Territorio - 15 febbraio 2026, 13:45

Il Tarlisu riceve le chiavi della città e “bacchetta” sulle magagne. Il sindaco: «Sembri i miei ex assessori»

Si apre il Carnevale Bustese con la cerimonia in piazza Santa Maria. La maschera della città “bastona” come di consueto: dai lampioni alla piscina, dall’ospedale alle opere. Antonelli incassa con ironia e riceve la promessa (o “minaccia”?) del Tarlisu: «L’anno prossimo ti ringrazierò»

Si apre il Carnevale Bustese. Per la grande sfilata dei carri bisognerà attendere sabato prossimo, ma questa mattina – come da tradizione – il sindaco Emanuele Antonelli ha consegnato le chiavi della città al Tarlisu.
E – sempre da tradizione – quest’ultimo ha colto l’occasione per rifilare una serie di bacchettate al «sciur capu dul Cumögn». Tanto che Antonelli ha replicato così al Tarlisu: «Mi sembra quasi che sotto le tue vesti ci siano i miei ex assessori…».
Ma Antonio Tosi, colui che indossa i panni della maschera della città, ha assicurato che l’anno prossimo, l’ultimo del mandato di Antonelli da sindaco, lo ringrazierà veramente. Promessa o “minaccia”? 

Musica e filastrocche

La concomitanza con le iniziative di “BA Olimpiadi” ha indotto a spostare la consegna delle chiavi della città da piazza Vittorio Emanuele a piazza Santa Maria. Un cambiamento che ha reso ancor più partecipato questo momento, introdotto dalla banda delle Coccinelle di Samarate e dai bambini delle scuole Ada Negri e Speranza che, nei panni di tanti tenerissimi “Tarlisini” hanno recitato una filastrocca.

È stata poi l’assessore alla Cultura Manuela Maffioli ad aprire ufficialmente la cerimonia: «Un momento di grande identità – ha detto – con protagoniste le nostre maschere cittadine che rappresentano la tradizione tessile e, dal 2020, sono riconosciute maschere nazionali».
Si tratta ovviamente del Tarlisu, della Bumbasina (interpretata da Paola Crespi) e della Fudreta (Monica Colombo).

Le bacchettate del Tarlisu

Ma il momento più atteso è sempre quello del discorso (rigorosamente in dialetto bustocco) del Tarlisu, che come ogni anno – insieme alle altre due maschere – ha rifilato qualche stoccata all’amministrazione.
E quindi via con l’elenco delle magagne, partendo dai lampioni: «Piazza San Giovanni e Santa Maria attendono ancora l’arrivo di quelli del “Richino”». 

E poi i la vori all’ex calzaturificio Borri («Ricordiamoci di mostrare le colonne in ghisa, fanno la storia dei capannoni di Busto»), la piscina Manara («Cerchiamo di dare una bella occhiata: non si sa chi è stato, ma cosa state facendo? Noi vediamo in chiaroscuro»), le vie Lualdi e Matteotti («con tutti gli impiastri di case in rovina»), le cascine Burattana e dei Poveri («un po’ ancora che aspettiamo… stanno crollando e poi saremo al punto di partenza»).

Attenzione anche all’ospedale nuovo (con l’invito a «fare di conto sul numero di posti letto»), all’area delle Nord e del mercato dove è tutto fermo: «È ora di decidersi».
Quando smette gli abiti del Tarlisu, Antonio Tosi è impegnato a organizzare l’accoglienza dei bambini ucraini, anche ad Alassio. Ecco perché gli viene un «groppo in gola» pensando alla colonia: «Veloci a lavorare, al termine sarà bellissima e poi tutti al mare».

E ancora accenni a buche nelle strade, verde, illuminazione, derivati. E pure alla Pro Patria: «Per vederla nelle prime posizioni, devi girare la classifica al contrario». Quindi l’invito al «signor capo del comune» di pensare a una sede e un capannone per tenere vive le tradizioni di carri di carnevale e giöbia.
Più in generale, l’appello rivolto al sindaco è stato quello di essere «deciso e fare ciò che testa e cuore gli dicono: ricordati, il domani della nostra Busto è nelle tue mani».

La replica del sindaco

In un primo momento, Antonelli si è allontanato, ridendo, con le chiavi, che poi "sportivamente" consegnato al Tarlisu: «Non capisco perché il sindaco dopo due mandati viene mandato a casa, mentre lui da vent’anni è qui a dire le cose che non vanno. Mai una volta che dica qualcosina che abbiamo fatto, solo le che cose che non vanno, che a sentire te sono tantissime. Mi sembra quasi che sotto le tue vesti ci siano i miei ex assessori».

In prima fila c’era ad ascoltare, tra l’altro, c’era anche l’ex esponente di giunta Daniela Cerana. Che, diversamente da altri colleghi “vittime” del rimpasto, in questi mesi non ha rifilato stoccate all’amministrazione e che ha accolto la battuta del sindaco con una risata.
«Fa niente, incassiamo sportivamente anche quest’anno – ha proseguito Antonelli –. Sono stimoli a migliorare e ne prendiamo atto. Anche se quello che hai detto sembra il furto che l’Inter ha fatto ieri alla Juventus…».

Tornando serio, ha infine ringraziato la Famiglia Sinaghina, motore del Carnevale, rappresentata dal presidente Simone Colombo, e ha poi rivolto un pensiero ai bambini: «Questa è la vostra settimana», che culminerà sabato prossimo con la sfilata dei carri (leggi qui il programma).
Ma l’ultima parola è stata del Tarlisu: «L’anno prossimo, dato che lui è pro tempore mentre io “a vita” – ha detto riferendosi al sindaco in scadenza di mandato – lo ringrazierò veramente». Promessa o “minaccia”? Lo scopriremo ascoltando il discorso del prossimo anno.

Riccardo Canetta