Storie - 27 maggio 2026, 14:17

Dalla Topolino alle vecchie auto dei contrabbandieri: storia di Silvano, l'uomo che fotografa i relitti custoditi dai nostri laghi

Come sarà finita quella Fiat 500 sul fondale del Golfo della Gabella a Maccagno? Piero Chiara ci avrebbe costruito un racconto... Per Silvano Barboni, invece, i "tesori" nascosti nel Maggiore e non solo sono un'opportunità per un "clic" che in pochi possono permettersi di fare: «Non è facile andare sotto i 50 metri di profondità e ci vuole un'attrezzatura particolare. Ma si trova di tutto...». Al suo attivo oltre 1500 immersioni nel solo lago di Castelveccana

La 500 Topolino finita nel Maggiore e il suo "scopritore", Silvano Barboni

Chissà se sarà stata color amaranto, o servita a portare una coppia di sposi in luna di miele, oppure il regalo che fece a sé stesso qualche giovane ormai arrivato a un impiego sicuro. La Fiat 500 “Topolino” che giace da anni sul fondale del Golfo della Gabella a Maccagno non potrà mai raccontarcelo, ridotta ormai a un cumulo di rottami, la sagoma ancora riconoscibile di una delle vetture simbolo del sogno italiano di un’utilitaria per tutti, prodotta dal 1936 al 1955 in diverse varianti.

«Ma sulla Topolino amaranto si va che è un incanto nel ‘46», canta Paolo Conte, ed è grazie alla perizia di subacqueo di Silvano Barboni di Castelveccana se possiamo vedere ancora le spoglie di quella finita chissà come sul fondale del Lago Maggiore, potenziale protagonista di un racconto di Piero Chiara, se l’avesse saputo.

«Le fotografie le ho scattate nel 2016, poi non sono più sceso lì, a 54 metri di profondità, perché ci vuole un’attrezzatura particolare. Certo è che sul fondale dei laghi si trova di tutto, dagli elettrodomestici ai cartelli stradali fino a decine di automobili», racconta Silvano, che si immerge da 26 anni e conta anche il brevetto di istruttore.

«In verità è stato mio fratello a trasmettermi la passione, all’inizio non me la sentivo tanto, poi mi sono appassionato. Ho girato tutto il Maggiore, il Ceresio e un po’ il Lago di Como, e una volta mi sono immerso nel Garda. Il Golfo della Gabella, dove fotografai la “Topolino”, non è un luogo facile da raggiungere ed è piuttosto ostico. Sapevo dai racconti di vecchi sub che là sotto c’era la macchina, ma nessuno l’aveva fotografata bene o filmata, perché un tempo le attrezzature non erano quelle odierne. Così sono sceso con amici – in immersione bisogna essere sempre almeno in due - e l’ho vista, fotografata e filmata».

Silvano Barboni conta prima o poi di ritornare giù, non appena avrà sistemato l’attrezzatura adatta: «Vado poco ormai sotto i 50 metri, ma posso testimoniare che davanti al vecchio porticciolo in fondo al golfo c’è di tutto, dalle gomme degli escavatori, ai cartelli stradali, agli attrezzi degli operai, tutte cose che risalgono agli scavi delle gallerie, lì sotto è una vera discarica», aggiunge il sub, che ha al suo attivo ben 1.500 immersioni nel solo lago di Castelveccana.

«La Fiat “Topolino” non è che un esempio delle auto affondate. Nel Ceresio, per esempio, riposano tante macchine rubate di contrabbandieri, abbiamo trovato una Shelby trasformata Cobra, un’Opel Manta, una Fiat Uno, a Brusimpiano c’è un vero e proprio cimitero sommerso di automobili, saranno almeno una ventina. Un finanziere in pensione mi ha raccontato che i contrabbandieri le gettavano in quel punto per sfregio alle Fiamme Gialle, perché da lì si vedeva la caserma».

Altri rottami sono da anni sul fondale del lago dietro le gallerie di Laveno: «Durante la costruzione delle gallerie c’era stato un cedimento del terrapieno ed erano finiti in acqua un escavatore, i carrelli ferroviari e le automobili degli operai. Avevo fotografato tutto, poi un movimento tellurico sotterraneo ha spostato i relitti da 40 a 100 metri di profondità», dice Barboni, che fotografa con uno speciale scafandro per grandi profondità e una Nikon D600».

«Comunque il mio amore rimane Castelveccana, ci sono pareti a strapiombo meravigliose, di bianco calcare con venature colorate, sono le più belle del lago. Ogni volta è una festa, perché è un luogo di ritrovo per molti sub e ci si immerge insieme».

Mario Chiodetti