Siamo nel 1915, la Grande Guerra infuria in Europa e il soldato semplice Carlo Salina di Taino viene catturato a Oslavia, e poco dopo internato fino al 1918 nel campo di Mauthausen, che sarebbe diventato tristemente famoso durante la Seconda guerra mondiale. L’uomo, socialista, era nello stesso reggimento di Luigi Gasparotto, allora ufficiale e nel 1921 ministro della Guerra.
«Salina era comunque una persona di una certa cultura e lasciò un diario scritto a Lubiana con grande lucidità, in cui descrisse il campo di prigionia e il rapporto umano instaurato con le sentinelle austriache».
A raccontarlo è Riccardo Ravizza, 38 anni, una laurea in Scienze dei beni culturali e una passione smisurata per i cimeli di guerra, dal Risorgimento fino alla Seconda guerra mondiale, che lo ha portato a costruire una ricca collezione di oltre 300 piastrini di riconoscimento, documenti e diari, oggetto di studio e pubblicazione in circa 60 libri, curati da lui e da esperti del settore.
Nel 2014, Ravizza organizzò una grande mostra a Gavirate, nella sede della scuola Carducci, dedicata alla Grande Guerra.
«Creai un’associazione culturale e, con l’amico Carlo Beati, che allora aveva il negozio “Cose d’altri tempi” a Gazzada Schianno, allestimmo 100 metri di trincea percorribile, con suoni e luci, e cento metri quadrati di vetrine con cimeli esposti. In più tenemmo per sei mesi laboratori per i ragazzi e li accompagnammo per due volte a visitare la Linea Cadorna».
Ma il giovane ricercatore aveva già in mente di trasformarsi in editore, dando voce al suo straordinario materiale.
«L’idea della casa editrice è arrivata poco dopo il Covid. Durante il lockdown avevo aperto su Facebook una pagina chiamata “Memorie dal passato”, in cui lanciai il progetto di trascrivere il diario di don Umberto Lazzari, di Picerno, cappellano militare della Brigata Catanzaro del 142° Reggimento Fanteria nella Grande Guerra. Si formò un team di ricerca: chi reperì le medaglie, chi fece una ricerca sui cappellani militari, due donne trascrissero il diario e un illustratore realizzò i disegni per il successivo libro. Così, nel 2021, pensai di dar vita alla Ravizza Editore, oggi realtà consolidata, nella quale gli autori mi contattano con un’idea e vengono poi seguiti passo dopo passo fino alla pubblicazione».
Spiega Ravizza, perito ed esperto della Camera di Commercio di Varese per la categoria Antiquariato, in particolare per il materiale storico-militare.
«Oltre ai piastrini di riconoscimento, gli oggetti più personali di un soldato, che non potevano essere scambiati, ho parecchie franchigie, le “cartoline” che i militari spedivano alle famiglie o agli amici, spesso arricchite da disegni. Per esempio, gli eredi mi hanno consegnato quelle del sottotenente Luigi Buzzetti, figlio di Sebastiano, fondatore dell’omonima oreficeria di corso Matteotti, che nel 1917 entrò a far parte degli Arditi reggimentali, un reparto d’assalto, guadagnandosi la medaglia d’argento al valor militare. Nelle sue franchigie Luigi, per sfuggire alla censura, sottolineava soltanto alcune lettere delle parole in modo da formare il nome della località dove si trovava, che altrimenti non si poteva rivelare. I suoi scritti, assai dettagliati, ricostruiscono tutto il suo percorso militare e sono stati pubblicati nel libro “Da Artigliere ad Ardito. Da Varese al Monte Grappa. La storia di un ardito della Brigata Emilia attraverso le sue franchigie”».
Tra i memoriali raccolti da Riccardo, uno dei più preziosi è quello di un ufficiale francese della Guardia Imperiale vicino a Napoleone III, tradotto, studiato e pubblicato. Il collezionista varesino possiede inoltre le lettere di Gastone Tanzi, giornalista e scrittore di gialli, convinto fascista, imprigionato per sette anni a Jol, in India. Il figlio era in aeronautica e diventò poi direttore della Gazzetta dello Sport.
«Possiedo anche un elmetto della Brigata Massa Carrara, unità di fanteria del Regio Esercito italiano costituita nel 1917, appartenuto al varesino Giuseppe Benzi. Ma ciò che mi affascina di più sono i “corpi metallici”, cioè i pezzi di bomba o di shrapnel estratti dai corpi dei soldati. Il medico li conservava e catalogava, allegandoli a foglietti su cui annotava l’operazione subita dallo sventurato milite e il suo nome. Raccogliendo questo materiale ho anche potuto pubblicare alcuni libri dedicati alla medicina di guerra»