Tra i giovani e per i giovani di quel patrimonio sconfinato eppure scolpito dalle frontiere del saper fare (e prima ancora, pensare) del nostro Paese. Giovanni Brugnoli, a capo della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy, era a Busto Arsizio tra gli studenti dell'Ite Tosi, quindi andrà a Napoli e altre tappe seguiranno. Perché il futuro del Made in Italy si può costruire solo insieme.
«Una delle mission - racconta il presidente della nuova realtà, già vicepresidente di Confindustria con la delega dell'education e alla guida della Tibo Tricot di Castellanza - è parlare con territori, imprese e giovani, e con le loro famiglie perché dobbiamo far capire che abbiamo la fortuna di avere un bene primario come il Made in Italy, il bello e ben fatto che esportiamo costantemente, perché abbiamo tutti i settori merceologici che fanno delle eccellenze qualitative la chiave di successo.
Una storia apparentemente conosciuta, ma non basta in realtà?
Molto spesso purtroppo i giovani lo danno come cosa ormai garantita. Quindi che sappiamo fase le cose in modo eccelso, è un dato di fatto. Ma questo dato di fatto va costantemente alimentato con nuove competenze, perché il mondo del lavoro e le innovazioni tecnologiche cambiano. Da qui il link strategico che ho sempre portato avanti tra le scuole e il mondo delle imprese. Solo attraverso questo legame, l'innovazione che passa prima nelle fabbriche dev'essere immediatamente fruibile nel mondo della scuola.
Questo conduce anche alla sua vita precedente appunto, considerando la delega che aveva in Confindustria?
È così! Dopo il giro di boa, i due ministri mi hanno voluto alla presidenza di questa fondazione proprio per completare il percorso, perché avendo parlato e vissuto del mondo scolastico e di tutte le innovazioni all’interno di esso - dal liceo del Made in Italy alla nuova proposta dell'istruzione più tecnica con il quattro più due - è evidente che avere sempre a bordo le imprese è un'opportunità, perché le imprese si mettono a disposizione come civil servant e dicono: guardate, il mondo del lavoro sta cambiando, apriamo in maniera reciproca cancelli e portoni e condividiamo un'idea nuova di futuro per i nostri studenti e studentesse.
La scuola sta rispondendo in modo interessante a questa vostra iniziativa?
Abbiamo l'ambizione di fare tante puntate come quella dell'Ite Tosi. Vogliamo promuovere il Giro d'Italia del Museo del Made in Italy, portando in giro eccellenze manifatturiere e non solo con tappe tematiche. Andremo a organizzare Job Day, ovvero far chiedere alle imprese le figure personali che servono, dialogare con gli studenti e le famiglie, nonché le società di lavoro interinale che aiutano i ragazzi a predisporre il proprio curriculum o il proprio ingresso nel mondo del lavoro. Come andremo a premiare i maestri del Made in Italy il 23 aprile, in 17 categorie merceologiche. Più tre menzioni particolari.
Un riconoscimento a chi ha successo, portando in alto il nome del Paese, e molto di più?
Infatti, è un premio anche all'imprenditore che oltre il successo abbia una trasmissione di sapere nei confronti di scuole e giovani. Le dicevo, che ci sono anche tre menzioni particolari: imprenditoria giovanile, femminile e sostenibile, perché secondo me è una traiettoria di cui non possiamo fare a meno da una parte... il nostro Paese ne ha grande necessità. Avverrà a Roma, nel Palazzo delle Colonne in presenza dei ministri Valditara e Urso.
A Busto pochi giorni fa il sottosegretario Paola Frassinetti, in visita all'Acof, ha rimarcato l'importanza del docente orientatore: quanto può incidere?
