico permettendo
Le principali criticità sono:
- tangenziale di Bologna (Romagna)
- tratto Masone-Ovada (Liguria)
Quale linea è più utilizzata?
La Romagna è storicamente la destinazione più richiesta
- trasporta più del doppio dei passeggeri rispetto alla Liguria
- spesso il pullman è completamente pieno (50-55 passeggeri)
La Liguria viaggia mediamente con:
- 25-30 passeggeri
In passato:
- erano frequenti i doppi o tripli pullman ("bis"), soprattutto sulla Romagna
- oggi capita molto più raramente
Curiosità
- Molti pensano che i varesini scelgano soprattutto la Liguria, ma i dati raccontano il contrario: la Romagna è nettamente la meta preferita
- Chi possiede una seconda casa tende naturalmente a raggiungerla con l'auto; il servizio in pullman è invece utilizzato soprattutto da chi soggiorna in hotel