Territorio - 16 aprile 2026, 08:44

Il no del Gruppo Insubrico di Ornitologia alla riforma della legge sulla caccia

L’associazione varesina che ha sede a Clivio è tra le 58 organizzazioni firmatarie dell’appello alla presidente del Consiglio Meloni contro il disegno di legge. Il presidente Manica: «La riforma arriva in un momento molto delicato a livello mondiale: scommettere sulle armi in queste settimane è davvero di pessimo gusto»

(foto d'archivio)

Il Gruppo Insubrico di Ornitologia ribadisce la sua contrarietà alle modifiche alla legge sulla caccia di cui in Parlamento in questo ore è ripreso l'esame. Negli scorsi mesi, l'associazione varesina che ha sede a Clivio, aveva già sollevato la questione con comunicati e campagna di sensibilizzazione via social ed è tra le 58 organizzazioni firmatarie dell’appello alla presidente del Consiglio Meloni contro il disegno di legge.

La riforma prevede uno stop alle aree protette, aumenta le specie cacciabili ed elimina i controlli scientifici, introducendo persino la caccia in spiaggia e altre aree demaniali. Questa riforma è vista dalle associazioni di tutela e ricerca ambientale come una vittoria delle lobby armiere e agricole, rappresentando un vero e proprio attacco a biodiversità e sicurezza. La dilatazione dei periodi consentiti alla pratica della caccia e la liberalizzazione in aree demaniali rappresenta infatti un serio pericolo per escursionisti, turisti e frequentatori degli spazi verdi. 

Inoltre, senza attenuando il silenzio venatorio si inficiala possibilità che molti animali svolgano il proprio periodo riproduttivo, causando potenziali danni alla stabilità delle popolazioni di specie già messe a rischio da alterazione di habitat e cambiamento climatico. Sono state raccolte oltre 400 mila firme per chiedere di fermare l’iter parlamentare della riforma e da alcuni sondaggi oltre l’80% degli italiani risulta contrario alla caccia. I cittadini chiedono di fermare una legge giudicata incostituzionale e pericolosa per ambiente, animali e persone. 

Milo Manica, presidente dell’associazione puntualizza: «La riforma arriva in un momento molto delicato a livello mondiale: scommettere sulle armi in queste settimane è davvero di pessimo gusto. Come se non bastasse, la riforma risulta addirittura un boomerang per il mondo venatorio: l’attività, che ricordiamo è lecita secondo le norme nazionali, rischia di esporci ad ulteriori sanzioni europee se deregolamentata. Siamo abituati ai ricorsi al TAR che le associazioni ambientaliste vincono contro le Regioni che attuano deroghe al calendario venatorio, ora dovremmo tacere davanti a un Parlamento che esamina la materia caccia mentre incombono crisi energetica, economico-lavorativa e socio-ambientale? Il Governo e il Parlamento facciano un favore a se stessi e agli italiani abbandonando questa riforma. Non lo chiedono eco-estremisti o squilibrati, ma professionisti e persone di buon senso».

Comunicato Stampa