Politica - 14 marzo 2026, 09:25

L'INTERVENTO - «Il bipolarismo muscolare ha rovinato la nostra democrazia. In Italia e a Varese serve moderazione»

L'assessore ai Servizi Sociali di Varese Roberto Molinari: «Negli anni 90 si è cominciato a credere che la soluzione alla crisi politica fosse la destrutturazione del sistema, l'abbandono del proporzionale e delle preferenze multiple nonché l'adesione a principi maggioritari. Non è andata così: il bipolarismo ha prodotto una classe dirigente che ha allontanato le persone, le ha spinte a rinchiudersi nell’astensionismo e a provare ribrezzo verso quasi tre decenni di improvvisazione, rissosità e insulti che hanno sostituito la capacità di esprimere ragionamenti, proposte, dialogo e rispetto per l’avversario

Tempo di Referendum. E di riflessioni che dal clima "pre voto" di queste settimane vanno oltre per abbracciare la storia politica degli ultimi trent'anni: ecco l'intervento di Roberto Molinari, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese.

Questo Paese ha bisogno di moderazione. Può sembrare uno sfogo e forse lo è, o un attacco di nostalgia e forse lo è. Ma, io credo che, oggi, bisognerebbe dichiarare il fallimento del nostro bipolarismo nato sulla spinta dei referendum degli anni 90 e di quanto è accaduto dopo in politica.

Gli anni 90 per questo Paese e per la politica in generale sono stati devastanti. Il problema non è stata Tangentopoli e quanto ne è conseguito con la messa sotto accusa di una intera classe politica e la distruzione dei partiti della Prima Repubblica. Per quanto mi riguarda la riflessione che io vedo come necessaria riguarda  la cultura politica che, proprio a partire da quegli anni, si è imposta in Italia.

Insomma, negli anni 90 ha prevalso nei suoi effetti più devastanti, semplifico, proprio quella visione politica che i Padri Costituenti avevano voluto mettere ai margini, memori degli errori commessi dall'Italia liberale giolittiana e di quanto accaduto durante il ventennio con il consenso al regime.

Personalmente sono propenso a pensare che negli anni 90 sulla spinta di una ubriacatura che, non nascondo è stata in più parti e ha contagiato buona parte dei partiti di allora, si è cominciato a credere che la soluzione alla crisi politica fosse la destrutturazione del sistema politico, l'abbandono del sistema proporzionale e delle preferenze multiple nonché l'adesione a principi maggioritari e al bipolarismo, ma anche e questo va sottolineato, il rafforzamento dell'Esecutivo a discapito del Parlamento.

In sostanza si raffigurava un'Italia dove l'idea di fondo era che, per divenire un Paese moderno, dopo la caduta del muro di Berlino e quindi la fine della “Guerra Fredda”, tutto il male della politica, leggi presunta instabilità e assenza di ricambio, derivava dal fatto che i Governi cambiavano in continuazione perché il sistema elettorale (proporzionale) impediva la democrazia dell'alternanza e il cambio delle maggioranze. Di qui la spinta ad un bipolarismo maggioritario che avrebbe dovuto dirci immediatamente a urne chiuse chi era il vincitore e chi avrebbe governato il Paese. Messa così chi non direbbe di sì e non si spenderebbe per questo?

Ebbene, io penso che ci siano alcuni aspetti particolari da tenere presenti su tutti.

Partiamo dal fatto più evidente. Il bipolarismo prodotto dall’ubriacatura maggioritaria è stato muscolare e ben presto si è trasformato in una camicia di forza, fatto da soggetti che non solo non si sono mai legittimati, ma anche non hanno mai condiviso, cosa necessaria in un sistema maggioritario pena conflittualità perenne e campagna elettorale continua, un'idea comune di Paese.

Questo atteggiamento ha portato l’Italia e il sistema Istituzionale a continue tensioni, ad abbandonare ogni tentativo riformatore e in ultimo a mettere a rischio la qualità della nostra democrazia.

Quando una classe politica è in crisi di legittimazione e qui introduco un ulteriore elemento di riflessione, per cercare di mantenersi al potere o di limitare la vittoria dell’altra parte, cosa fa? Cambia la legge elettorale.

Questo fatto dà la stura del livello in cui questo Paese è caduto.

