C’è una Varese che merita i playoff senza discussione, anche quelli del corrente campionato da “ciapa no”, nel quale pare affermata la tendenza generale a perdere per strada le occasioni piuttosto che a coglierle.
Non a caso la soglia della post season quest’anno sarà una delle più basse di sempre, ma questa è un’altra storia.
Ci interessa molto di più individuare, anche all’interno della non indimenticabile - per spettacolo tecnico - Openjobmetis-Vanoli quel momento in cui la rivelazione si compie, come quando tra le pagine di un giallo compare improvvisamente il nome dell’assassino.
La Varese che merita di stare nelle prime otto c’è senza dubbio nella difesa dei primi venti minuti odierni, a costringere una Vanoli di suo abbastanza svogliata a perdere 14 palloni (di cui la metà recuperati proprio dagli uomini di Kastritis). Ofelé fa el to meste, dicono dalle parti di Lodi: il marchio di fabbrica più riconoscibile di questa squadra è l’abnegazione a vietare i canestri altrui e i biancorossi se ne sono ricordati proprio alla penultima allacciata di scarpe, dopo qualche match di sciopero.
Nella difesa ma anche nella resilienza, che almeno a Masnago è diventata flagrante: sarà il calore dei tifosi, sarà il sorriso dei canestri amici, sarà anche un po’ il caso ma a consuntivo di una stagione si può ben affermare che Varese abbia imparato tra le mura del Lino Oldrini a vincere anche le partite più complicate, più maligne, meno brillanti. Due prove, Sassari e appunto Cremona.
Ciò che la falange dell’uomo del Peloponneso non è riuscita invece a introiettarsi nelle vene in 28 giornate è gestire i vantaggi, giocare con logica quando il respiro si fa affannoso, in generale attaccare il canestro con vera pericolosità e costrutto, senza affidarsi esclusivamente alle triple. Anche qui il paradigma è da ricercare nell’ultimo esempio disponibile: 44 tiri da 3 tentati stasera, mai così tanti.
Troppi.
Palla ferma, passaggi orizzontali, pochi giochi a due, ancor meno incursioni a canestro, zero coinvolgimento dei lunghi: no, questa non è una Varese da playoff.
Il terzo principio della dinamica, però, dice che se un corpo A esercita una forza su un corpo B, allora il corpo B esercita sul corpo A una forza uguale e contraria, ma Newton è stato anche avveduto nello spiegarci che esse non si annullano mai a vicenda, perché agiscono su due corpi diversi (A su B e B su A).
E così la Varese di Kastritis: partita da zero, con l’eredità di due stagioni in cui arrossire era diventata una regola, è riuscita a costruire un’identità capace finalmente di risaltare il meglio più di quanto faccia emergere il peggio.
Sembra poco, ma non lo è: è il succo di tutto.
C’è stato un cammino, c’è stata una redenzione e forse ci sarà anche un piccolo paradiso (salvo sorprese e in ogni caso toccate ferro…) ad attendere.