Per noi è il patron. Come lo è stato, e lo è ancora, Ricky Sogliano.
A volte proviamo a essere bravi con le parole e controlliamo le virgole, ci fermiamo prima di andare oltre il punto, mordendoci le dita prima di scrivere qualcosa che non vorremmo o non dovremmo (nemmeno troppo, a dire il vero), ma stavolta non possiamo e non dobbiamo farlo. È una cosa nostra, per una volta.
Settembre 2018, Econord, Bodio Lomnago: arriviamo da Milanese insieme a Paola, che all'inizio ci aiutava al commerciale. «Claudio, vorremmo aprire un giornale online. Siamo giornalisti che vogliono continuare a fare il loro lavoro a Varese: scrivere, raccontare e fotografare, mettendo passione in tutto. Ci dai un consiglio?». Nemmeno il tempo di finire la domanda, perché la risposta era già pronta: «Io ci sono. Siete bravi, di cosa avete paura? Ci vediamo al primo compleanno di VareseNoi».
Di compleanni da allora ne sono passati un po' e, rispetto a quel 2018, quello che è il "patron" dai tempi dell'amore più puro per la nostra squadra del cuore (un filo mai spezzato condiviso con altri, da Sogliano a Giorgetti, da Tiziano Masini a un popolo che forse non c'è nemmeno più), lo è diventato anche per i miei colleghi - da Gigi e Stefano a Bruno, Fabio e Matteo, e lui neppure lo sa - così come per Enrico, papà - o fratello - di questo giornale che senza quell'incoraggiamento iniziale di Claudio forse nemmeno esisterebbe.
Essere patron «significa vedere nelle persone o nelle imprese, prima che le stesse persone lo sappiano o le imprese si realizzino, qualcosa che nessun altro vede» disse tanti anni fa Riccardo Sogliano parlandoci del suo rapporto con Giovanni Borghi alla Ignis. E significa anche dire la parola giusta al momento giusto alla persona giusta, sapere la strada da seguire per arrivare al traguardo prima che la strada venga costruita e che il traguardo sia condiviso da tutti ma, soprattutto, un patron decide e sceglie facendo in modo che le scelte siano comunque condivise, un patron è generoso e riconoscente, un patron sa aspettare e farsi amare, un patron anche nella vita è circondato dalle persone giuste e se magari a volte ha paura e altre volte non vince, segue il suo cammino fino in fondo, costi quel che costi, serva il tempo che serva.
E infatti in una delle prime interviste di quel 2018, prima ancora di arrivare alla Solbiatese, Milanese sapeva già che sarebbe successo: «Vorrei emozionare le persone che vengono a vedere una partita perché l'emozione allo stadio o in tv non è più considerata. Cerco un posto dove sentirsi in famiglia la domenica, giocatori che si fanno amare perché hanno carattere o perché si divertono e ti divertono, un posto dove vuoi sempre arrivare in fondo a giocarti una finale, e se non la vinci provi e riprovi finché ce la fai». Un posto dove sai dove sei, chi sei e cosa vuoi. Dove trovi passione, emozione, ambizione e uomini capaci di incarnare tutto ciò.
Claudio Milanese ha trovato o ritrovato tutto questo, e con lui lo hanno fatto tante persone che tra un anno saranno ancora di più. Perché per essere felici nel calcio, basta emozionare ed emozionarsi.
Calcio - 16 giugno 2026, 07:22
IL COMMENTO. Claudio Milanese, quando il calcio è ancora un'emozione
Per noi è il patron. Come lo è stato, e lo è ancora, Ricky Sogliano. Perché ha dato fiducia a questo giornale quando ancora non esisteva e perché, in fondo, per essere felici nel calcio oggi basta regalare emozioni e passione, tracciando una strada e seguendola fino in fondo
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