Domenica è l'8 marzo, quindi, è quasi scontato che anche questa rubrica si occupi di temi connessi alle arti visive e al “sesso debole”, come un tempo era definito.
Vale la pena di ricordare, innanzitutto, però, che il Varesotto vanta uno storico primato: fra il marzo e l’aprile del 1946, mesi prima dell’epocale referendum per la scelta fra monarchia e repubblica del 2 giugno, le donne di svariati centri della Provincia andarono per la prima volta a votare per le elezioni amministrative dei sindaci e dei consigli comunali; in alcune località la partecipazione femminile superò persino, di vari punti percentuali, quella maschile. Un tema di estremo interesse che sarà affrontato la prossima settimana, giovedì 12 marzo, dall’assessore alla Cultura del Comune di Varese, prof. Enzo La Forgia, in occasione del primo degli incontri di primavera organizzati dal Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali presso la sede di Villa Toeplitz (Via G.B. Vico 46, Varese).
Invece, sabato 7 marzo aprirà i battenti, presso il Liceo Artistico Frattini di Varese, capofila, da quest’anno, della Rete antiviolenza delle scuole della Provincia, una mostra dedicata all’artista Mariuccia Secol. Classe 1929, fondatrice, nel 1974, del Gruppo Femminista Immagine di Varese, con l’amica Milli Gandini e Mirella Tognola, a cui poi si aggiunsero Mariagrazia Sironi, Silvia Cibaldi e Clemen Parrocchetti, vivacemente attività e militante per tutti gli anni Settanta e i primi anni Ottanta del Novecento, con un tenace impegno che fu coronato dalla partecipazione alla XXXVIII Biennale di Venezia del 1978, la prima in cui ci fu una massiccia partecipazione di artiste donne. La monografica “Mariuccia Secol. Il colore viola”, a cura di Alberto Bertoni con la collaborazione di Alberto Tognola, presenta una serie di lavori dell’artista a partire dagli anni Cinquanta e un video girato da uno degli studenti dell’istituto, Kilian Buttarelli, con la collaborazione di Nicole Savaglia. Il viola che dà il titolo alla rassegna è, come ricorda la stessa Mariuccia, un colore simbolo, sia storico, sia contemporaneo, di emancipazione e parità di genere due valori a cui tanto ha contribuito con il suo artivismo la Secol originaria di Daverio.
Presso il chiostro risalente al XII secolo, originariamente parte del complesso cluniacense di Voltorre (Gavirate), è in corso la mostra, aperta dal 21 febbraio al 15 marzo, dal titolo “Femina Ad Artem”, una collettiva, curata da Elizaveta Andreeva, art advisor e curator, che propone lavori di Anna Bochova, Kalina Danailova, Maria Cristiana Fioretti, Polina Goldstein, Li Ramet, Raffaella Surian. Le opere presentano una notevole varietà di linguaggi e tecniche, dalla pittura alla scultura, dall’incisione ai mixed media, volti a indagare l’universo femminile femminile nelle sue molteplici sfaccettature attraverso le menti, gli occhi e le mani di sei diverse artiste dalle origini, formazioni ed esperienze differenti.
Dalle mostre ai musei…il passo è breve e vale la pena di ricordare che in tutti i musei statali italiani, per la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, saranno accessibili gratuitamente a tutte!
Oltre confine, merita menzione il finissage della mostra “Sophia Loren: il mito della bellezza disegnato con la luce”, presso la sede del M.A.X. Museo. Nicoletta Osanna Cavadini, co-curatrice, con Francesco Casetti e Angela Madesani, nonché direttrice dell’istituto che ospita, contemporaneamente, anche una monografica sulla scultrice Petra XX, accompagnerà tutti i visitatori in una doppia visita guidata al termine della quale ci sarà un piccolo brindisi con gli ospiti del museo. La rassegna ha voluto mettere in luce lo straordinario talento e dedizione che Sophia Loren, icona del cinema italiano e mondiale, ha saputo esprimere non solo nel suo ruolo di attrice ma anche in quelli di moglie e di madre. La mostra fa parte di un filone proprio del museo, dedicato all’indagine e la divulgazione con la fotografia, oltre che rientrare nell’ambito del tema guida del Centro Culturale Chiasso per il 2025-2026, la pulchritudo, intesa come espressione dell’armonia tra corpo e spirito. Sfilano grandi firme che hanno immortalato la Loren, classe 1934, nei più importanti momenti di una carriera di oltre sessant’anni: un percorso che abbraccia tutta la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila di storia Italiana e internazionale. I circa duecento scatti immortalano la diva durante le riprese cinematografiche, in occasione di visite ufficiali e del ricevimento di premi - non si dimentichino i due oscar vinti nel 1962 con “La ciociara” e nel 1991 l’onorificenza onoraria alla carriera. - ma anche in alcuni particolari momenti della sua vita privata, iniziata a Roma, proseguita a Pozzuoli e attualmente vissuta proprio in territorio elvetico e, più precisamente, a Ginevra.
Laura Facchin
Professore associato di Storia dell’Arte Moderna - Presidente dei Corsi di Studio di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell'Insubria