La camminata - 28 giugno 2026, 15:20

Cara, vecchia, val Formazza… Dove anche le marmotte “parlano” varesino

LA CAMMINATA/5 - Così vicina al cuore di noi varesini, un po’ come tutta l’Ossola e le valli che a spina di pasce si aprono dal suo ventre, l’estremo “ditone” del Piemonte offre una miriade di escursioni per tutti i gusti e per tutte le gambe. La costante? I magnifici panorami. La nostra gita ci porta nello specifico da Riale a Passo San Giacomo, tra prati, dighe, laghi e grigi picchi puntellati di neve (FOTO)

Cara, vecchia, Val Formazza

Così vicina al cuore di noi varesini, un po’ come tutta l’Ossola e le valli che a spina di pesce si aprono dal suo ventre, piccoli rifugi di bellezza, frescura e piacere.

Qui anche le… marmotte parlano la nostra lingua, sapete? Altrimenti come spiegare la confidenza che due graziosi pelosetti ci hanno regalato nei pressi di un piccolo ruscello, rimanendo per minuti interi su due zampe a nemmeno due metri di distanza dal nostro passaggio? Le marmotte che ci ricordavamo noi erano decisamente più timide e guardinghe…

No, non siamo qui a raccontarvi favole (e ben sappiamo che il venire meno del proverbiale timore di questi animali tutto sommato non è per nulla un segnale positivo: se si sono abituati alla presenza umana è perché qualche sprovveduto camminatore ha iniziato a nutrirli, cosa da non fare mai con gli animali selvatici…), ma di una fuga per sfuggire al gran caldo dell’estate prealpina.

Si parte presto, perché per arrivare all’estremità del “ditone” piemontese ci vogliono non meno di due ore di auto dalla Città Giardino. Si sale e tutto a poco a poco cambia. Si sale e si inizia a respirare. Si sale e la sola voce delle cascate del Toce è un canto gentile che ti riporta al mondo. Si sale e si cerca un abbraccio, quello con cui lo spettacolare anfiteatro di Riale ti cinge generoso, con le sue quinte fatte di prati, muri rocciosi, cime brune in primo piano e cime bianche in secondo.

Con i mezzi a motore ci si ferma obbligatoriamente a uno dei tre, ampi, parcheggi a fianco della statale, solo l’ultimo dei quali è dislocato oltre il minuscolo centro abitato ed è raggiungibile fino a riempimento. Una volta messe le gambe in spalla la scelta della meta provoca quasi imbarazzo: non ve lo dobbiamo insegnare noi quante possibilità di trekking ci siano in questo angolo di paradiso, adatte a ogni gamba e a ogni inclinazione. Si va dalle semplici sgambate - come quelle che approdano e circumnavigano il più vicino dei laghi, il Morasco, o portano all’Alpe Bettlematt - a gite via via più impegnative (le salite ai rifugi Città di Busto o Città di Somma, o sopra il lago dei Sabbioni, o al giro dei passi) fino a lunghe e condizionanti escursioni (le scalate alle vette valligiane - l’Arbola, la Punta dei Camosci, il Basodino, il Giove… - o la traversata fino al Devero).

Chi scrive ha scelto di prendere il versante orografico che si staglia sulla destra, guardando Riale: meta il Passo San Giacomo, che divide il Piemonte dalla Svizzera (precisamente dalla Val Bedretto), passando per il Rifugio Maria Luisa e il lago di Toggia.

Abbandonata la piana ci sono due opzioni per risalire il primo ripido costone: i “comodi” tornanti di una carrareccia a servizio dei rifugi e degli impianti idroelettrici o le lingue di sentiero che questi tornanti tagliano, prendendo quota ben più ripidamente. Questione di lunghezza e di “fiato”, con la prima via più lunga ma più “pedalabile” (a proposito: l’itinerario è frequentato anche da svariati appassionati di MTB) e la seconda più diretta ma decisamente più dura. Ciò che non cambia è la bellezza che l’altitudine a poco a poco svela, aprendo la vista sul lago Morasco, sull’intero fondo valle e su diverse montagne.

Con un po’ di fatica, niente di trascendentale, dopo un tempo variabile tra l’ora e venti minuti e le due ore scarse si giunge al piano e alla prima tappa di giornata, ovvero il bel Rifugio Maria Luisa. Molti si fermano già, magari per gustare una fetta di torta o un piatto di polenta, noi continuiamo invece verso nord-est, toccando in poco meno di 10 minuti la diga del lago di Toggia, una macchia blu bislunga racchiusa tra i prati.

Passo San Giacomo si intravede già sullo sfondo, così come il modo di arrivarci, ovvero un’altra lunga strada sterrata che costeggia il lago in falso piano fino a toccare i 2.313 metri del valico: sono trascorse circa due ore e 45 minuti dalla partenza, mentre 600 metri sono il dislivello messo nelle gambe insieme ai quasi 10 km percorsi.

Un cippo segna il confine con il Canton Ticino, a pochi metri di distanza da un’ex casermetta militare oggi ristrutturata, dalla quale un breve sentiero reca fino alla croce posta proprio nel punto in cui si scollina. È il momento della ricompensa: alla vista si concedono l’alta Val Bedretto e i suoi grigi picchi puntellati di bianco e nascenti dal verde dei pendii erbosi, senza considerare il panorama che ci si lascia alle spalle.

Pochi luoghi sanno di montagna pura come la Val Formazza

Una sosta ristoratrice, stesi tra i fiori alpini che sfidano il vento, ed è il momento di tornare indietro dalla stessa strada percorsa all’andata. Oppure no: prendendo la sinistra una traccia risale verso i laghi Boden e Castel, per poi ridiscendere alla diga del lago Toggia, chiudendo un cerchio. La picchiata verso Riale, infine, riporta alla macchina.

È, quella descritta, una camminata per (quasi) tutti. Attenzione solo alla lunghezza: tra andata e ritorno si sfiorano i 20 km (800 metri totali di dislivello positivo), che aumentano ulteriormente se si opta per il giro circolare. Non sono pochi e nell’ultima parte della discesa verso Riale si possono “sentire”….

Fabio Gandini