Territorio - 16 maggio 2026, 07:53

VIDEO. Alberto Ravagnani a Busto, «città del cuore», con il monologo “Una scelta”. Ma i bustocchi non accorrono

Al Teatro Sociale Delia Cajelli l’ex sacerdote, per anni a San Michele, ha parlato di sé e ha affrontato temi universali, confrontandosi anche con il pubblico: «Io voglio bene ai ragazzi, non li ho abbandonati»

Alberto Ravagnani, ex don, è tornato a Busto Arsizio, la città a cui è “più affezionato in assoluto”, come ha detto lui stesso nel video di presentazione di “Una scelta”, lo spettacolo che si è svolto ieri sera, 15 maggio, al Teatro Sociale Delia Cajelli.

In città Ravagnani ha vissuto alcuni anni: in particolare è stato coadiutore a San Michele. Ma Busto è rimasta tiepida, per non dire fredda, a giudicare dal numero delle presenze in sala, con poco più di un centinaio di biglietti staccati.

Classe 1993, Ravagnani è stato ordinato sacerdote nel 2018 ed è rimato tale fino all’inizio del 2026 quando ha deciso di prendere un’altra strada.

Lo spettacolo

Quello dell’ex “prete influencer”, come veniva chiamato, è stato un monologo sui temi della scelta, sulla capacità di cambiare e di mettersi in discussione, sulle difficoltà legate al cambiamento in ogni ambito della vita, dagli studi al lavoro alla famiglia. E poi ha parlato di libertà, di fede, del suo percorso. «Il vero rischio – ha detto – è vivere una vita che non ci rappresenta».

Dopo il monologo, c’è stato il tempo del confronto durante il quale Ravagnani ha colloquiato con i presenti (di tutte le età, tra cui tanti giovani) in uno scambio di esperienze e di punti di vista. Qualcuno ha raccontato di una scelta che ha dovuto affrontare, qualcun altro ha fatto osservazioni. Qualcuno gli ha fatto notare che aveva delle responsabilità verso i giovani che lo seguivano («un tasto dolente – ammette l’ex prete – io voglio bene ai ragazzi, non li ho abbandonati, sono a rispettosa distanza in attesa di capire cosa succederà»).

Su domanda di una spettatrice, l’autore ha spiegato cosa lo avesse spinto a diventare sacerdote: «A 17 anni – ha spiegato - mi sono convertito, mi sono innamorato di Dio». Ma, e questo però l’ha maturato solo recentemente, «forse era più facile innamorarsi di Dio che di una ragazza». «Ma sono contento di aver fatto tutto quello che ho fatto – ha concluso – dentro di me ho un prete, non rinnego il mio passato».

Mariagiulia Porrello