È fondamentale soprattutto se accompagnato con un continuo confronto dei genitori, che hanno un ruolo chiave perché conoscono gli aspetti comportamentali e psicologici del propri ragazzi. D'altra parte il docente orientatore ha la mappatura delle caratteristiche formative e quindi può curvare scelta verso l'Its o la laurea triennale o un percorso Stem in base alle caratteristiche didattiche intercettate in aula. Un connubio a più attori, che si devono sempre più parlare per indicare la corretta scelta. Perché anche qui abbiamo un “problema” a cui non possiamo non fare caso. Abbiamo avuto il peggior numero di nati in Italia, 383mila, e il 10% non completa le scuole obbligo. Quindi abbiamo una platea di potenziali attori a cui indicare una possibile scelta pari a 350mila. Se lei vede quante sono le necessità del mondo imprenditoriale (agricolo, artigiano, industriale e tutte le categorie commerciali) capisce che siamo in deficit. Non possiamo permetterci di non fare tutto quello che è necessario per aiutare una scelta consapevole.
Negli incontri con i ragazzi, c'è qualcosa che la sorprende? Dalle domande all'atteggiamento?
Sorpreso no, ma i ragazzi sono curiosi di saper quali sono le caratteristiche che un imprenditore amplifica durante un colloquio. Io ho detto a loro che non importa il voto di maturità o laurea, ma essere flessibili, curiosi e bramosi di imparare sempre qualcosa di nuovo. Il concetto di Long Life Learning, si impara sempre non solo nella propria materia specifica, ma anche in altre materie. Ad esempio, uno può essere un bravo meccanico, ma se non sa di intelligenza artificiale, nel breve uscirà dal mondo del lavoro. Bisogna cavalcare l'onda dell'innovazione per non subirla.
Già, l'Intelligenza artificiale: quanto se ne parla con i giovani e qual è la via più corretta?
Dobbiamo capire quando iniziare a impartire le nozioni ai nostri ragazzi. In questo momento lo stiamo facendo alle superiori, al secondo grado come si suol dire. Probabilmente dovremo imbastirlo già alle medie. Altrimenti rischiamo che arrivino già utiizzando Chat Gpt, mentre è meglio istruirli dal mondo della scuola. Sul fatto poi di togliere i posti di lavoro, no: qualificherà ulteriormente il lavoro. Se faccio una ricerca commerciale, dico alla mia addetta: cerca i potenziali clienti nel settore. Quella ricerca di basso lignaggio me lo può fare l'intelligenza artificiale, sarà poi la qualità del personale a scremare il risultato. Di notte, faccio lavorare il sistema e ho già l'elenco dei potenziali clienti "asciugato". Qualifico il mio collaboratore su altro.
Prossima tappa tra i ragazzi dopo Busto?
A Napoli, il 27 marzo. Un doppio appuntamento, con le imprese e con docenti e studenti. I ragazzi hanno giustamente curiosità nel mondo del lavoro e gli imprenditori possono dare risposte concrete.
Dai ragazzi, però, anche si impara?
Molto, si riesce a capire cosa si aspettano. E a loro diciamo: guardate che nel mondo del lavoro si fa fatica, ogni giorno una parte del mondo vede il nostro modello e cercherà di scardinare il nostro di benessere. Noi abbiamo la fortuna di vivere in un bellissimo Paese, invidiato, e abbiamo l'opportunità di contare su una dorsale imprenditoriale sana e robusta. Sa che che esempio ho fatto? Quello delle Olimpiadi. Guardiamo il nostro medagliere. Le nostre medaglie non sono state conquistate in una specifica categoria (un solo atleta norvegese ha vinto sei ori con lo sci di fondo), noi abbiamo avuto la trasversalità di tantissime discipline, come il nostro Made in Italy è riconosciuto eccellente in tutte le categorie. Il parallelismo è che il nostro Made in Italy è specchio di quel medagliere: siamo da podio in tutte le materie, dobbiamo essere orgogliosi senza sederci sugli allori. Gli imprenditori devono credere sempre nelle proprie imprese, ma anche la scuola deve capire che cambiando il modello lavorativo deve accadere lo stesso con gli insegnamenti per poter impartire un'istruzione coerente e corretta.