Calcio - 06 giugno 2026, 11:10

«Tutto è iniziato così: ero un bambino di Avigno che sognava il Franco Ossola…»

In un’intervista a tutta pagina sulla Gazzetta dello Sport di oggi Beppe Marotta ripercorre la sua vita e la sua carriera parlando di Varese e del Varese, cui si accostò a soli 8 anni aiutando il magazziniere della squadra. E poi il liceo Cairoli e i suoi compagni “eccellenti”, le partite alla… Calhanoglu e il primo colpo di mercato chiamato Rampulla…

L'intervista di oggi a Beppe Marotta sulla Gazzetta dello Sport

Da Avigno e dal magazzino del Varese alla presidenza dell’Inter campione d’Italia. In una lunga intervista pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport, Beppe Marotta ripercorre mezzo secolo di calcio e successi, ma quando il racconto torna alle origini il cuore resta inevitabilmente a Varese.

«Abitavo ad Avigno, a 500 metri dallo Stadio di Masnago. Il Varese giocava in A, e fin da bambino quello era il mio luogo dei sogni», racconta il dirigente nerazzurro, oggi uno dei più vincenti della storia del calcio italiano. Un legame nato prestissimo, quando ancora non esistevano incarichi e responsabilità, ma soltanto la voglia di stare vicino alla squadra della propria città.

«Avevo 8 anni, quando pur di seguire gli allenamenti aiutavo il magazziniere a pulire le scarpe, gonfiare palloni e preparare le maglie. Poi, prima della stagione 1976-77, Guido Borghi, il figlio del mitico Commendator Giovanni, quello della Ignis, mi fece diventare “dirigente” del Varese».

È il primo capitolo di una carriera straordinaria che lo avrebbe portato a passare da Monza, Como, Venezia, Atalanta, Sampdoria, Juventus e Inter, conquistando scudetti e trofei in serie. Ma nelle parole di Marotta c’è spazio anche per la Varese degli anni del liceo.

«Avevo appena finito il liceo classico al Cairoli, dove avevano studiato anche Mario Monti, Alfredo Ambrosetti, Bobo Maroni e Attilio Fontana. Fontana e Maroni erano più grandi di me. Ricordo che venivano al liceo con i giornali politici sottobraccio, mentre io arrivavo con la Gazzetta».Con loro c'era anche il calcio: «Giocavamo nella squadra del liceo; Maroni era un mediano arcigno, alla Benetti, Attilio Fontana, detto Attila, era un Tardelli che segnava. Io ero un centrocampista alla Calhanoglu. Alla... perché non avevo il talento per fare il calciatore».

Tra i ricordi più vivi c’è anche il primo colpo di mercato della sua carriera, realizzato proprio in biancorosso.

«Portai Michelangelo Rampulla dalla Pattese, piccola squadra siciliana, e divenne subito il portiere titolare. A 18 anni debuttò in Serie B contro il Milan di Baresi, Tassotti e Collovati e non prese gol. Con Rampulla siamo ancora amici».

E quando gli viene chiesto quale presidente abbia lasciato il segno nel suo percorso professionale, il pensiero torna ancora una volta a Varese: «A Varese ho avuto Guido Borghi, a cui devo riconoscenza perché mi ha fatto il primo contratto. Mi pare che prendessi 150 o 200 mila lire al mese. Poi, sempre a Varese, ho avuto Colantuoni, il mio mentore e uomo colto che aveva tre lauree ed era amico di Aldo Moro».

Redazione


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