Storie - 05 giugno 2026, 07:56

Una partita di calcio lunga come una vita: quei mitici pulcini del Bosto di nuovo assieme 43 anni dopo

Ieri sera alla pizzeria varesina della Motta come nel lontano 1983, stessa squadra e stessi valori che valsero una storica vittoria al torneo “Giorgio Ferrini” con un 2-0 sulla Pro Patria a Gallarate. Il capitano Fabio Fidanza: «A Capolago mangiavi la polvere, il fondatore Fausto Pozzi spianava il terreno con il trattore e sua moglie preparava una spaghettata per tutti a fine allenamento. C’erano rapporti veri, le persone apparivano così com’erano, senza finzioni, e si condivideva la passione. Mister Comotti oggi avrebbe 105 anni... Era una persona speciale che sapeva motivarci e dal Bosto infatti uscirono diversi talenti, da Bruno Limido ai fratelli Pellegrini e a Claudio Macchi». Dal fiuto dello scopritore Bruno Arena a Sean Sogliano, compagno d'amore biancorosso

Quei bambini del Bosto che vinsero il Torneo Giorgio Ferrini nell'83 si sono ritrovati in pizzeria alla Motta con lo stesso spirito di allora e l'amore per il calcio più puro. A destra capitan Fidanza ieri e oggi nella foto con i compagni e la targa di miglior giocatore del torneo vinto 43 anni fa

A volte un campo di calcio può sembrare infinito, a volte capisci che quel giorno sarà ricordato per sempre, a volte sai che la tua squadra non può tradire. A volte sei certo che solleverai il trofeo. Una finale e undici bambini invincibili, un campionato dominato passeggiando, l’appuntamento con la storia è dietro l’angolo, sembra già di assaporarlo, con la festa del dopo partita. E, puntuale, la squadra dei Pulcini dell’U. S. Bosto centra l’obiettivo, in quel lontano 1983, vincendo il torneo provinciale “Giorgio Ferrini” nello stadio di Gallarate, e battendo 2-0 la Pro Patria con gol di Alberto Ziliani e Andrea Galparoli.

Quarantatré anni dopo, il capitano di allora, Fabio Fidanza, difensore roccioso e generoso, ricorda quella finale, un giorno da onorare assieme ai compagni di squadra, l’idea di rivedersi e continuare a gioire insieme. Nella fotografia a colori scattata prima della partita, Fabio, maglietta bianca, pantaloncini rossi, calzettoni biancorossi e fascia da capitano al braccio, ha già lo sguardo del vincitore, e dietro di lui ci sono i palazzoni della periferia e l’erba un po’ stinta del campo, a testimoniare un calcio genuino, per famiglie, dove i sogni correvano veloci insieme alla palla.

Ecco allora che ieri sera, gran parte della leggendaria squadra allenata da mister Giovanni Comotti, ex Fiorentina a poi in C con il Varese nella stagione 1942-’43, si è ritrovata alla pizzeria della Motta a Varese, per non dimenticare i sacrifici e le lotte, le trasferte al freddo, il senso di appartenenza ai colori amati e un trionfo che non si può scordare mai.

«L’idea del revival è stata di Michele Meroni, il nostro portiere, poi piano piano ci siamo ritrovati tramite i social, alcuni compagni non li vedevo da 40 anni. Ricordo i nomi di quella squadra: Pierpaolo Pagotto, Zandarin, Fabio Giambruno, Gabriele Tenti, Giovanni Di Clemente, Simone Malnati il bomber, Andrea Galparoli, Ziliani, Claudio Macchi, Giovanni Stocchetti e Daniele Pepi. Il mister Comotti avrebbe centocinque anni, era nato nel 1921 e aveva fatto una discreta carriera da calciatore. Era una persona speciale, vecchio stampo, abitava in via Monte Generoso e per lui i pulcini erano come nipoti, sapeva motivarci e dal Bosto infatti uscirono diversi talenti, da Bruno Limido ai fratelli Pellegrini, a Claudio Macchi che giocò nel Varese come capitano in serie D e poi nel Monza», ricorda Fabio Fidanza, ingegnere nucleare che si occupa di sviluppare i sistemi energetici in diverse città lombarde.

Fidanza, classe 1971, ha iniziato a tirar calci al pallone a sette anni spinto da papà Lorenzo, grande appassionato che lo portava al campo di Giubiano dove allora si allenavano i ragazzi del Bosto, una società leggendaria della quale qualsiasi aspirante calciatore sognava di far parte.

«Fu Bruno Arena, allora non ancora “Fico d’India”, ad avviarmi allo sport, ero dotato e giocavo già con ragazzini più grandi. Ci allenavamo a Capolago, allora l’impianto era ancora in costruzione, sul campo mangiavi la polvere e controllavi male il pallone. Ricordo Fausto Pozzi, il fondatore dell’U. S. Bosto, spianare il terreno con il trattore e sua moglie preparare una spaghettata per tutti a fine allenamento. Le famiglie dei ragazzi erano molto unite, per le trasferte il raduno era davanti al Bar Firenze in piazza della repubblica, poi partiva la carovana di macchine. Quando giocavo nel Varese, invece, c’era il pullmino della squadra con i leggendari autisti Cunati e Ermoli».

Fabio Fidanza ha poi giocato nelle giovanili del Varese nel 1983-’84, e compagni di squadra erano Sean Sogliano e Claudio Macchi, con allenatori come Giorgio Morini e Ambrogio Borghi.

«Sono andato avanti fino ai 18 anni, poi tra lo studio all’università e i problemi fisici ho smesso, anche se più avanti ho fatto qualche partita a calcetto, ma nel 2009 mi sono infortunato di nuovo e ho deciso che era meglio finirla lì. Ma il ricordo di quella finale di Gallarate rimarrà vivo per sempre. Eravamo una squadra schiacciasassi, tutti amici e focalizzati sull’obiettivo. Al fischio finale Comotti mi abbracciò, e al ristorante Marano di Vedano Olona, dove festeggiavamo la vittoria, mi consegnò il suo premio dicendomi che ero stato il miglior giocatore. C’erano rapporti veri, le persone apparivano così com’erano, senza finzioni, il calcio era partecipato anche dalle famiglie, si condivideva la passione, valori che andrebbero recuperati oggi».

Il suo ricordo più intenso è legato a un infortunio, che gli fece saltare la partita giocata al “Franco Ossola” prima di Varese – Catania, quando il suo Bosto battè l’Abbiate con un goal di Simone Malnati: «Ero fuori squadra, ma lo stesso lì con i compagni, mi sentivo parte della formazione, tanta era l’unione con loro. Ricordo benissimo la rete di Malnati, in solitaria con un contropiede fulminante. Oggi in me rivive lo spirito della finale del torneo “Giorgio Ferrini”, la voglia di vincere e di mettersi totalmente in gioco, e sono certo che per i miei compagni di allora sia la stessa cosa».

I "pulcini" del Bosto di nuovo assieme 43 anni dopo alla pizzeria della Motta

La vittoria del Bosto al Torneo Giorgio Ferrini sulle pagine della Prealpina

Trofeo al cielo per i pulcini del Bosto

Capitan Fabio Fidanza

Un gruppo che neppure il tempo scalfisce/1

Un gruppo che neppure il tempo scalfisce/2

Fabio Fidanza, secondo accosciato da destra, in una formazione con Bruno Arena (in piedi sulla destra), allora non ancora “Fico d’India”, che lo avviò allo sport come fece con tanti altri varesini

La targa che l'allenatore Comotti consegnò nell'83 a Fabio Fidanza come premio per essere stato il miglior giocatore

Mario Chiodetti