Economia - 06 giugno 2026, 11:17

L’INTERVISTA. Rigenerare la plastica: una sfida vincente da quasi sessant'anni. Grazie a curiosità, rispetto e una buona stella (coi baffi)

L’Ivam Plastica, nata a Busto ma ben presto trasferita a Olgiate Olona, oggi è guidata dalla terza generazione, Giorgia e Jacopo Cantù. Economia circolare e responsabilità sociale fanno parte da subito della sua storia: «Siamo cresciuti tra i “pallini” e la bellezza di trasformare gli scarti in risorsa. Aiutare ti fa sentire ogni giorno fortunato, la base dell’impresa e anche del vivere bene. come ci ha insegnato nostro padre»

Jacopo e Giorgia Cantù, terza generazione dell'Ivam Plastica

Famiglia, curiosità, rispetto: si intrecciano con naturalezza nella storia di Ivam Plastica Srl, oggi guidata da Giorgia e Jacopo Cantù. La terza generazione è entrata praticamente da subito nell’azienda di rigenerazione di materie plastiche specializzata nella lavorazione del PVC: in ogni suo passo, vivendo e assorbendo un lavoro che li ha appassionati. Bisogna guardare nei loro occhi e sentire la loro voce quando si pronuncia la parola “pallini” per cogliere fino in fondo un’anima che ha unito nella bellezza di produrre. Anche sotto una stella molto particolare, che ha i baffi e che ricorda la lezione più bella: bisogna sempre aiutare gli altri, in silenzio.

Curiosi e consapevoli

Storia di un’azienda del territorio, che qui ha avuto ispirazione, forza, riscontro e ha creato alleanze.  

L’ispirazione iniziale di nonno Luigi nel 1968 viene dalle calzature, ma producendo le suole ne uscivano anche gli scarti. Il problema si trasforma in opportunità: lo sguardo si è posato su quello poteva essere rigenerato, diventando qualcos’altro, qualcosa di prezioso. Sono i primi anni Settanta, sostenibilità ed economia circolare non sono proprio termini sulle labbra di tutti, ma qui sono realtà. È tempo di trasferirsi così ad Olgiate, in via San Marco, e negli anni Ottanta è Gianluigi a guidare l’attività, specializzandosi proprio nella rigenerazione. 

Ecco perché è un’impresa nata dalla curiosità: quello sguardo che si puntava sui “pallini” vedendo in essi le risorse. Ma si affaccia un’altra parola chiave: «È nata anche con tanta consapevolezza – osserva Giorgia, accanto a Jacopo – perché nostro padre ha sempre lavorato e noi figli siamo cresciuti qui.  Appoggiava i vestiti da lavoro a casa e scendevano questi “pallini” ad alimentare la curiosità. Nata in mezzo alla plastica, ho proprio scelto questo lavoro e mi è piaciuto. Sono entrata nel 1995». Dopo un affiancamento con il nonno sui conti, Giorgia prosegue da sola in un periodo di rapida trasformazione: «Ho fatto due anni con la macchina da scrivere e mi sono trovata questo mega computer che accendevo una volta al mese per fare le fatture – sorride - Ho sempre lavorato come un dipendente».

Già, i dipendenti, tutti portati alla pensione: «Si ricordavano quando ero nata, quando mia madre mi portava con il passeggino a trovare mio padre».

Passo dopo passo, per costruire una mentalità nella terza generazione, «quella di stare sotto un padrone – continua Giorgia Cantù – è questo che crea un bravo imprenditore. Riesci a capire i dipendenti, il valore dei soldi, e ciò ti aiuta ad apprezzare quello che hai».

Quattordici anni separano Giorgia da Jacopo, ma la passione per il lavoro, per questo lavoro, è la medesima. È il punto di incontro: il fratello entra nel 2008 dopo aver frequentato le scuole serali mentre lavorava di giorno.  Anche per lui è un’immersione in ogni aspetto, sale anche sul camion e si occupa di logistica, produzione e studio di nuovi materiali: «Questa sua esperienza ci ha portato a ottimizzare i trasporti. Non è solo una questione economica. Ci siamo fatti realizzare cassoni per contenere gli scarti e i nostri camion viaggiano solo a pieno carico, andata e ritorno. Consegno i miei granuli e ritiro gli scarti. Dimezzare i trasporti significa anche chiudere il cerchio del green e avere rispetto per chi lavora».

