Si è conclusa oggi a Palazzo Pirelli la sessione straordinaria del Consiglio Regionale interamente dedicata al tema della sanità. Una seduta fiume che ha visto un confronto serrato tra maggioranza e opposizione sui nodi cruciali del sistema lombardo: dalle liste d'attesa all'innovazione tecnologica, fino al potenziamento della medicina territoriale. Dopo il lungo intervento dell'assessore Guido Bertolaso, tra i protagonisti del dibattito figurano i consiglieri eletti nel nostro territorio, che hanno portato in aula visioni differenti sullo stato attuale e sul futuro dei servizi per i cittadini.
Ad aprire il confronto con una nota di pragmatismo è stato Giuseppe Licata, consigliere regionale di Forza Italia e membro della Commissione Sanità:
«Tutto va bene nella Sanità lombarda? No! Tutto va male? Assolutamente no! Basta sterili scontri politici, ristabiliamo un clima di collaborazione e onestà intellettuale. E riportiamo il dibattito sul lavoro e i progetti da realizzare per migliorare la sanità lombarda. Al primo posto gli investimenti su innovazione e attività di prevenzione. Non possiamo nascondere che nella sanità italiana e lombarda ci siano delle criticità da risolvere, al più presto. Ma bisogna anche riconoscere che negli ultimi anni Regione Lombardia ha indirizzato importanti risorse e investito nella programmazione. Un percorso che ha contribuito a dotare il sistema di strumenti avanzati e che colloca la Lombardia tra le realtà sanitarie più strutturate a livello nazionale ed europeo. La sfida oggi è dare continuità e concretezza a questo percorso.In tema di innovazione ho voluto evidenziare l’importanza del pieno funzionamento dei sistemi informatici regionali. Il Fascicolo Sanitario Elettronico deve essere davvero uno strumento quotidiano, semplice da usare e completo nei contenuti. Deve esserlo per i cittadini, per i medici di medicina generale, per gli specialisti, ma soprattutto per i medici di pronto soccorso. L’accesso immediato al FSE da parte dei professionisti del pronto soccorso non è un elemento accessorio, ma una necessità clinica. Significa avere informazioni che il paziente potrebbe non essere in grado di fornire. Situazioni di emergenza in cui il FSE diventa uno strumento di sicurezza clinica, che consente decisioni rapide, appropriate e potenzialmente salvavita.Sempre in relazione al Fascicolo Sanitario Elettronico, ho ricordato con piacere quanto disposto nella recente Delibera delle Regole 2026, ossia la previsione dell’obbligo di pubblicare nel FSE anche i risultati delle analisi effettuate durante le donazioni di sangue dei donatori AVIS. Un intervento che nasce da una mia proposta e ringrazio l’assessore per averlo perseguito. Ora dovremo monitorare che venga recepito da tutti gli enti sanitari coinvolti.Per quanto riguarda le nuove tecnologie, ho voluto citare le sperimentazioni recentemente avviate in Lombardia: soluzioni di Intelligenza Artificiale a supporto della refertazione TC nello stroke e l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale a supporto della diagnosi dell’ictus cerebrale. Tecnologie innovative che non sono destinate a sostituire medici, infermieri o tecnici, al contrario, li supportano nelle decisioni complesse, riducono il carico ripetitivo e aumentano la qualità del lavoro clinico. Per questo è fondamentale garantire anche una adeguata formazione.Ho chiuso il mio intervento sottolineando l’importanza della prevenzione, l’investimento più strategico per la salute dei cittadini e per la sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale. I progressi nella lotta contro le malattie sono innegabili. Le terapie sono più efficaci e mirate, capaci di colpire con precisione. Ma è la prevenzione che resta l’elemento fondamentale per limitare il rischio: investire in prevenzione (screening, vaccinazioni, diagnosi precoce) permette di ridurre l'incidenza di malattie croniche e, di conseguenza, i costi legati a cure, farmaci e ospedalizzazione.Un importante ruolo in tema di prevenzione in Lombardia è svolto anche dalle campagne vaccinali: nella nostra regione dobbiamo riconoscere che è stato fatto molto in questi anni, ma possiamo ancora migliorare, e proprio su questo fronte sto lavorando ad una proposta che depositerò in queste settimane».