Quante volte e qui nessuno è senza colpa, la legge elettorale è stata cambiata alla vigilia di nuove elezioni? E quante volte questo è avvenuto non sulla base di un ragionamento condiviso, di una valutazione che rispecchiasse la domanda politica degli elettori oltre che la complessità del Paese?

Ma come possiamo pensare che possa esserci un sistema Istituzionale legittimato e in cui tutti si riconoscono quando si cambiano le regole del gioco alla vigilia del voto?

I sistemi elettorali determinano l’organizzazione collettiva del consenso cioè influiscono su come si costruiscono e si organizzano i partiti.  La gestione organizzativa  della  democrazia interna, poi, ci dice sempre come i partiti si comporteranno nelle Istituzioni una volta vinte le elezioni.

E dunque, questa è materia che va trattata con attenzione, con estremo riguardo.

Ma non è questo di cui voglio scrivere ora.

Quello che penso è che ci sia una grande correlazione tra le scelte che sono state compiute dagli anni 90 in poi con l’attuale situazione del sistema politico italiano.

Si è voluto un sistema bipolare che si è rivelato solo muscolare e incapace di costruirsi su un'idea condivisa di Paese. Si è voluto un sistema maggioritario senza tenere in conto della necessità dei contrappesi. Si è rafforzato l’esecutivo, ridotti i parlamentari riducendo pesantemente la rappresentanza territoriale e tolto all’elettore ogni possibilità di scelta sui candidati. E malgrado queste scelte il clima politico è sempre di alta tensione. Si va avanti a colpi di maggioranza. Si hanno schieramenti che non si parlano tra loro, ma che usano solo rapporti di forza a discapito della politica. Si delegittimano gli schieramenti gli uni con gli altri ed anche al loro interno non si scherza.

Insomma, questo Paese, ha bisogno di riscoprire il senso della moderazione.

Il senso della capacità di dialogo tra distinti e diversi. Il senso della comprensione delle ragioni degli altri e non solo delle proprie.

Il senso del perché occorre un freno al bullismo ideologico usato in politica come clava nei confronti dell’avversario che ben presto si trasforma in “nemico” da annientare.

Ma soprattutto, questo Paese, ha bisogno di riportare alla pazienza dei percorsi decisionali, alla politica non ridotta a mera comunicazione, il più delle volte, poi,  come semplice arma di distrazione di massa. La politica non è una partita di calcio dove  si vince o si perde. La nostra politica e le nostre Istituzioni hanno bisogno di mediazione e di moderazione per servire il Paese e avviare le riforme di cui ha bisogno l’Italia. Perché un Paese che non cambia non risponde più ai bisogni della sua popolazione e le riforme servono per mantenere  coesione e giustizia sociale.

Ma anche i nostri cittadini hanno bisogno di ben altro clima politico.

A quella larga fetta di italiani che non si recano più a votare occorre proporre una offerta di politica fatta di serietà, responsabilità, rigore, moderazione nei toni e nei comportamenti. Tutto il contrario di quello a cui stiamo assistendo in questo momento in ragione del prossimo appuntamento referendario. E mi verrebbe anche da sottolineare anche rispetto a quello che talvolta ci capita di vedere, da parte di alcuni, nelle stesse assemblee locali.

Insomma, io penso che la sbornia maggioritaria e muscolare partita negli anni 90 abbia prodotto una cultura politica respingente e, di conseguenza, una classe dirigente che ha allontanato le persone, le ha spinte a rinchiudersi nell’astensionismo e nel provare ribrezzo rispetto a, ormai, quasi tre decenni di improvvisazione, rissosità, insulti che hanno sostituito la capacità di esprimere ragionamenti, proposte, dialogo e rispetto per l’avversario.

E quello che stiamo vivendo in questo momento referendario sembra proprio testimoniare di come di un’altra Italia e di un’altra classe politica si abbia bisogno.

Abbiamo bisogno di moderazione in questo Paese dove la moderazione è un metodo e non un freno al cambiamento.

Questa a me pare la vera sfida da percorrere nei prossimi mesi che ci dividono dal rinnovo del Parlamento, ma anche della nostra Amministrazione, appuntamento importante dopo gli oltre dieci anni di buon Governo del centrosinistra varesino.  E’ una sfida che può giovare a tutti gli schieramenti in campo, ma soprattutto alla qualità della nostra democrazia.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese

Redazione


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