Novantamila euro. Mal contati.
Ovvero, di questi tempi, il valore - in stipendio annuale - di un giocatore italiano di secondo piano da lanciare nelle rotazioni partendo dalla panchina o, al limite (ma proprio al limite e per società decisamente poco abbienti…) di un sesto straniero anch’egli fuori quintetto. Non un Freeman, tanto per capirci, un po’ di meno…
Pallacanestro Varese vince la classifica per l’utilizzo degli under 23 nel campionato di Serie A 2025/2026 e da regina concorre al fantasmagorico montepremi di 250 mila euro messo in palio dall’ineffabile Federazione Italiana Pallacanestro. Per il club di piazzale Gramsci ecco dunque il bottino più pingue: 87.500 euro.
La ratio del riconoscimento FIP è quella di premiare le società che investono sui giovani nostrani e credono in loro per il tramite di minuti sonanti concessi in campo. Peccato che il contributo erogato alla realtà che oggettivamente ha quest’anno meglio interpretato lo spirito dell'iniziativa sia una quasi ininfluente goccia nel mare, almeno se parametrata alle spese sostenute per sostenere e sviluppare un settore giovanile.
Nel caso di specie biancorosso scriviamo di circa 500 mila euro, anche qui probabilmente mal contati, perché non considerano gli annessi e connessi come eventuali rimborsi spese e primi contratti professionistici stipulati. Un investimento che in casa prealpina sta in piedi sia perché alla base della corrente filosofia di crescita societaria, sia grazie al coinvolgimento di sponsor che garantiscono il loro obolo solo in funzione di una costante implementazione della linea verde.
È con l’elemosina che la pallacanestro italiana vuole incentivare l’uso dei virgulti italiani? Davvero la FIP non riesce a trovare un modo, un pertugio di bilancio, un risparmio su spese - inutili o tutt’al più secondarie - da ricollocare con l’obiettivo di rendere le premialità più robuste e quindi più utili alle cause di chi guarda al domani e non solo all’oggi? La risposta nei bilanci federali (ma forse conviene non saperla…).
E poi si demonizza il NIL e l’esodo oltre oceano dei talenti, non accorgendosi che, se inteso e sfruttato nel modo giusto e con mosse previdenti (Varese, Trento…), il sistema da esso derivante rimane a oggi - per il tramite dei buyout da concordare con i giocatori - l’unica strada possibile per ottenere un autentico ritorno dagli investimenti sui settori giovanili.
Altro che 87.500 euro…