Storie - 27 aprile 2026, 15:35

Le avventure d'altri tempi della Galleria dei Cristalli di Sesto Calende: «Cercare minerali e l'oro nel fiume Ticino mi fa sentire vivo»

Giorgio Bogni che è stato protagonista anche in tv su Dmax, racconta la sua storia e quella del suo negozio: «La passione è iniziata quando avevo sette anni, durante un pic-nic tra Liguria e Piemonte quando mi sono messo alla ricerca di minerali con mio papà e i suoi amici che avevano un negozio. Ho vissuto esperienze incredibili, sono sceso fino a 700 metri sotto terra per esplorare grotte. Da quindici anni cerco l'oro, con il piatto come si faceva una volta, una sfida con la natura. Il mio record? Una pepita da 14 grammi e 49, che ho chiamato Settimia, un'emozione pazzesca che mi fa tornare bambino»

Giorgio Bogni nella sua Galleria dei Cristalli a Sesto Calende

Ci sono materiali che fanno brillare gli occhi a chi li guarda e ammira e che ci ricordano anche quanto sia ricco di cose preziose il nostro territorio. Giorgio Bogni, titolare della "Galleria dei Cristalli" di Sesto Calende, ci racconta la sua storia, che è anche una grande e affascinante avventura, un percorso fatto di studio dei minerali, ricerca dell’oro e impegno costante nel valorizzare quanto di bello può offrirci la natura, trasmettendo questa passione anche ai più giovani. 

Bogni è geologo e cercatore d'oro, protagonista anche in tv della serie su DMAX intitolata "Monte Rosa: La miniera perduta". Ha partecipato anche a programmi televisivi tedeschi e di recente è stato intervistato per il TG2 Storie. La sua Galleria dei Cristalli ha clienti provenienti non solo da tutta Italia, ma anche da varie zone del mondo compresa l'Australia. 

Quando nasce il negozio? Com’è nata la sua passione per i minerali?

La mia passione nasce molto tempo fa, in un momento che porto ancora oggi nel cuore. Era il 1974: avevo solo 7 anni quando mio padre mi portò a fare un picnic con alcuni amici di famiglia, che all’epoca avevano un negozio di minerali a Sesto Calende. Ci trovavamo in una zona tra Liguria e Piemonte e, durante quella giornata, li osservai mentre cercavano minerali. Incuriosito, chiesi spiegazioni e iniziai anch’io a cercare. Fu così che trovai il mio primo pezzo di minerale. Ricordo ancora l’emozione: ne rimasi completamente affascinato. Addirittura, mi offrirono un piccolo compenso per quel ritrovamento. Successivamente acquistai il mio primo libro sulla ricerca dei minerali: da lì nacque la passione per la ricerca dei minerali. Ho studiato successivamente geologia all’Università perché avevo già chiaro il mio obiettivo. Nel frattempo, ogni fine settimana, quando potevamo, io e mio padre andavamo in montagna alla ricerca di minerali. Ho vissuto esperienze incredibili, arrivando anche a scendere fino a 700 metri sottoterra per esplorare grotte. È sempre stato qualcosa che mi ha fatto sentire vivo. Dopo la laurea ho deciso di trasformare quella passione in una professione: ho scelto di fare, da adulto, ciò che amavo da bambino, collezionare minerali. Le vetrine della galleria raccontano proprio questo: sono una collezione temporanea di ciò che ho trovato nel tempo. Alcuni pezzi, invece, sono acquistati.

Ci racconta qualcosa della sua Galleria?

Tendenzialmente non vendo i minerali che ho trovato personalmente, perché il legame emotivo è troppo importante. Hanno un valore emozionale per me che va oltre a quello economico. I pezzi acquistati si possono vendere, ma quelli scoperti con le proprie mani hanno un’energia diversa, unica. Naturalmente, per arricchire una collezione, è necessario comunque acquistare alcuni esemplari.

Come nasce, invece, la passione per l’oro?

Circa quindici anni fa ho sentito il bisogno di offrire qualcosa di unico, diciamo a chilometro zero. L’Italia ricca di minerali da collezione, ma questo patrimonio non è ancora pienamente valorizzato. Tra Lombardia e Piemonte esistono molti territori interessanti, ma non è sempre facile trovare materiali che possano attrarre il grande pubblico. Per questo motivo ho deciso di dedicarmi anche alla ricerca dell’oro, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il territorio e renderlo accessibile e affascinante anche per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo.

Quando ha iniziato a cercare l’oro?

