Riceviamo e pubblichiamo dall'assessora ai Servizi Educativi e Pari Opportunità del Comune di Varese Rossella Dimaggio
Chi ha paura dei corpi?
L‘altra sera verso la conclusione di un Consiglio comunale piuttosto turbolento il Consigliere Fomato (Lombardia Ideale) ha presentato una mozione sulla sicurezza in città; uno dei punti della proposta faceva riferimento alla Prevenzione e Contrasto alla Violenza Giovanile, cito: "implementare un programma strutturato di prevenzione e contrasto alla violenza giovanile che includa: collaborazione sistematica con gli istituti scolastici per programmi di educazione alla legalità, alla convivenza civile e alla prevenzione del bullismo, con risorse dedicate nel bilancio comunale". Come non condividere che il contrasto alla violenza giovanile non può che partire dall'educazione?
Eppure, quando si è trattato di discutere il punto successivo: “la promozione dell’Educazione Sessuale e Affettiva nelle scuole e nella comunità locale“ che ci avrebbe permesso di approfondire le dinamiche educative…ops…la minoranza si è dissolta: sono usciti alla chetichella facendo mancare il numero legale.
Quale tabù ha spaventato l’opposizione tanto da farla scappare?
Forse l’imbarazzo di dover difendere una legge anacronista e fuori da ogni contesto socio-educativo, oppure la difficoltà di spiegarci che proprio questa fosse la prima emergenza della nostra scuola e non le classi sovraffollate, gli stipendi inadeguati dei docenti, i tempi pieni quasi inesistenti in città, la mancanza degli insegnanti di sostegno o il carico della assistenza educativa delegata solo alle amministrazioni locali? Non ci è dato saperlo.
Quindi non ci rimane che provare a ragionare tra di noi di questa famigerata norma. Vediamo i pilastri della legge:
· per le scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori)obbligatoria l’acquisizione del consenso informato dei genitori, nessuna deroga.
· per le scuole dell’infanzia e primaria: il divieto è assoluto. Questi argomenti, stabilisce la legge, non possono essere affrontati in alcuna forma.
Valditara ha rivendicato l’impianto complessivo della riforma: “Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni”.
In realtà, a mio parere, l’intento non è proteggere l’infanzia dalla confusione bensì quello di nascondere l’incapacità politica di affrontare temi complessi che necessitano di un approccio analitico, di conoscenza della realtà e non di una scappatoia ideologica.
Sorvolo sul fatto che se si tenesse conto di questo impianto ideologico sarebbero a rischio Le Metamorfosi di Ovidio, le poesie di Saffo, alcune biografie di condottieri, artisti e filosofi, per non parlare di Epicuro…
Mi limito a riportare la realtà che leggo nell’azione quotidiana della mia esperienza politica:
· l’educazione affettivo-sessuale non è una disciplina che si relega „nell’ora di..“ ma un‘attitudine pedagogica che permette ai bambini, alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze di riconoscere e comprendere le loro emozioni, di accettare la propria individualità e quella degli altri per aiutarli a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, comprendere il concetto di rispetto reciproco e iniziare a esplorare in modo sano il rapporto con il proprio corpo e quello degli altri.Nelle nostre scuole dell’infanzia queste attività si svolgono quotidianamente nel rispetto dell’approccio ludico e laboratoriale.
· Studi internazionali hanno evidenziato come i programmi di Comprehensive Sexual Education (CSE), raccomandati dall'UNESCO e dall'OMS, siano fondamentali per prevenire la disinformazione e contrastare fenomeni come la violenza di genere e il cyberbullismo. Il loro obiettivo è quello di garantire un pieno sviluppo della capacità di apprendimento cognitivo e affettivo, di risoluzione di problemi e di compiere scelte adeguate per essere protagonisti del proprio percorso di vita.
Occorre inoltre tener conto delle più recenti ricerche che ci riportano dati che non possiamo far finta di non sapere (dati da dossier Save the Children):
· Quasi un adolescente su 4 (il 24%) ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale.
· La principale fonte di informazione dei ragazzi e delle ragazze sui temi dell’affettività e della sessualità è il web: il 47% degli intervistati sceglie siti web e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali e il 57% per approfondire il tema delle infezioni sessualmente trasmissibili.
· Meno di un adolescente su due ha fatto educazione sessuale a scuola, solo il 37% al sud e nelle isole.
Torno alla mia domanda iniziale: chi ha paura dei corpi?
Un mondo di adulti incapaci di assumersi le proprie responsabilità, una politica miope che si nasconde dietro ai divieti perché la complessità educativa necessita di consapevolezza e di autorevolezza che richiedono solide competenze e non superficiali preconcetti.
Eppure aumentare la consapevolezza della sessualità come dimensione globale della persona, nei vari aspetti: biologico-riproduttivo, psico-affettivo e socio-relazionale significa non lasciare che i nostri figli affrontino in assoluta solitudine le inquietudini del crescere, significa dare loro strumenti relazionali, comunicativi ed affettivi che saranno, tra l’altro, le prime armi per contrastare fenomeni di bullismo, violenza di genere, stereotipi e discriminazioni, significa farli sentire a loro agio nei loro corpi.
Chi ha paura dei corpi?
Rossella Dimaggio
Assessora ai servizi educativi e pari opportunità