L'uscita di Albizzate dalla "famiglia Coinger" era pressoché certa da tempo. Una scelta, si era specificato in una recente conferenza stampa dedicata a tariffe, Piano Economico Finanziario e nuovi cestini per i rifiuti, presa con compostezza ma per nulla apprezzata dall'Amministratore unico, Giorgio Ginelli, presidente dell'Assemblea dei Soci, Mauro Croci, e rappresentanti del Comitato di Controllo Analogo (vedi QUI). All'indomani del voto che ha sancito il recesso, Coinger dirama un comunicato in cui si esprime rispetto per decisione presa. Ma non si rinuncia a elencare precisazioni, dubbi anche critiche di peso. Di seguito, il testo integrale.
Abbiamo appreso che, nella seduta del 23 giugno, il Consiglio Comunale di Albizzate ha deliberato il recesso da Coinger, con atto immediatamente esecutivo. Prendiamo atto, con rispetto, di una decisione democratica e legittima: l’autonomia di ogni Comune è un principio che difendiamo per Albizzate come per ciascuno dei nostri territori. Proprio per questo, però, riteniamo doveroso mettere alcune cose agli atti — con pacatezza, ma senza alcuno sconto.
La prima è che quella scelta non è stata affatto unanime, nemmeno ad Albizzate. Una parte della minoranza ha votato contro, sollevando perplessità di merito e di metodo, e perfino alcuni voti favorevoli sono arrivati accompagnati da dubbi tutt’altro che secondari. Ma soprattutto è stato lo stesso segretario comunale, in un parere allegato alla delibera — un documento che alcuni consiglieri hanno potuto leggere soltanto nei minuti precedenti al voto — a mettere in guardia il Consiglio: il risparmio atteso è “ipotetico e non contrattualizzato”, non essendo stato acquisito alcun preventivo da un gestore alternativo; e a fronte di un beneficio incerto restano oneri certi, dalla perizia sul valore della quota ai rimborsi pro quota per gli investimenti già programmati, dai costi della nuova procedura di affidamento al rischio di contenzioso che la delibera stessa prefigura. Non sono parole nostre: sono state scritte dentro Albizzate, da chi quel Comune lo serve ogni giorno. Impegnare un territorio con una scelta così drastica, su un risparmio soltanto promesso non è ragionare da buon padre di famiglia: è scambiare la complessità per pressappochismo, con un occhio al calendario elettorale.
Veniamo al merito. Coinger non è “uno strumento” da archiviare con una battuta sul coperchio di un bidone: è un progetto di collaborazione costruito in poco più di dieci anni, che ha permesso a comuni piccoli e medi di affrontare insieme una materia sempre più complessa e regolata, dalle norme nazionali alle delibere ARERA. È un sistema che ha introdotto servizi prima inesistenti sul territorio — la gestione dei cestini stradali, la raccolta del verde porta a porta, quella degli indumenti usati, il ritiro degli ingombranti e dei rifiuti abbandonati, lo spazzamento su scala di bacino — servizi che molti si affannano a imitare: il verde porta a porta, per fare un solo esempio, viene replicato altrove con costi dal 20 all’80% superiori ai nostri. A disposizione dei cittadini c’è inoltre un’intera rete di centri di raccolta, condivisa fra tutti i Comuni soci. È quantomeno singolare abbandonare un sistema proprio nel momento in cui quel sistema fa scuola, e chiamare “autonomia” la rinuncia a servizi che il resto del territorio ci sta copiando.
I disservizi, certo, esistono — come accade con ogni gestore — ma sono in diminuzione, e su questo non arretriamo: continueremo a migliorare. Diciamolo però con franchezza: “ascoltare la piazza” non basta. Amministrare significa proporre soluzioni concrete, non fare populismo a basso costo raccogliendo qualche lamento su Facebook. Un contenitore rotto si sostituisce con una telefonata, non smontando dieci anni di lavoro comune. E qui la parola “autonomia” va maneggiata con onestà. Restare soli, con meno servizi e minore forza contrattuale, non è autonomia: è isolamento. Annunciare poi di “non essere un Sindaco yes man” significa, in controluce, dare del “sì signore” a chi è rimasto al tavolo, e lo respingiamo con nettezza: sedersi alle assemblee anche quando sono faticose, studiare i numeri prima di sbandierarli, assumersi responsabilità che non si esauriscono in un videomessaggio non è sudditanza, è fare gli amministratori. Il coraggio, quello vero, non sta nel gridare un “no” davanti alla telecamera, ma nel costruire un “sì” sostenibile per i propri cittadini, anche quando non porta applausi. Chi confonde le due cose, più che autonomia, sta cercando un palcoscenico.
