Ci sono percorsi che a volte sembrano distanti tra loro, ma prima o poi si incrociano, dando luogo a un’unione di ispirazione e intenti nel nome del paesaggio e delle bellezze naturali dietro casa nostra. È il caso del pittore Giovanni Beluffi e del fotografo naturalista Armando Bottelli, entrambi grandi appassionati e frequentatori del lago di Varese, e chiamati a esporre i loro lavori nella mostra intitolata “Il Lago, dove parla il Silenzio”, che si inaugurerà sabato 9 maggio alle ore 18 al Chiostro di Voltorre (fino al 31 maggio, orari: venerdì 15,30 – 18,30; sabato e domenica 10 – 12 e 15 -18. Ingresso libero) organizzata da AQST (Accordo quadro di sviluppo territoriale della Regione), con il patrocino di Regione Lombardia, Provincia di Varese, del comune e del Gruppo Cultura di Gavirate e il supporto di Alfa.
Il filo conduttore della mostra, se vogliamo, è la poesia, che entrambi gli artisti mettono a profusione nella loro ricerca, con tele e fotografie dove imperano il silenzio, la quiete delle acque, le nuances di colori, le luci cangianti dell’alba e del tramonto.
Le tele di Giovanni Beluffi sono racconti di formazione, a volte chiacchierate tra amici, perfino reportage di incontri con la folaga o lo svasso, il nannufaro o l’iris gialla, tutto concorre ad alimentare la voglia di essere lì, davanti al lavoro che prende forma, a testimoniare tutta quella ricchezza catturata passeggiando, in costante dialogo con sé stesso. Ogni pennellata del pittore è un verso poetico, un canto a bocca chiusa, un omaggio devoto alla nostra terra e alle acque che le donano la vita, e nelle tele nessuna forma umana appare, così da restituirci l’immagine dell’origine del mondo, quella di un universo incorrotto e pulito, come il sentire dell’artefice.
«Gli scatti migliori si fanno ritraendo i paesaggi del cuore». È questo il credo di Armando Bottelli, fotografo naturalista di Castelseprio che di fatto vive sul lago di Varese, del quale conosce ogni riva e ogni canneto, perché da anni lo documenta con infinita pazienza e dedizione. Aironi, folaghe, svassi, cormorani non hanno segreti per l’obiettivo di Bottelli, che trascorre notti intere sul lago spostandosi con un “barchét” da pesca, una sorta di capanno mobile che gli consente di scattare a pelo d’acqua. E poi le immagini dedicate agli ultimi pescatori del nostro lago, seguiti per giorni all’alba e al tramonto, amici con cui sedersi a un tavolo ad ascoltare i segreti di un mestiere ormai in estinzione.
A Voltorre il lago racconterà il suo volto più intimo grazie al lavoro di due poeti dell’immagine, capaci di catturarne lo spirito con garbo e amore, percorrendolo con il cuore pulito e lo sguardo lontano.