Sempre sul fronte dell'efficientamento digitale, ma con un tono più critico riguardo alle tempistiche di attuazione, si è espresso Luca Ferrazzi, capogruppo del Gruppo Misto. Il consigliere ha puntato il dito sui ritardi che ancora penalizzano l'utenza nonostante gli impegni assunti in passato:
«Sul Fascicolo sanitario elettronico in Lombardia persistono ritardi che non sono più giustificabili. Il Consiglio regionale si è già espresso con chiarezza nel 2024 e nel 2025 chiedendo un’implementazione completa delle funzioni previste dalla normativa nazionale, ma le risposte ricevute finora dalla Giunta non risultano ancora esaustive sul piano concreto. Tra i diversi aspetti ancora da completare ve n’è uno particolarmente rilevante per i cittadini: la possibilità di scaricare direttamente dal Fascicolo sanitario anche le immagini diagnostiche, e non soltanto i referti scritti, come già avviene in altre regioni italiane.Si tratta di un passaggio fondamentale di modernizzazione del servizio sanitario digitale lombardo. L’attivazione piena di questa funzione produrrebbe benefici concreti e immediati: per i cittadini, che potrebbero ottenere tutta la documentazione sanitaria da casa, evitando spostamenti, tempi di attesa, costi di viaggio e disagi legati al traffico; per il sistema sanitario, grazie al decongestionamento degli sportelli, alla riduzione delle code e a uno snellimento delle procedure amministrative; per le strutture sanitarie, con una migliore organizzazione del lavoro e delle risorse umane, liberando tempo operativo per le attività di cura.La Lombardia ha tutte le competenze e le capacità tecnologiche per essere all’avanguardia anche su questo fronte, tenuto conto che la normativa nazionale prevede entro marzo 2026 la conclusione dell’iter per la piena messa in funzione dei Fascicoli sanitari elettronici regionali e che la stessa Regione Lombardia ha sostenuto investimenti rilevanti anche sotto il profilo economico. Per questo è necessario accelerare e garantire ai cittadini un Fascicolo sanitario elettronico pienamente funzionante, accessibile e davvero utile nella vita quotidiana».
Il dibattito si è spostato sulla gestione complessiva e sul rapporto tra pubblico e privato. Samuele Astuti, consigliere del Partito Democratico, ha dato voce alla protesta delle opposizioni:
«Anche oggi abbiamo voluto che il Consiglio regionale si confrontasse apertamente sulla sanità lombarda, perché i problemi ci sono e vanno affrontati. Ma, ancora una volta, la destra ha fatto spallucce, sostenendo che va tutto bene. La realtà è sotto gli occhi di tutti: i tempi di attesa continuano a essere lunghissimi e questo spinge sempre più persone a mettere mano al portafoglio per curarsi. Non si tratta di una libera scelta, ma di una condizione inaccettabile, soprattutto in una fase in cui il costo della vita è aumentato. Nel solo 2025 i lombardi hanno speso circa 11 miliardi di euro di tasca propria per accedere alle cure. Questo è il segno evidente di un sistema che non garantisce più il diritto alla salute.
A partire da un piano regionale vero per l’abbattimento delle liste d’attesa con l’attivazione finalmente del centro unico di prenotazione e una revisione del rapporto con la sanità privata accreditata, rafforzando il governo pubblico delle erogazioni. Serve investire seriamente nella sanità territoriale nelle Case di comunità e nei medici di medicina generale, oggi lasciati soli e schiacciati dalla burocrazia.
Non può esserci una sanità pubblica forte senza il riconoscimento e il sostegno ai professionisti della salute. Servono più assunzioni, condizioni di lavoro dignitose e una reale valorizzazione di medici, infermieri e operatori sociosanitari, che oggi tengono in piedi il sistema nonostante carichi di lavoro insostenibili. Di questo passo si definisce sempre di più la costruzione di un secondo pilastro, quello della sanità privata che non è per tutti, con cittadini di serie A di serie B. È una strada sbagliata, una delibera che va ritirata. Abbiamo inoltre chiesto alla Regione di farsi parte attiva nei confronti del Governo per aumentare la spesa sanitaria in rapporto al PIL, ma anche questa richiesta è stata bocciata. Noi continueremo a batterci perché la sanità pubblica resti universale e perché curarsi non diventi un privilegio per pochi».