«Sono sconcertato dall'immobilismo e dal silenzio assoluto che circonda le mosse di mercato del Varese, fermo alla finale playoff persa con il Ligorna a metà maggio». A scriverci è un tifoso biancorosso che, ironicamente, si firma con il nome di molti dei gruppi organizzati della tifoseria del passato, da Giovani Biancorossi Gazzada ad Amici del Varese, da Boys Varese a Blood Honour e Cuv, chiedendosi con altrettanta pungente ironia: «Non so cosa sarebbe successo di fronte a questo vuoto quando attorno al Varese c'era davvero la passione di una città e di tutti, e non dei pochi fedelissimi rimasti, gli ultimi a resistere al disamore, alla delusione e alla rassegnazione dopo anni e anni passati tra mediocrità e un tirare a campare diventati la regola. Ormai siamo una squadretta con un seguito da squadretta, anche se nessuno in provincia e tanti nemmeno in Italia hanno il nome e il blasone del Varese».
«Sento parlare soltanto di stadio e mi sono veramente stufato - le parole del tifoso biancorosso a VareseNoi - Un vero tifoso del Varese guarda da sempre prima di tutto alla squadra, ai giocatori e all'allenatore, vuole andare in Serie C, vive di emozioni e sogni, non di chimere e battaglie con la politica. La società del Varese è sempre stata un po' in guerra con la politica, a parte ovviamente quei politici che tifano da sempre questa squadra, ma ha sempre avuto la forza di andare per la sua strada "costringendo" la politica a seguirla e ad adeguarsi ai risultati e all'ambizione del club, non il contrario. Ricordo che siamo andati in Serie B dopo 25 anni con la curva Nord chiusa durante la stagione e settemila spettatori presenti nella finale di ritorno, ma il giorno dopo la promozione l'ex segretario Massimiliano Dibrogni si trovò con l'allora questore Cardona e l'allora sindaco della città, riuscendo a strappare l'ok per i lavori ai tornelli e allo stadio per portare la capienza a quasi diecimila posti».
Il 17 maggio il Ligorna batteva il Varese 5-3 nella finale playoff «trasformata chissà perché in un risultato positivo al culmine di una stagione positiva dall'allenatore e non solo - si prosegue neòla lettera inviata in redazione - anche se per un tifoso del Varese beccare cinque pere dal Ligorna e finire a distanza siderale dalla promozione dovrebbe essere tutto tranne che qualcosa per cui gonfiarsi il petto. Sembrava di capire che l'allenatore potesse non essere più Ciceri e, in un secondo momento, che dovesse essere ancora Ciceri: a oggi, quasi a fine giugno, sappiamo chi è seduto sulla panchina delle altre due squadre della provincia vicine di casa che hanno finito la stagione alla finale playout per la salvezza e alla finale promozione dell'Eccellenza, ma non del Varese. È mai possibile? Come può essere organizzata una stagione vincente, dopo sei stagioni di Serie D, senza scelte tecniche importanti e senza un mercato fatto in largo anticipo? Non vorrei che finisse come dopo la finale playoff di Sanremo, quando si restò sospesi nel nulla fino a luglio di fronte all'ipotesi del ripescaggio».
In conclusione, una serie di domande: «Se dovessimo essere inseriti nel girone A avremo la schiacciasassi Alessandria, una Biellese che investirà ancora di più, la Sanremese di Karembeu... ce ne rendiamo conto? Leggo inoltre che Scapinello potrebbe tornare alla Solbiatese in Serie D: perché non nel suo Varese? Sul giornale è stato scritto che il Varese potrebbe pensare ad andare a giocare a Gavirate perché "non è benvoluto a Varese" ed è la seconda stagione che salta fuori questa storiella di giocare a Gavirate, o magari a Viggiù: se la società ha dichiarato che non sarebbe disposta a portare il Varese in Serie C per farlo giocare lontano da Varese visto che il Franco Ossola non è attualmente a norma per una categoria professionistica, perché mai dovrebbe portarlo fuori città per continuare a fare un campionato anonimo di Serie D o, peggio, d'Eccellenza?».
«Ha ancora senso essere tifosi del Varese?» la conclusione amaramente ironica seguita da queste parole: «Un tifoso del Varese vive di sogni ed emozioni e a me li hanno strappati. Vorrà dire che l'amore per la mia squadra resisterà in un fazzoletto del mio cuore».
Calcio - 19 giugno 2026, 09:51
«Un mese di immobilismo, ipotesi di trasloco, sogni infranti: ha ancora senso essere tifosi del Varese?»
Una lettera amaramente ironica di un tifoso biancorosso disamorato e disilluso: «Abbiamo perso i playoff a metà maggio e non è successo più nulla, aspetto ancora il nome dell'allenatore e dei rinforzi. E salta ancora fuori la storiella del trasloco a Gavirate: ma se dicono di non voler andare in Serie C perché non esiste fare giocare il Varese lontano da Varese, che senso avrebbe farlo in D? Nella storia è sempre stata la società a costringere la politica a intervenire, non il contrario. In un modo solo: con i risultati... Un tifoso vive di sogni ed emozioni e a me li hanno strappati. Vorrà dire che l'amore per la mia squadra resisterà in un fazzoletto del mio cuore»
In migliaia sotto un bandierone del Varese, quando il Varese era ancora la squadra di Varese e di tutti (foto tratta dal libro "Unici - Gli uomini del miracolo a Varese" di Filippo Brusa con immagini di Marco Guariglia)
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