E qui invitiamo gli albizzatesi a tenere gli occhi aperti. Si esce in nome di “costi più sostenibili”, ma i numeri raccontano un’altra storia. Nei Comuni soci la tariffazione puntuale unica e le economie di scala ad essa collegate, ha portato risultati concreti e già in bolletta: quasi il 70% delle utenze domestiche hanno avuto una diminuzione della spesa, il ritiro degli ingombranti costa 7,50 euro fino a tre colli, là dove altrove una singola uscita può arrivare a 92 euro; sul verde, a parità di spesa, sono offerte oltre il 30% di uscite in più; il ritiro di pannolini e pannoloni è gratuito, e non ovunque è così. Davvero questo significa fare l’interesse degli albizzatesi?
C’è poi un punto che è il cuore della questione. Il nostro è un servizio unitario, regolato da un contratto di servizio unico, e la sua durata fino al 2039 non è un capriccio: è il tempo necessario a portare a compimento il progetto TARIP, la tariffazione puntuale — un progetto discusso e approvato in assemblea dai Sindaci soci. Rifiutare quel contratto in nome dell’autonomia ha però un risvolto curioso: il nuovo gestore, chiunque sarà, chiederà comunque ad Albizzate di vincolarsi per sette anni. A fronte di quale progetto, e approvato da chi? Il nostro, almeno, è stato costruito e votato alla luce del sole.
C’è infine un beneficio che si perde in silenzio. Coinger, come prevede lo statuto, redistribuisce ai Comuni soci una parte degli utili di bilancio: un flusso di risorse reale, che concorre a tenere basse le tariffe e a finanziare i servizi. Uscendo, Albizzate perde quel diritto — e già dall’anno venturo non vedrà più quegli utili. Pannolini e pannoloni, intanto, continueranno a essere raccolti: la sola domanda, a quel punto, è chi li pagherà. La risposta, temiamo, è già scritta — e porta il nome degli albizzatesi.
Resta poi la domanda di fondo: dove si vuole andare? Uscendo, gli albizzatesi perderanno l’accesso alla rete di centri di raccolta del consorzio — e alla rete di distributori automatici diffusi sul territorio, da cui oggi ritirano i sacchi per la raccolta — e dovranno chiedersi dove e come conferire i propri rifiuti, così come la partecipazione delle loro scuole ai progetti di educazione ambientale che COINGER promuove da anni. Il possibile approdo, inoltre, è un gestore reduce dalla perdita di due soci di peso — proprio per ragioni di qualità del servizio e di trasparenza — che dovrà a breve sostenere i costi di quelle uscite: costi che, come sempre in questi sistemi, finiranno sull’utenza. Immaginiamo la soddisfazione di chi è rimasto in quel perimetro: l’ingresso di Albizzate consentirà finalmente di diluire quel conto su qualche nuovo contribuente. Un’operazione davvero vantaggiosa — per altri.
Un’ultima notazione di metodo, perché è quella che più dispiace. Le difficoltà si affrontano al tavolo, non disertando le assemblee in cui si sarebbero potute discutere per poi presentare ai cittadini una decisione già confezionata. È curioso che proprio chi oggi ricorda che “è l’assemblea dei Sindaci a dettare la linea” abbia scelto di non sedersi quando quella linea si costruiva: difficile dettare la linea dalla porta d’uscita. E se davvero nutriva tutte queste perplessità, perché ha atteso gli ultimi tre mesi prima della scadenza per avanzare un’ipotetica proroga, per giunta con lo stesso servizio dell’accordo a doppia velocità firmato cinque anni fa? Anche qui, viene il sospetto di un calcolo elettorale. Lo stesso che affiora ricordando come, solo pochi mesi fa, il medesimo Sindaco celebrasse con Coinger, a Bergamo, il riconoscimento di “Comune Riciclone”, rivendicando con orgoglio un risultato che era di tutti i soci. Oggi, sullo stesso progetto, i toni sono improvvisamente mutati: evidentemente la necessità di stare sotto i riflettori, e una campagna elettorale ormai alle porte, contano più della coerenza amministrativa.
Ad Albizzate, dunque, nessun rancore e i nostri auguri più sinceri: la scelta è stata compiuta, e va rispettata. Noi resteremo dove siamo, al tavolo, a costruire insieme servizi efficaci e innovativi, di quelli che altri imparano a imitare. Lasciamo volentieri ad altri i riflettori e gli annunci; a noi interessano i risultati, i conti in ordine e i cittadini ben serviti. Mettiamo però una cosa agli atti, senza alcuna soddisfazione nel farlo: il giorno in cui i costi certi ma non ancora quantificati di questa uscita si presenteranno alla cassa — e con essi il conto del nuovo gestore — ricorderemo tutti che qualcuno, ad Albizzate, lo aveva scritto per tempo. Il futuro, quello vero, si amministra. Non si “riprende in mano” davanti a una telecamera.