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Storie | 12 maggio 2026, 08:10

Lino, l'intagliatore del Sacro Monte che dà vita al legno con forme e volti formidabili: «La bellezza dell'imperfezione»

Una piccola storia meravigliosa che profuma di faggio, olivo e legno: se capitate dalle parti del Mosè, quasi certamente incontrerete Lino Biagini in azione seduto su uno dei muretti. «Lavoro solo all'aperto, tra le persone, e per intagliare un bastone impiego circa 18 ore, 4 per la testa. Ho scolpito anche il diavolo e una volta ho realizzato una grande fontana in pietra con dei nudi femminili ma con teste di animali fantastici». La meravigliosa riproduzione fatta con tappi di sughero modellati dell’ingresso del Santuario, con il campanile e il pozzo e perfino la gradinata che sale verso lo spiazzo (FOTO)

Lino Biagini al Sacro Monte dove intaglia manici di bastone per farne piccole opere d’arte. A destra la riproduzione fatta con tappi di sughero modellati dell’ingresso del Santuario, con il campanile, il pozzo e la gradinata che sale verso lo spiazzo

Lino Biagini al Sacro Monte dove intaglia manici di bastone per farne piccole opere d’arte. A destra la riproduzione fatta con tappi di sughero modellati dell’ingresso del Santuario, con il campanile, il pozzo e la gradinata che sale verso lo spiazzo

Se capitate dalle parti del Mosè, a Santa Maria del Monte, quasi certamente lo incontrerete, mentre seduto su uno dei muretti a seconda di come gira il sole, intaglia un manico di bastone per farne una piccola opera d’arte. Lino Biagini abita poco distante, in una casa che regala una finestra sul mondo, perché dal suo soggiorno si spalanca la visione dei laghi di Varese, Comabbio e Monate, e chi si sveglia guardando questo panorama, di certo poi ha qualcosa da raccontare.

Lino è nato 76 anni fa in Calabria, a San Benedetto Ulano, paese di tradizione albanese ma a 22 anni era già a Varese, dove viveva sua madre, separata dal marito. Aveva lavorato un anno come cameriere in un ristorante italiano in Germania ma non era cosa, così entrò alla Bassani Ticino, dove rimase per 14 anni, prima di licenziarsi e darsi all’arte.

«Fin da quando ragazzino pascolavo due caprette in Calabria mi piaceva intagliare il legno e scolpire la pietra, sono un autodidatta non ho fatto certo Brera, ma per anni ho campato vendendo le mie opere qui al Sacro Monte, dove avevo il chiosco sulla salita verso il Santuario. Ora i tempi sono cambiati, e posso dire di lavorare ancora ma per passare il tempo, perché mi annoio», racconta Lino, che è sposato con Rosella, sacromontina doc, e ha due figli, Alessandro che lavora a Manhattan in una grande agenzia di modelle, e Davide che fa il vigile del fuoco.

Lino non ha la pretesa di essere un artista, è un bravo artigiano che ha il dono della fantasia e lavora all’aperto, da sempre. «Non ho mai avuto un laboratorio, amo stare fuori e incontrare le persone, e mi fa piacere se qualcuno elogia i miei lavori. Fino a qualche anno fa, quando il mercato era ancora buono, dipingevo parecchio e vendevo moltissimo, di più dei pittori professionisti che arrivavano qui a dipingere en plein air. Arrivavano galleristi da Milano e mi comperavano sette-otto tele per volta, e molte mie grandi sculture in pietra adornano le ville di Varese. Le mie opere non sono perfette, a differenza di quella dei professionisti, ma piacevano per questo, la perfezione a volte appiattisce, rende stucchevole un quadro».

Gli anni tra il 1986 e il 1995 sono stati fortunatissimi per Lino Biagini, le sue vedute del Sacro Monte andavano a ruba e lo si vedeva scolpire formelle sulla gradinata del Santuario. «Molti artisti si complimentavano con me, ma altri mi odiavano perché vendevo più di loro senza aver studiato pittura. Una volta vennero due critici che lavoravano a Palazzo Pitti a Firenze e videro i quadri esposti nel mio chiosco. Ero intimidito e non mi avvicinai per ascoltare quello che dicevano, un amico lo fece per me. “Hanno detto che non sanno se tu fai apposta a dipingere in maniera imperfetta oppure proprio non sei capace, fatto sta che alla fine hanno lodato molto le opere proprio per la loro imperfezione”, mi rivelò l’amico. Infatti quando ho voluto perfezionarmi e dipingere come i professionisti ho venduto molto meno».

Lino, che coltiva l’insalata sul balcone di casa, ha costruito per Natale una riproduzione dell’ingresso del Santuario, con il campanile e il pozzo e perfino la gradinata che sale verso lo spiazzo. Tutto è fatto con tappi di sughero modellati, un lavoro certosino di mesi, mentre nel chiosco, oggi chiuso, è conservato un altro diorama in pietra dello stesso soggetto.

«Amo inventare forme e volti, ho intagliato bastoni con la testa di Garibaldi o di Giuseppe Verdi, poi ci sono quelli con le teste d’aquila e di cavallo. Il manico di solito è in faggio, mentre la testa è di olivo, con il legno che un amico mi manda dalla Calabria. Per intagliare un bastone impiego circa 18 ore, 4 per la testa, e non posso certo venderlo a pochi euro. Oggi non sono molti a capire questi lavori, anche se qualche giovane ancora mi avvicina per farmi i complimenti, i tempi ormai sono cambiati e anche il Sacro Monte non è più quello di una volta».

E Lino ci mostra il suo vecchio chiosco, un tempo meta di turisti e compratori e oggi diventato un piccolo magazzino dei suoi lavori. All’interno ci sono purosangue al galoppo intagliati nel legno, figure bizzarre, il Sacro Monte in miniatura e un volto terribile, che atterrisce: «Ho scolpito anche il diavolo, perché no? Ho sempre voluto andare controcorrente, e una volta ho realizzato una grande fontana in pietra con dei nudi femminili ma con teste di animali fantastici. Sarà in qualche giardino di Varese, ma da qui è passata tanta gente, non posso ricordarmi di tutti».

Mario Chiodetti

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