Alle sei del mattino, l’anonima via Paolo Foresio, intitolata a uno degli storici dirigenti di Aermacchi, si accende improvvisamente di giallo, un grande tendone ogni venerdì ricopre un lungo bancone con sopra verdura, frutta, conserve, olio, legumi e tutto quanto può far felice un sano cuciniere. Proprio dietro alla fabbrica ormai demolita, dove presero vita gli idrovolanti campioni di velocità e i caccia della seconda guerra mondiale, Gianni Botta con la moglie Raffaella Cocquio e i figli Giulia e Fabio fanno mercato di prodotti sopraffini, in parte coltivati ad Albiolo e in parte arrivati dalla Sicilia, dove la famiglia, originaria di Malnate, possiede sei ettari di campagna.
Dall’aprile 2025 il banchetto è solitario, prima i Botta “mettevano giù” davanti allo stadio “Franco Ossola”, poi la scelta di staccarsi da “Campagna amica” e attendere l’affezionata clientela nella piazzetta, già folta alle prime ore del mattino.
«L’azienda di San Salvatore, vicino a Malnate, era di mio padre, noi storicamente allevavamo conigli e producevamo latte, poi la scelta di coltivare frutta e verdura, quest’ultima nei campi di Albiolo, di un ettaro circa. Ma la svolta è avvenuta con l’acquisto, poco per volta, di appezzamenti di terra a Carlentini, nel siracusano, a ridosso della Piana di Catania alle pendici dei Monti Iblei. Qui abbiamo sei ettari di terra, circa 800 piante di ulivo, 40 di mandorle, e coltiviamo aranci, limoni, pompelmi, pere, prugne e cachi», spiega Gianni Botta, classe 1960, che ogni mese scende in Sicilia con il furgone, sedici ore di viaggio e uno stretto da attraversare.
«Vendiamo soltanto con il banco mobile, oltre questo di Masnago facciamo i mercati di Albizzate, Guanzate e Vedano Olona, oltre ai miei familiari conto su due dipendenti fidati. La Sicilia è un altro mondo, nei paesini, lontani magari chilometri l’uno dall’altro, ci sono contadini straordinari che ho imparato a conoscere nei miei viaggi sull’isola. Pippo, per esempio, coltiva le pesche bianche più buone del mondo».
Gianni Botta ci racconta delle mele dell’Etna, con cui incomincia la stagione, le pere coscia di Bronte, le pere butirre e la tardiva dell’Etna «gialla, che viene appesa sotto le tettoie e dura fino a maggio», e l’arancia rossa di Sicilia, il tarocco, che si coltiva solo a Carlentini, Lentini e Francofonte.
«Questa arancia da verde diventa del suo bel colore arancione solo dopo esser stata accarezzata dal vento dell’Etna. Dalla Sicilia porto a Varese anche il miele di arancia, limone ed eucalipto, l’olio del mio uliveto, i capperi che nascono tra le pietre tufacee. Certo, il viaggio è lungo e faticoso, soprattutto d’estate, quando per salire sul traghetto che attraversa lo Stretto di vogliono anche tre ore di attesa. Spero che costruiscano il ponte, ma non sono ottimista, quello del trasporto marittimo è un business forte, controllato da una sola azienda».
Sul bancone fanno bella mostra le verdure di stagione e anche gli asparagi, i primi, che arrivano da Enna, poi olio, legumi, mandorle, pistacchi, arachidi e molte varietà di miele.
«Da noi viene gente che vuole mangiare bene, certo i prezzi sono più alti che al discount, ma ne vale la pena. Contrariamente a quel che si pensa, i bambini piccoli mangiano parecchia verdura cruda, anche carote e cetrioli, e da noi arrivano tante famiglie giovani e anche molti uomini, alcuni dei quali con la lista scritta a mano dalla moglie. I clienti preferiscono i prodotti di stagione e ormai sanno che da noi trovano soltanto la qualità».
Dopo un invito a salire una volta sul furgone in direzione Carlentini da parte di Gianni, il vostro cronista riceve in dono dal nostro direttore, habitué del banco, un mazzo di “asparagi sovrani” di Enna che corre a cucinare con un bell’uovo “in cereghino” per celebrare l’arrivo della primavera.