Avevo già fatto una prima esperienza circa trent’anni fa, ma è stato più recentemente che questa passione si è sviluppata davvero. Ho iniziato a conoscere persone con grande esperienza, veri ricercatori d’oro, molti dei quali fanno parte dell’associazione Oro in Natura, di cui oggi sono anche nel direttivo. Siamo in tanti, sparsi sul territorio, e grazie a loro si è aperto un mondo: quello delle gare tra cercatori d’oro, della classificazione delle pepite, fino alla tradizione di dare loro un nome. In questo percorso ho conosciuto un mito, Giuseppe Carenzo, una persona con una grandissima esperienza. Fu lui a darmi un consiglio fondamentale: “Impara a trovare l’oro dove c’è e poi potrai imparare a cercarlo dove potrebbe esserci.” Da lì ho iniziato a studiare davvero: ricerca sul campo, approfondimenti, lettura anche di libri, dell’Ottocento. È stato quello il momento in cui è partita la mia “febbre dell’oro”. All’inizio cercavo l’oro con l’idea di venderlo come oro da collezione. Ed è importante distinguere: l’oro da collezione è una cosa, l’oro da investimento, come i gioielli, è un’altra. L’oro da collezione ha un valore più alto, perché è perfettamente localizzato, valorizza il territorio e il lavoro. L’oro industriale, invece, viene estratto in miniera, spesso con impatti ambientali importanti e, in alcuni casi, anche con lo sfruttamento delle persone. Noi facciamo qualcosa di completamente diverso: andiamo a cercarlo con il piatto, con tecniche tradizionali che hanno oltre duemila anni di storia. È una sfida tra uomo e natura, qualcosa di ancora molto ancestrale.

Si può cercare l’oro in Italia?

Si, si può fare. Questo perché l’oro alluvionale, cioè quello che si trova nei fiumi, è normato dalla legge che regola la ricerca di minerali da collezione. È un metallo, ma è a tutti gli effetti un minerale che si trova in natura. In Italia esistono territori molto ricchi, come il Ticino o la riserva naturale della Bessa, dove la presenza dell’oro ha una storia antichissima: si parla addirittura del II secolo avanti Cristo. La cosiddetta “gold rush” del nostro territorio è testimoniata anche da Strabone, che raccontava come fosse necessario limitare il numero di persone impegnate nell’estrazione dell’oro, proprio nella zona della Bessa, tra Biella e il vercellese. Sono quindi testimonianze storiche molto importanti. Negli anni ’80 questa attività è stata riscoperta e ripresa, e io la pratico ormai da circa quindici anni. È una passione vera, profonda.

Quindi lei vende l’oro che trova?

Ho smesso di vendere l’oro il giorno esatto in cui ho preso denaro dando via la fialetta di oro che avevo trovato e mi sono reso conto che le emozioni erano diverse. Mi è dispiaciuto, mi è mancato qualcosa.  Quando prendo in mano una fialetta, rivivo esattamente le emozioni di quel giorno, di quel luogo, del momento in cui ho trovato quell’oro. Non è solo metallo: è un’esperienza racchiusa lì dentro, un ricordo vivo. È un’emozione che non ha prezzo. Tornando alla normativa, la legge regionale consente la raccolta per scopi collezionistici, ma impone alcune regole precise: si possono usare solo attrezzature manuali e bisogna sempre ripristinare l’ambiente dopo aver scavato. Io, personalmente, non vedo l’ora che arrivi la domenica mattina per andare a cercarlo.

Cosa risponde a chi le chiede quanto si guadagna a cercare l’oro?

È una domanda che mi fanno in molti e che vorrei raccontare attraverso un aneddoto. Un giorno stavo scavando lungo il fiume quando è passato un uomo in bicicletta e mi ha chiesto se riuscissi a guadagnare la giornata. Io gli ho risposto: “Ma tu, tutto il giorno in bici, cosa guadagni?” E lui, sorridendo, mi ha dato ragione. Ecco, per me è questo il punto: io lo faccio come hobby, non per guadagno. Ci si deve avvicinare a questa attività con questo spirito, per stare nella natura, per vivere un’avventura, per inseguire un sogno. Così ogni giornata è comunque una vittoria. Se invece lo si fa solo per soldi, si rischia spesso di rimanere delusi: ci sono giorni in cui trovi tanto, ma anche tanti altri in cui non trovi nulla. Una delle cose che amo di più è portare i bambini insieme ai genitori. In loro rivedo me stesso da piccolo, quando andavo con mio padre. Li vedo felici, emozionati anche dopo la fatica. All’inizio accompagnavo soprattutto adulti, ma spesso avevano un secondo fine: tornavano sempre negli stessi punti, senza davvero imparare a cercare.

Qual è il suo record?

Una pepita da 14 grammi e 49 che ho chiamato Settimia: un’emozione pazzesca. Quanto vale? Per me non ha prezzo. 

Giovanna Bochicchio