Politica - 08 maggio 2026, 07:30

Rimpasto, Speroni: «Episodio sgradevole, ma l’uscita della Lega dalla giunta sarebbe il trionfo di Antonelli»

Il direttivo del partito ha deciso di non arrivare allo scontro frontale dopo la clamorosa decisione unilaterale del sindaco di estromettere Albani dalla giunta. Anche uno storico esponente del Carroccio come l’ex ministro bustocco Speroni non avrebbe optato per scelte clamorose: «Si potrebbero forse disertare le commissioni, per dare il segnale che non siamo i lacchè di Antonelli»

Da sinistra, Francesco Speroni e Alessandro Albani

Nessuno strappo, niente «colpi di testa», per usare le parole del segretario provinciale Andrea Cassani. Il direttivo della Lega di Busto Arsizio, riunitosi martedì sera nella sede di via Culin, ha deciso di non arrivare allo scontro frontale dopo la clamorosa decisione unilaterale del sindaco Emanuele Antonelli di estromettere dalla giunta Alessandro Albani – segretario cittadino del Carroccio – rimpiazzato con la meloniana Claudia Cozzi, limitandosi a chiedere una verifica di maggioranza.

«L’episodio è stato sgradevole, ma dal sindaco Antonelli ci si possono aspettare anche queste cose. Una reazione più forte della Lega, come uscire dalla giunta, a questo punto sarebbe stata un trionfo di Antonelli».
È questa l’opinione di Francesco Speroni, già ministro, senatore, eurodeputato e figura indubbiamente autorevole della Lega di Busto. Martedì sera non ha partecipato alla riunione del partito in cui si è optato per la linea morbida. Ma anche lui, esponente dell’arrembante Lega delle origini, sposa obtorto collo la decisione del direttivo.

Strappare, abbandonare l’esecutivo cittadino? Quello «sarebbe stato proprio il trionfo di Antonelli», sostiene Speroni. «Se vuole lo può fare lui, ha i numeri, se caccia la Lega c’è sempre una maggioranza in Consiglio comunale. Altrimenti, andiamo avanti per un anno e poi tutto sarà finito, nel senso che lui non sarà più sindaco e non potrà esserlo un’altra volta, se non cambia la legge».

Insomma, abbozzare e tirare avanti a un anno dal voto a Busto ma anche a Varese e Gallarate. Certo, prosegue Speroni, «forse la Lega poteva avere qualche reazione. Mi ricordo che quando ero il capogruppo e il sindaco Farioli prese una decisione che non condividevamo, noi per un certo periodo non abbiamo più partecipato alle riunioni di commissione. Una scelta di questo tipo non avrebbe cambiato granché le cose, ma almeno sarebbe stato un segnale del fatto che non siamo proprio i lacchè di Antonelli. Le decisioni non spettano a me, quindi a quanto pare va bene così, visto che manca solo un anno di amministrazione. Ci sono altri equilibri da mantenere, ci sono delle elezioni questo mese. Probabilmente è stata la decisione più saggia, anche se non piacevole».

La realpolitik che prevale sul celodurismo. Si può dire che quella della Lega di Busto è stata una scelta più andreottiana che bossiana? «Ma no – risponde l’ex ministro – anche Bossi sapeva gestire le cose tenendo conto della realtà dei fatti. Se avessimo avuto dei numeri diversi, si poteva agire in maniera differente. Poi non dipende solo dalla Lega, ma anche da certe scelte, a cominciare da quella di chi volta gabbana, nel senso che cambia movimento politico e mantiene la poltrona. Mi riferisco a tanti, a cominciare da Max Rogora». Il cui passaggio, proprio dalla Lega a FdI (ora è nel misto dopo aver aderito a Futuro Nazionale di Vannacci), innescò il primo rimpasto. Altri consiglieri comunali lo hanno seguito, spingendo i meloniani a tornare a chiedere quel secondo assessore che, alla fine, hanno ottenuto.

Con un blitz di Antonelli che, pare ormai assodato, non avrà ripercussioni politiche. D’altra parte, lo stesso Speroni – che, quando il partito decise di sostenere la seconda candidatura proprio di Antonelli, lasciò la guida della segreteria cittadina – se oggi fosse al comando della sezione di via Culin non avrebbe spinto per decisioni clamorose. «Ci sono ragioni superiori. Le elezioni di questo mese, il fatto di essere in coalizione in altri Comuni importanti, a cominciare da Gallarate. Avrei fatto magari fatto qualche azione, appunto come quella di non partecipare alle commissioni, ma non sarei arrivato a uscire dalla giunta perché sennò avrei dato totalmente la vittoria ad Antonelli».

Riccardo Canetta


SPECIALE POLITICA
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