Cronaca - 15 febbraio 2026, 16:52

«Gravi disordini nel carcere di Busto Arsizio, sei ore di tensione. Situazione ormai esplosiva»

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria racconta: «Alcuni detenuti di origine magrebina, armati di lamette artigianali, si sono rifiutati di rientrare nelle rispettive celle...». Reparto allagato, materiale incendiato, arredi distrutti: rientrato anche il personale fuori servizio per aiutare i colleghi

Momenti di altissima tensione nel pomeriggio di ieri alla Casa circondariale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove si sono verificati gravi disordini all’interno di una sezione dell’istituto penitenziario.

Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), alcuni detenuti di origine magrebina, armati di lamette artigianali, si sono rifiutati di rientrare nelle rispettive celle, dichiarando apertamente di non voler permanere nella struttura e minacciando aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria. Dopo essere stati bloccati e ricondotti nelle celle, insieme a oltre metà dei detenuti della sezione, la situazione è rapidamente degenerata in una violenta protesta.

I facinorosi hanno allagato l’intero reparto, devastato arredi e suppellettili e scagliato contro il personale pezzi di legno, caffettiere e parti di termosifoni divelti. Non solo: il materiale accumulato nel corridoio è stato dato alle fiamme, generando una densa nube di fumo che ha reso estremamente complesse le operazioni di messa in sicurezza e di ripristino dell’ordine.

Una volta diradato il fumo, le operazioni di soccorso per i detenuti che necessitavano cure a causa dell’inalazione si sono rivelate particolarmente difficoltose per l’ostruzionismo dei soggetti più esagitati. Ulteriori tentativi di aggressione si sarebbero verificati anche durante le fasi di riubicazione dei responsabili dei disordini.

“Sono state necessarie oltre sei ore per ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno dell’istituto”, dichiara Alfonso Greco, segretario nazionale per la Lombardia del SAPPE. “Determinante è stato l’intervento di tutto il personale disponibile, compresi gli operatori liberi dal servizio, che hanno fornito immediato supporto ai colleghi impegnati nella gestione dell’emergenza”.

L’episodio – sottolinea il sindacato – riporta con forza l’attenzione sulle criticità strutturali e organizzative che interessano la Casa circondariale di Busto Arsizio, da tempo alle prese con una significativa carenza di organico e problematiche gestionali rimaste, secondo il SAPPE, a lungo inascoltate dagli uffici superiori competenti.

Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, parla di una situazione “non più sostenibile” e richiama il tema della crescente presenza di detenuti stranieri negli istituti penitenziari italiani. “Negli ultimi anni – afferma – il numero di detenuti stranieri che si distinguono per comportamenti violenti è in costante aumento, mentre il personale di Polizia Penitenziaria è ormai stremato dalle continue aggressioni e dall’assenza di soluzioni strutturali”.

Il sindacato chiede un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). “Il carcere di Busto Arsizio non può diventare un centro di smistamento per detenuti ingestibili provenienti da tutta Italia – dichiara Capece –. Il DAP deve assumersi le proprie responsabilità e adottare misure concrete per garantire la sicurezza del personale e la tenuta dell’intero sistema”.

Capece esprime infine vicinanza e solidarietà ai poliziotti penitenziari in servizio a Busto Arsizio, denunciando le gravi carenze di organico e sollecitando una riorganizzazione complessiva dei circuiti detentivi a livello nazionale. “Chi aggredisce un appartenente alle Forze di Polizia attacca lo Stato – conclude – e la risposta deve essere ferma. Il Corpo svolge un ruolo essenziale di legalità, sicurezza e rieducazione, ma per continuare a farlo servono uomini, risorse e strumenti normativi adeguati. Le buone intenzioni non bastano più”.

Comunicato Stampa