Un palco straordinario sul Monte Rosa, sempre sorprendente da scoprire nelle sue multiformi vesti che cangiano a seconda delle angolature. Un mirabile, forse unico nel suo genere, panorama sulla sterminata pianura piemontese e lombarda, talmente vasta e composita ai piedi di chi guarda da rapire l’anima per lunghi tratti di assoluta estasi.
E poi la floridezza della natura, la profondità della storia nella quale i passi si immergono, l’integrità dei luoghi non rovinata dalla visibile traccia della presenza umana.
Lo dice il nome stesso: oasi. Ma il merito non è solo della mano ispirata del Creatore: dietro a tutta questa bellezza ci sono anche la lungimiranza di un imprenditore e quella delle istituzioni.
Merita una o più giornate di immersione l’Oasi Zegna, paradiso terrestre per gli amanti della montagna e delle vedute che non si dimenticano, vicina di casa fraterna e facilmente raggiungibile per noi varesini come del resto tutte le Alpi piemontesi orientali. Nata ufficialmente negli ’90, essa trova tuttavia radici ben più profonde nel secolo scorso, precisamente nella visione - per quei tempi pionieristica - dell’imprenditore tessile Ermenegildo Zegna, che sotto a queste alture, nel 1910, aveva impiantato il seme della propria industria, diventata oggi simbolo dell’eleganza italiana nel mondo.
Zegna, devoto al verde che lo circondava e guidato da un profondo desiderio di giving back nei confronti della comunità e del territorio di origine, negli anni '30 realizzò un ampio progetto di valorizzazione del paesaggio attorno al suo lanificio, addirittura creando una strada - oggi provinciale 232, detta “Panoramica Zegna” - che fungesse da passerella su cotanta avvenenza naturale e da apripista per un turismo proficuo e sostenibile.
Siamo arrivati a oggi, ovvero a un territorio ad accesso libero che si estende su 100 km2 e si sviluppa su 1.420 ettari di boschi e in 170 ettari di pascoli. Per tuffarcisi bisogna imboccare l’A26, fino a Ghemme, poi risalire la parte bassa della Valsesia, quindi deviare a sinistra verso la Valsessera, raggiungere Trivero e continuare a salire, fino a imboccare la Panoramica che taglia la costa delle montagne (in tutto 1h e 30 circa).
Le possibilità di svago e trekking sono davvero molteplici all’Oasi Zegna. A primavera, anche tarda, ci si può immergere nei sentieri a bassa quota dove impazza la fioritura di narcisi e rododendri, oppure lasciarsi cullare da facili tracce che strisciano nei fitti boschi (attrezzati con aree da picnic), oppure ancora salire di quota e cimentarsi in qualche vera e propria camminata.
Così ha fatto chi scrive, scegliendo di percorrere il sentiero di Fra Dolcino, eretico che in queste zone furoreggiò all’inizio del 1300. Si tratta di un percorso ad anello di circa 8 km totali, 3 h di cammino e quasi 500 metri complessivi di dislivello che parte dalla bocchetta di Luvera (a pochi chilometri di distanza dalla nota località sciistica di Bielmonte, assai frequentata anche nella bella stagione dai motociclisti) e si snoda attraverso ininterrotti sali e scendi, per lo più in quota, tra i 1200 e i 1500 metri, raggiungendo la bocchetta di Stavello per poi tornare alla partenza.
La relativa fatica richiesta è ripagata a ogni passo, dal via all’arrivo, senza soluzione di continuità: a sinistra, in primo piano, le montagne della Valsessera e della Valsesia, una corona di verde e roccia che al centro è bucata dalla maestosità del Monte Rosa, bianco, imponente, vicino; a destra, invece, la pianura, un puzzle di miliardi di pezzi: le risaie, i paesi, le città, i laghi, i monti lontani.
Gli highlights di questa contemplazione sono tutti ascrivibili alla vista che si gode dal santuario di san Bernardo, tappa intermedia e punto più alto dell’intero anello, nonché luogo di interesse religioso in una terra dove spiritualità e natura da sempre si fondono. Qui nulla ostacola la vista, che a ovest si estende ben oltre il Monviso e, nei giorni tersi, fino a Torino, mentre a est raggiunge una buona fetta di pianura lombarda, le montagne del Ticino, del Lecchese (riconoscibilissime le Grigne e il Resegone), della Bergamasca e del… Varesotto, con il Campo dei Fiori perfettamente visibile.
Vale allora la pena augurare una buona… visione, oltre che una buona camminata.