Ci sono uomini e donne che attraversano il loro tempo con uno sguardo capace di intervenire sul presente in maniera significativa, duratura, profonda, ma anche di anticipare quello che verrà dopo. Grazie alla loro straordinaria sensibilità e competenza nell’indagare l’uomo nella sua complessità e fragilità, alcuni Autori, come il nostro Rodari, si rivelano lungimiranti e previdenti.
E sta a noi oggi riconoscerlo.
Perciò nell’antologia, che si sta costruendo con gli approfondimenti dedicati al suo insegnamento in diversi ambiti del sapere umano, non poteva mancare un accenno alla sua attenzione nei confronti del patrimonio culturale «della Nazione». Con questa specificazione entriamo subito nel merito della questione: il patrimonio culturale è un bene della Nazione – concetto ben più specifico e, per molti aspetti delicato, rispetto a quello di Stato (quanta cultura classica e giuridica avevano i nostri Padri costituenti che scelsero con ponderatezza e rigorosa essenzialità ogni singola parola!) – di livello costituzionale, un “valore” così tanto importante e prezioso da essere tutelato al livello più alto: tra i Principi (art. 9) della nostra Carta costituzionale, i pilastri indispensabili e irrinunciabili del nostro Ordinamento, i riferimenti più insigni e luminosi del vivere sociale e civile.
Il dibattito, oggi sempre più vivace, diffuso, in materia di patrimonio culturale beneficia della presa di coscienza – si tratta proprio di una questione di coscienza – della necessità assoluta di difendere i beni di interesse culturale, così come quelli paesaggistici vista la loro eccezionale capacità di offrire un’occasione di elevazione culturale, e non solo, all’individuo come singolo e come membro di una comunità.
Nella favola che racconta le vicende – meschine, subdole, fonti di tristezza, insoddisfazione, rabbia – di un uomo che decide di rubare ogni giorno un pezzetto del Colosseo – «asciugandosi il sudore grattava un pezzo di mattone da una gradinata, staccava una pietruzza dagli archi e riempiva la borsa» – troviamo spunti rilevantissimi per questo discorso. Il monumento, nonostante i suoi “prelievi”, resta saldo nella sua grandezza in ogni senso, ammirato e celebrato da tutti: «Passavano e ripassavano accanto a lui turisti in estasi, con la bocca aperta per la meraviglia, e lui ridacchiava di gusto, anche se di nascosto: – Ah, come spalancherete gli occhi il giorno che non vedrete più il Colosseo».
La favola ci impone di riflettere su concetti fondamentali come monumento, bene pubblico o meglio “comune”, “vocazione” dei beni culturali. Si tratta di temi assai complessi, che pretendono spazio e tempo per l’analisi, e che trovano approfondimento necessariamente in altra sede, ma che è giusto almeno citare per mettere a giorno la lungimiranza del nostro Autore. Il suo sguardo lungo ci pare possa arrivare anche oltre, raggiungendo finanche le novità più recenti, come l’istituzione della “nuova” educazione civica avvenuta con Legge 92/2019, ma anche la riforma della tutela penale del patrimonio culturale attuata con Legge 22/2022.
Insomma, Rodari con una favola per bambini e per adulti e, più in generale con il suo pensiero, offre uno spazio di riflessione straordinario: a chi si occupa di diritto dei beni culturali (e questo è il suo grande merito dal punto di vista dello studio disciplinare), ma anche a ciascuno di noi (e questo è un merito “civile” ancora più grande).
Sull’attualità e urgenza della sua lezione basterà un’apertura rapidissima verso la cronaca più recente che propone eventi incredibili – davvero da non credere – come l’incisione da parte di un turista del suo nome e di quello dell’innamorata sul Colosseo.
Inutile dire quanto sia necessaria l’educazione civica al patrimonio culturale.
Sia concesso chiudere con una riflessione, che fu il punto di partenza di una ricerca sul rapporto tra Arte e Legalità (sottotitolata: “Per un’educazione civica al patrimonio culturale”), condotta da un gruppo di lavoro scientifico composto da magistrati, avvocati, esperti di beni culturali: «Il patrimonio culturale è di tutti e dall’essere di tutti e di nessuno il passo è breve, anzi brevissimo». In questo orizzonte si inserisce la lezione di Rodari, sempre alta, lucida e vigorosa.
Quel «non lo sapevo che era un monumento tanto importante», che troppo spesso ricorre quando vandali – questa è la qualificazione corretta – offendono i «nostri» monumenti, non è ovviamente accettabile. E allora da dove possiamo partire o ripartire? Da ciascuno di noi, con un impegno personale concreto e quotidiano, che sappia e voglia riflettere sugli insegnamenti dei Maestri come Rodari capaci di guidarci (anche) attraverso una favola di straordinaria valenza e validità culturale, morale, etica ed educativa.