È uno degli “antipasti” delle nostre Prealpi, dislocato com’è leggermente più a sud (oltre che decisamente più a est) del Massiccio del Campo dei Fiori. Una posizione decisamente fortunata: dalla sua vetta il “dominio” dello sguardo sulla pianura è allo stesso tempo grandioso e immediato, favorito in tal senso dalla relativa altezza e soprattutto dalla prossimità. E allora confermiamo la definizione iniziale: proprio un antipasto, oltretutto corposo, soprattutto di bellezza, tutta la bellezza che le piccole-grandi montagne di casa nostra hanno da offrire.
Scriviamo del Monte Monarco, 858 metri di altitudine, cima facente parte del gruppo del Piambello, facilmente raggiungibile da Varese e da tutto il circondario. La meta è ideale per una mattinata o un pomeriggio di primavera o inizio estate, prima che il caldo renda meno godibile l’escursione: vicina, di non lunga ascesa e quindi relativamente facile, ma assai appagante nei panorami.
L’avvicinamento in auto comporta la necessità di raggiungere Induno Olona e, più precisamente, via Tabacchi, dalla quale occorre prendere via Castiglioni che, salendo, confluisce nella Strada per Montallegro. Sorpassato il bel castello di Frascarolo, l’arteria diventa sterrata ed entra nel bosco: proprio qui è possibile parcheggiare negli spazi a bordo via, appena superato l’ultimo gruppo di case. L’inizio del sentiero (il numero 475, identificato in bianco e in rosso) si trova sulla destra, preceduto da una sbarra.
I primi passi si compiono su una lingua coperta di fogliame, che continua costeggiando due piccoli bacini artificiali e presto si inerpica, anche attraverso delle scale, fino alla località Montallegro, piacevole pratone sul quale un tempo, oltre a una fattoria ancora oggi esistente, si affacciava un frequentato ristorante. C’è un’alternativa a questa prima parte dell’itinerario: è la continuazione della strada prima citata, che in modo più dolce, sale allo stesso punto.
Superati il minuscolo abitato e una cappelletta religiosa di colore rosso, il sopraggiungere di un bivio separa la continuazione dell’ascesa (a destra) da un altra traccia che invece scende verso la Valganna. Siamo all’incipit della seconda impennata di giornata: da qui in poi solo salita, a tornanti, fino alla vetta. Niente di troppo impegnativo, tuttavia, perché il sentiero è sufficientemente largo, la pendenza è costante ma non eccessiva e l’ombra degli alberi concilia i brevi riposi necessari a prendere fiato. Da segnalare, piuttosto, la presenza di alcune piante cadute (probabilmente durante le ultime tempeste che hanno afflitto il nostro territorio) che ostruiscono il passaggio: gli ostacoli creati sono comunque superabili con un po’ di attenzione, ma un intervento di manutenzione sarebbe opportuno.
Una curva dopo l’altra e il cielo si avvicina, anticipato da un primo belvedere attrezzato con tavoli da picnic, panchine e griglia. Non accontentatevi di fermarvi in questo punto: a distanza di 5 minuti, giusto il tempo di salire alcuni gradini, ecco la cima vera e propria, sulla quale si trova un’altra cappelletta dedicata al Cristo Redentore. Dalla partenza è trascorsa circa un’ora e dieci minuti, che diventa al massimo un’ora e trenta a passo più lento e con soste più frequenti.
Ogni secondo di fatica è in ogni caso ripagato: all’arrivo la vista è un mosaico che cattura gli occhi per interi minuti. A sud ecco Induno e poi Varese, distinguibile nei suoi vari quartieri appena sopra il lago (anzi, i laghi) e l’inizio vero e proprio della Pianura Padana, con le sue “macchie” di urbanizzazione; a ovest uno spettacolo completamente diverso di valli (la Valganna in primis) e di cime: il Chiusarella, la Martica, il Poncione e, ovviamente, il Campo dei Fiori, con il borgo del Sacro Monte da ammirare in un’inedita versione di profilo; in secondo piano, sempre nella stessa direzione, una buona parte della catena delle Alpi piemontesi; spalle alla pianura, infine, ci sono il verde vicino delle Prealpi più profonde (visibili anche il Lema e il Limidario) e la maestosità lontana delle Alpi Svizzere a ristorare l’anima.