Mai di venerdì

Il rispetto si manifesta in diversi aspetti, come nelle scelte dei viaggi: chi ne affronta uno lungo, poi ne avrà uno breve. In questo contesto, si è inserita anche la scelta della settimana corta: non si lavora di venerdì. Alta l’attenzione a organizzare turni che non gravino sui dipendenti (quattro, ndr) quando il caldo avanza.

Ma il discorso del venerdì riveste un altro significato: «Il dipendente si gode la famiglia, non è mai un sacrificio». Il valore del tempo per il personale e per gli stessi imprenditori, ha fatto sì che l’azienda rimanesse sempre di questa misura, quella ritenuta giusta.

«Oggi sulla parte produttiva abbiamo ancora gli stessi clienti e fornitori di prima – sottolineano i fratelli – Ci sono rapporti umani che ci siamo tramandati di padre in figlio. Poi a livello di acquisti lavoriamo con grossi gruppi». L’affinità elettiva si è manifestata con particolare consapevolezza durante la pandemia: «È stata di fondamentale importanza, abbiamo trovato sinergia e collaborazione. Abbiamo continuato a produrre, in fiducia».

Riaffiora la curiosità che non può non condurre lungo un’altra strada, quella dell’innovazione: «Una volta che una piccola industria come noi ha capito che il giro poteva essere questo, ha contattato le aziende meccaniche e ne è nato un mondo… Quindi l’impresa chimica ha offerto ulteriori ingredienti per trasformare un prodotto come se fosse una materia prima».

Un circolo virtuoso che non si ferma mai: «Oggi abbiamo tante problematiche a livello mondiale per rigenerare – osserva ancora Giorgia – Con il packaging che può rappresentare un problema. Se c’è un prodotto con due materiali, ci chiedono: come facciamo a separare? Penso a quando ce l’hanno chiesto per una canna dell’acqua… Mio fratello è partito con un cestello ed è riuscito a separarli, una scoperta così ti fa lavorare per dieci anni. Bisogna industrializzare il processo».

Il ritratto che ci viene consegnato è questo: all’inizio ci dev’essere sempre una persona curiosa, che vuole fare una cosa, ci prova allo sfinimento e che parte da un’idea. Un mondo inesauribile, è questa la sfida. Ed è questo il bello.

«La mia speranza è che chi decide di fare un pezzo di plastica, prima venga da noi – commenta l’imprenditrice - ho bisogno di fare questo articolo, è riciclabile? Come posso fare? A volte sono piccoli accorgimenti che portano alla scelta giusta».

Il rispetto e la stella

Il rispetto è la regola base: in famiglia, con i dipendenti, con clienti e fornitori. In un mondo in perenne mutamento, e sempre da scoprire, sono i rapporti umani la solidità, la certezza, proprio grazie a questa mentalità. 

L’ulteriore prova viene dalla responsabilità sociale: anche questo impegno appartiene spontaneamente alla vita dell’azienda bustocca-olgiatese.  Pensiamo che il bene debba essere fatto conoscere, solo ed esclusivamente se può essere una trasmissione di valori per gli altri – conclude Giorgia - Chi viene da noi, trova sempre la porta aperta, per organizzare iniziative sul territorio o perché serve. E chi viene a prendere, in realtà ci dà tanto».

Il silenzio nell’assicurare un sostegno è la regola: «Questo valore ci è stato insegnato da mio padre, che non ha detto mai niente. Ma quando è scomparso, tanta gente mi è venuta a raccontare ciò che faceva. Noi continuiamo così». Nessuna parola, solo un tratto visibile che parla di cuore e gratitudine: viene data una stella con i baffi, in omaggio a papà Gianluigi chiamato da tutti semplicemente “Gigi”.

«Un simbolo, che chiediamo sempre di apporre: un modo di portarci mio padre sempre con noi – concludono Giorgia e Jacopo - A un certo punto anche lui ha voluto godersi la vita, è andato in Toscana e ci ha affidato l’azienda. Quando è mancato, noi eravamo pronti».

È stato insomma un cambio generazionale naturale, non traumatico perché non legato al solo aspetto economico, bensì ai valori prima di tutto condivisi da un lungo tratto di famiglia e lavoro insieme. «Aiutare ti fa sentire ogni giorno fortunato, la base dell’impresa e anche del vivere bene» conclude Giorgia Cantù. Soprattutto, sotto lo sguardo di una buona stella: coi baffi, sempre.

Marilena Lualdi