Il piano di rilancio dei siti italiani di Beko, tra cui quello di Cassinetta di Biandronno, non decolla e sindacati ed Rsu esprimono tutta la loro insoddisfazione e preoccupazione.
Si è tenuto nel pomeriggio di oggi a Roma nella sede del Ministero delle Imprese una riunione tra le parti coinvolte, proprio per fare il punto sull'applicazione concreta del piano industriale.
A quanto si apprende, la multinazionale turca ha lamentato difficoltà causate dalla concorrenza asiatica low cost: i rappresentanti dei lavoratori hanno invece sottolineano come l'unico punto raggiunto del piano sia finora quello delle uscite concordate dei dipendenti.
Il sindacato critica fortemente Beko perché gli investimenti non sono in linea con quelli promessi nel piano industriale né dal punto di vista economico né da quello dei tempi. In quasi tutti gli stabilimenti c'è ancora un importante ricorso alla cassa integrazione Cigo anche a Cassinetta, dove le capacità lavorative sono ridotte.
Nello stabilimento varesino non decolla quindi il promesso polo del "caldo". I sindacati premono su azienda, Governo e rappresentanti delle istituzioni territoriali, un'attenzione maggiore al rispetto del piano industriale.
Di seguito il comunicato stampa unitario dei sindacati Fim, Fiom, Uilm e Uglm:
Nell’incontro tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, come sindacati abbiamo denunciato una situazione preoccupante nello stato di attuazione del piano industriale oggetto di accordo il 14 aprile 2025.
La Direzione di Beko, pur sostenendo di aver investito lo scorso anno 110 milioni di euro nelle fabbriche italiane, ha comunque ammesso una difficile situazione di mercato, che ha comportato la necessità di aumenti di capitale e che affonda le sue radici in uno spostamento dei consumi sulle gamme più economiche, nonché su una concorrenza asiatica sempre più agguerrita. Perdura infatti un pesante utilizzo della cassa integrazione, nonostante l’avvenuta realizzazione quasi in tutte le realtà delle uscite volontarie incentivate pattuite lo scorso anno.
Per quanto riguarda il sito di Siena, inoltre, a detta della Direzione di Beko, sono pervenuti nove interessamenti. L’ipotesi che oggi è al vaglio consiste nella possibile compresenza di tre soggetti diversi, che insieme potrebbero potenzialmente assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite volontarie. Come definito nell’accordo quadro il perimetro occupazionale di riferimento è di 229 posti di lavoro.
Come sindacati per gli stabilimenti del gruppo denunciamo il ritardo negli investimenti e il calo dei volumi, che mettono a repentaglio la buona riuscita del piano. Inoltre denunciamo storture evidenti nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali ( in particolare rispetto ai lavoratori con ridotte capacità lavorative e ai white collar) dalla mancanza di una rotazione equa fra i lavoratori a una carenza nelle operazioni di ricollocazione interna. Chiediamo inoltre, terminato il percorso di uscite incentivate, di avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori interinali ed in staff leasing presenti in tutti gli stabilimenti.
Al contempo, per Siena denunciamo l’incapacità nell’arco di un anno di individuare concreti investitori. Alla Regione Toscana chiediamo di svolgere finalmente quella azione di promozione sul territorio che nella sostanza è indispensabile per una buona riuscita del piano di reindustrializzazione di Siena. Al Governo chiediamo di esercitare pressioni insieme al sindacato su Beko, affinché nelle realtà italiane siano realizzati appieno i piani di investimento e le conseguenti assegnazioni produttive. Inoltre chiediamo l’insediamento di un tavolo di settore per gli elettrodomestici, giacché l’attuale situazione di mercato e di crisi energetica ne mette a repentaglio la stessa sopravvivenza.
Occorre un intervento deciso e congiunto su Beko e sul settore del bianco per invertire una situazione assai grave, che se non corretta porta al declino. Necessario la riconvocazione al Mimit del tavolo di settore.