Basket - 14 febbraio 2026, 17:01

C'era una volta Capitan Uncino

Una dei campioni più lucenti della grande epopea della Pallacanestro Varese ha presentato oggi prima di Varese-Brescia il suo libro, “Oltre il canestro - La mia vita nel basket”. Si tratta della biografia, cestistica e non, di un pivot d'altri tempi, capitano della prima storica coppa dei campioni vinta a Sarajevo. «All'inizio non mi trovai bene a Varese e andai a Napoli. Poi tornai e trovai la Ignis, una squadra incredibile in cui ognuno giocava per l'altro»

Ottorino Flaborea

«Quando ho iniziato a 15-16 anni ero alto 192-193 cm e il mio allenatore dell’epoca ha incominciato a farmi fare passo e tiro sotto canestro: a questo movimento si è aggiunto poi il sottomano che alla fine è diventato un gancio. Vedendo che questo tiro mi era congeniale, l'ho usato sempre. Mi serviva contro i giganti di 2 metri e 10: dovevo giocare contro di loro».

Ha preso via così il mito di Capitan Uncino, al secolo Ottorino Flaborea, uno dei campioni più lucenti della grande epopea della Pallacanestro Varese. Quindici trofei conquistati, tra cui quattro scudetti e 3 coppe dei campioni… e un libro, “Oltre il canestro - La mia vita nel basket”, presentato oggi nei meandri di Masnago prima di Varese-Brescia.

Il volume narra la storia della sua vita, non solo cestistica, che parte da Concordia Sagittaria, Veneto, e da un calciatore in erba che a un certo punto sceglie il basket grazie a un compagno di scuola, innamorandosene: «Studiavo da tornitore meccanico, ma andai a Biella per continuare quella che era diventata una passione. Poi arrivo Edoardo Bulgeroni senior (siamo a metà degli anni ’60) e mi portò a Varese».

Inizia così, e nemmeno troppo facilmente, un matrimonio cestistico tra i più prolifici di sempre: «Nei primi tre anni non mi sono trovato bene, eravamo in tanti e io volevo giocare. Nel 1967 allora ho detto "vado via": Borghi voleva mandarmi a Udine per questioni commerciali, io però non gradivo perché Udine era in Serie B e avevo paura di non essere più convocato per le Olimpiadi. Le prime due giornate non giocai, poi si sbloccò l’accordo con l’Ignis Sud Napoli e andai lì. La terza partita di quel campionato fu proprio Varese-Napoli: vincemmo al Lino Oldrini e la gente si arrabbiò con Borghi per la mia cessione».

Due anni sotto al Vesuvio, ottimi, poi il ritorno: «La società capì che aveva sbagliato a mandarmi via e mi riprese, scommettendo al contempo su Dino Meneghin dopo la cessione di Bovone e su Aldo Ossola ripreso da Milano: è così che da sfavoriti vincemmo lo scudetto del 1968/1969».

Il primo della Grande Ignis e il primo di una lunga serie di titoli che hanno riscritto la storia della pallacanestro europea: «La ignis fu incredibile, giocavamo l’uno per l’altro, non c’erano invidie. I compagni venivano a casa mia anche dopo le 5 ore di allenamento che ci propinava Nikolic, volevamo stare insieme, eravamo un gruppo unito». Sarebbe arrivata anche Sarajevo, la prima coppa campioni di Varese, «la vittoria più bella, anche perché nessuno ci credeva, l’Armata Rossa ci aveva battuto di 21 a Mosca nei gironi ed era fortissima. Invece vincemmo anche grazie ai miei ganci… Certo che se Jones non si fosse fatto espellere sarebbe stato più facile».

Un basket fuori tempo quello di Ottorino («Solo Dino Meneghin ogni tanto mi chiama così, ma più per prendermi in giro… Io per tutti sono “Flabo”»): «Il ruolo del pivot è scomparso. C’è Jokic in America, poi basta: ormai i centri servono a fare blocchi e a prendere i rimbalzi. E basta. C’è anche da dire che le difese sono più forti di allora. Varese? Per vincere servono i soldi, una volta c’era Borghi che li aveva. Ma nemmeno i soldi bastano: non bisogna fare errori, guardate Milano quante scelte sbaglia».

Le ultime battute sono su Stefano Rusconi, suo allievo per un periodo a fine anni ’80 quando Flaborea fu richiamato da Biella per dargli qualche “lezione”: «Gli dicevo di fare i movimenti sia a destra che a sinistra, lui non mi ascoltava e andava solo a destra. Dopo un po’ dissi al gm Zanatta che non sarei più venuto».

“Oltre il canestro - La mia vita nel basket” sarà in vendita per una settimana alla Ubik di piazza del Podestà a Varese e presso la sede de Il Basket Siamo Noi.

F. Gan.


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