Evviva, esistono ancora i bar veraci, un po’ incasinati, colorati e vivi, dove si entra senza soggezione, si fanno quattro chiacchiere, si legge il giornale e si comprano le sigarette o la marca da bollo, come usava negli anni belli, con le radioline di “Tutto il calcio minuto per minuto” a tutto volume e le dispute accese sui risultati.
Uno di questi è il bar tabacchi “Cadore”, nell’omonima via al 97, di recente premiato come attività storica dal Comune, un angolo di costiera amalfitana a Varese, grazie alla simpatia e al calore della famiglia Mansi, il papà Antonio detto il “Capo”, la moglie Carmela Amato, e i figli Pantaleone e Rosa, intercambiabili al bancone come nel dialogare con gli avventori.
«Siamo a Varese dal 1972, prima avevamo una pizzeria in via del Cairo, mio marito nasce come pizzaiolo, poi, quando i figli sono cresciuti, nel 1995 abbiamo pensato di rilevare questo bar che già si chiamava “Cadore” anche per garantire loro un futuro. Siamo molto felici del riconoscimento comunale, il nostro è un lavoro faticoso ma dà parecchie soddisfazioni. Antonio arriva qui alle 4,30 del mattino e alle 5 apriamo fino alle 22. Prima tenevamo aperto anche fino a mezzanotte, ma poi è arrivato il nipotino Mattia, figlio di Rosa, e abbiamo meno tempo. Quando siamo arrivati abbiamo riaperto la saletta interna e fatto qualche lavoro di ristrutturazione, aggiungendo parecchi servizi, lotto, superenalotto, ricariche e pagamenti», racconta Carmela.
Il “Cadore” è un porto di mare, è domenica mattina ma i clienti abituali sono tanti e, nonostante la pioggia, entrano per il caffè, il bianchino o il cappuccino e brioche, e non manca poi il seguito, fatto di battute e chiacchiere su un ampio ventaglio di argomenti.
«Una volta il tabaccaio vendeva solo sigarette, sigari, tabacco, sale e valori bollati, oggi la società è cambiata, così garantiamo nuovi servizi, la possibilità di pagare le bollette, le ricariche telefoniche, il ritiro pacchi convenzionato con le Poste italiane, i giochi di Lottomatica e Sisal e anche le macchinette, che purtroppo hanno rovinato l’attività ludica. Ai tempi, infatti, avevamo il biliardo, con molti giocatori e gare», spiega Pantaleone Mansi.
«Il nostro è un bar rionale, con una clientela affezionata che viene da anni, ma sono cambiate le abitudini, come quella del post-cena, che dopo il covid è sparita. Da noi si potevano vedere e commentare le partite di calcio, ora ognuno le guarda a casa e si è persa parecchia socialità. Il barista oggi deve essere un po’ psicologo, saper ascoltare le persone e riuscire a farle sorridere. Viviamo nel regno del terrore, la gente ha paura della società in cui vive e ha bisogno di parlare con qualcuno, noi siamo qui ad ascoltare e a provare a farla sorridere».
Il bar tabacchi è molto frequentato anche dalle donne, che chiacchierano con Carmela o Pantaleone, che le chiamano per nome tanta è la consuetudine della visita: «Alcune arrivano a bere il caffè dopo aver fatto la spesa al vicino supermercato, altre a comperare le sigarette. I giovani non sono molti, preferiscono i locali alla moda, noi siamo molto spartani, qui è abolito il latte di soia per il cappuccino, ma è la nostra caratteristica ed è meglio così. Vengono per le sigarette elettroniche, la cui vendita è in netto aumento. La nostra società ci bombarda con ogni tipo di informazione, e molte persone escono di casa e passano al bar solo per evadere e stare un po’ soli, oppure per parlare. Arrivano anche i tirocinanti del vicino ospedale o i famigliari dei pazienti ricoverati. Facciamo anche tavola calda, servendo panini toast, pizze e dolci, tra cui le sfogliatelle napoletane preparate da mio padre Antonio».
Arriva la signora Daniela e subito siede al tavolino con caffè e brioche: «Qui trovo sorriso, simpatia e cordialità, vengo spesso la domenica apposta da via Magenta, dove abito, a fare colazione o più tardi per un “bianchino”. Sono pugliese e in questo locale ritrovo l’affabilità che c’è anche nella mia terra».
Chiacchierando con mamma Carmela, salta fuori che Pantaleone fa parte del consiglio direttivo del Rugby Varese: «Gioco tuttora in seconda squadra nel ruolo di pilone. Ho incominciato a 15 anni grazie ai consigli di un cliente che mi convinse a praticare questo sport, che mi ha dato tanti insegnamenti perché è ancora una disciplina umile. Noi del bar partecipiamo come volontari anche alla festa annuale al campo di Giubiano, che quest’anno si terrà dal 12 al 14 giugno».
Alla fine il vostro cronista se ne va con una sfogliatella nello zaino, rincorso dalla voce di Pantaleone: «Mi raccomando, prima di mangiarla, scaldala tre minuti nell’antiaderente».