Salute - 12 maggio 2026, 12:01

«Più ricoveri in tempi rapidi e meno pressione sul Pronto Soccorso»: attiva a Gallarate la degenza ad alta rotazione

Al Sant’Antonio Abate diventano operativi sei nuovi posti letto, che si aggiungono ai 26 già presenti in Medicina Interna, destinati ai pazienti che necessitano di cure di breve durata, osservazione clinica e monitoraggio sanitario

Dr.ssa Barbara Calcaterra, responsabile della degenza ad alta rotazione

La degenza ad alta rotazione dell’ospedale di Gallarate è entrata in funzione all’inizio della scorsa settimana: i primi ricoveri sono stati effettuati martedì 5 maggio sotto la guida del Direttore della Struttura Complessa di Medicina, Dr. Paolo Ghiringhelli.

Sei posti letto in più oltre ai 26 già attivi nel reparto di Medicina Interna.

L’obiettivo del nuovo reparto è quello di migliorare la gestione dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere per periodi brevi, ma che non presentano condizioni tali da richiedere lunghe degenze.

«La struttura accoglierà principalmente pazienti provenienti dal Pronto Soccorso oppure ricoveri programmati di persone che necessitano di monitoraggio clinico, terapie endovenose, osservazione o accertamenti diagnostici rapidi. Il modello organizzativo è pensato per favorire dimissioni tempestive e appropriate, riducendo i tempi di permanenza in ospedale», spiega il Dr. Ghiringhelli.

«L’introduzione della degenza ad alta rotazione consentirà di aumentare il turnover dei posti letto e quindi di ricoverare un numero maggiore di pazienti in tempi più rapidi. Questo dovrebbe tradursi in una riduzione delle liste d’attesa e in un alleggerimento della pressione sui reparti di Pronto Soccorso e Medicina Interna», prosegue la Dr.ssa Barbara Calcaterra, responsabile della degenza ad alta rotazione.

«Anche dal punto di vista organizzativo i benefici sono rilevanti: una gestione più efficiente dei posti letto e del personale sanitario permetterà di concentrare maggiormente le risorse sui pazienti più complessi. Inoltre, degenze più brevi riducono il rischio di infezioni ospedaliere; si verifica quindi una minore esposizione a patogeni nosocomiali e un miglioramento della qualità percepita dell’assistenza, senza dimenticare che si consente ai pazienti clinicamente stabili di rientrare prima al proprio domicilio», conclude la Dr.ssa Calcaterra.

Il Direttore della Struttura Complessa di Medicina, Dr. Paolo Ghiringhelli

Comunicato Stampa