Cronaca - 29 aprile 2026, 11:35

Omicidio di Cairate: Caglioni ricorre in appello contro l’ergastolo

Impugnata la sentenza della Corte d’Assise di Busto Arsizio: la difesa sostiene l’assenza di un accordo omicidiario e attribuisce a Carolo l’iniziativa esclusiva dell’aggressione mortale. Chiesta l’assoluzione o la riqualificazione del reato

Ha presentato ricorso in appello contro la condanna all’ergastolo Michele Caglioni, ritenuto responsabile in primo grado dell’omicidio di Andrea Bossi, il 26enne ucciso nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2024 nella sua abitazione di Cairate. A darne notizia è il quotidiano La Prealpina.

La sentenza, pronunciata il 16 dicembre dalla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio, aveva inflitto la pena dell’ergastolo anche a Douglas Carolo, accogliendo l’impostazione accusatoria secondo cui i due avrebbero agito insieme, in accordo, con l’obiettivo di uccidere e rapinare la vittima. In aula, il pubblico ministero Giulia Grillo aveva definito quanto avvenuto nell’abitazione «una voragine di umanità».

Come già annunciato dopo il verdetto, la difesa di Caglioni, rappresentata dall’avvocato Nicolò Vecchioni, ha impugnato la decisione sostenendo l’assenza di un accordo omicidiario. Secondo questa ricostruzione, il giovane non conosceva Bossi e sarebbe stato coinvolto dall’amico Carolo con la convinzione di partecipare a un furto, una razzia di denaro e gioielli in casa di Andrea. Secondo la difesa di Caglioni, quanto accaduto - ossia l’aggressione mortale - è da attribuire esclusivamente a Carolo, come «iniziativa autonoma e non prevedibile».

Nel ricorso si sottolinea inoltre una presunta condizione di subordinazione psicologica di Caglioni nei confronti del coimputato, che lo avrebbe influenzato e intimidito anche dopo il delitto. La difesa contesta poi la sussistenza delle aggravanti della premeditazione e del nesso teleologico, ritenendo insufficienti gli elementi probatori, tra cui le dichiarazioni dell’ex fidanzata di Michele.

Alla luce di queste argomentazioni, la richiesta è di assoluzione o, in subordine, di riqualificazione del fatto come concorso anomalo. In tal caso, verrebbero meno i presupposti per la pena dell’ergastolo e si aprirebbe la possibilità di accesso al rito abbreviato, con la conseguente riduzione di un terzo della pena.

Resta tuttavia centrale, anche in vista del giudizio di secondo grado, il quadro delle evidenze scientifiche già valutate in primo grado, che avevano contribuito alla condanna di entrambi gli imputati.

A. M.