Territorio - 15 maggio 2026, 18:57

«Riposa in pace e abbraccia il nonno». Ma Ebe Serri resta qui: dal cuore all'anima, il passo è breve

A Venegono il commosso addio a Ebe Serri, che con Umberto "Tino" Belletti aveva coltivato e accudito il seme da cui sono germogliati lo Scoiattolo e la Varesina. Per lei in un ultimo dono pieno di riconoscenza la maglia numero 11 bianca e rosa della Varesina e la scritta "Lotta. Sempre" con le parole del nipote Max Di Caro: «Nonna, ricordi quando esultavi a San Siro il primo maggio 1994, in mezzo a noi milanisti che di lì a poco avremmo vinto la Coppa dei Campioni con il Barcellona, per la vittoria salvezza della tua Reggiana?»

Ebe Serri, accompagnate dalle rose e dalla maglia bianca e rosa numero 11 della Varesina con la scritta "Lotta. Sempre", ha ritrovato il suo Umberto "Tino" Belletti

Max, perché piangi? Io sono qui. 

“Io sono qui" è un messaggio sospeso nell'aria per i nipoti di Ebe Serri, Max - che l'ha ricordata oggi tra le lacrime nella chiesa di Venegono Inferiore durante il funerale - Matteo e Valentina, per le figlie Annamaria e Giancarla, per le famiglie Belletti, Di Caro e Guerra e per quell'intera comunità che si è stretta a lei, ora di nuovo accanto al suo carissimo "Tino", riconoscendole il dono di aver allargato questa sua grande famiglia al territorio, creando identità, lavoro e valori grazie allo Scoiattolo e alla Varesina, germogliati dal seme che lei e Umberto "Tino" Belletti avevano coltivato e accudito.

Io sono qui e credere in me ora, anche se non mi vedete, è un po' come farlo quando ero accanto a voi: il richiamo dell'anima era comunque un vento leggero ma potente e così il mio silenzio, un mio sorriso, un piccolo gesto diventano ora ancora più presenti nell'esempio, più influenti nella lontananza, più vivi nel distacco. 

Max ha prima ringraziato le figlie e la famiglia di Ebe, poi i dottori che le sono stati accanto fino all'ultimo, «mamma, nonna, suocera che ha affrontato anche la malattia con dignità, senza mai lamentarsi».

«Nonna, ricordi quando esultavi a San Siro il primo maggio 1994, in mezzo a noi milanisti che di lì a poco avremmo vinto 4-0 la Coppa dei Campioni contro il Barcellona, per la vittoria salvezza della tua Reggiana?».

«Ci facevi fare merenda a qualunque ora, anche prima di cena, ci portavi nei boschi a raccogliere i tuoi amati funghi, a tavola aspettavamo i tuoi tortelli pieni di burro anticipati dalla tua risata contagiosa. E poi facevi dormire me e Matteo nel lettone con te quando papà e mamma non c'erano...».

L'omaggio più bello, che arriva dal cuore di due nipoti per la loro nonna, ha davvero fatto sembrare per un attimo a tutti che Ebe Serri fosse davvero lì, in chiesa a Venegono, nelle parole piene di vita pronunciate con il cuore in gol da Max mentre invece lei, come sempre, aveva fatto un passo indietro, con umiltà e i piedi per terra, per ritornare là dove era sempre stata, all'approdo di una vita e di un'eternità, accanto al suo Tino. 

«Riposa in pace e abbraccia il nonno» ha concluso Max salutando per l'ultima volta nonna Ebe che, avvolta dalla maglia numero 11 bianca e rosa della Varesina con la scritta "Lotta. Sempre", si è spostata solo di pochissimo, andando ancor più nel profondo senza bisogno neppure di una parola, come sapeva fare solo lei. Dal cuore all'anima, il passo è breve. 

Andrea Confalonieri