Nei giorni scorsi abbiamo appreso dai social e dalla stampa locale come gli ennesimi ritardi burocratici stiano ritardando uno degli interventi privati più importanti della città di Varese, ossia la totale bonifica e riqualificazione dell’area “Ex Aermacchi”. Una svolta storica, attesa da decenni per un vecchio comparto industriale che stava marcendo con il passare degli anni, che consente di restituire alla città una porzione enorme del suo territorio, con nuovo verde, nuove attività commerciali e sportive e, soprattutto, con un ritrovato decoro. Purtroppo, però, dopo i ritardi del Comune e della Soprintendenza alle Belle Arti, ora ci si mette l’ennesimo Ente pubblico a bloccare e ritardare ulteriormente i lavori. Come ha sottolineato il patron di Tigros Orrigoni, che sta realizzando con la sua azienda quello che nessun altro Ente pubblico o privato è riuscito a fare per oltre mezzo secolo, non è possibile, dopo sei anni dall’inizio dei lavori, essere ancora in balìa della burocrazia che rallenta e blocca il nostro Paese, rendendo difficile fare impresa e fregandosene degli investimenti fatti da aziende e famiglie. L’Italia, che si definisce Stato liberale, è in realtà imprigionata nella burocrazia e nella ragnatela dei mille e più permessi da ottenere da Enti di vario genere e dubbia utilità, che fanno passare la voglia di impegnarsi e immaginare un futuro per questo Paese.
Riporto un piccolo esempio personale per rendere meglio l’idea: da alcuni mesi sono entrato a far parte della Commissione Urbanistica del Comune di Varese, che si ritrova il più delle volte per discutere e votare “progetti d’inserimento”, ossia principalmente – in sostanza – richieste di ristrutturazione totali o parziali di abitazioni di privati cittadini. Che senso ha che un organo politico, privo nei suoi componenti (tranne rare eccezioni) di competenze tecniche, si aggiunga al lavoro di valutazione fatta dagli uffici comunali e decida, il più delle volte sulla base del parere della Commissione Paesaggio, sul destino di interventi di manutenzione o ristrutturazione di case? Non basterebbe il parere, nel rispetto delle normative urbanistiche, dei tecnici preposti? Mi sembra, anche questo, un caso di appesantimento della burocrazia, che non porta alcun vantaggio.
E questa stessa burocrazia è la causa, oltre ad un certo menefreghismo della Giunta Galimberti, per cui gli Angeli Urbani dovranno partecipare ad un bando per poter continuare a fare del bene per la nostra città! Un’altra situazione assurda che dimostra come ci sia bisogno di una scossa in senso liberale, per garantire regole snelle e tempi certi, e non lasciare imprese e associazioni a brancolare nel buio, finché non si stancheranno e molleranno tutto. Hai voglia poi a parlare di capitali che fuggono o Comuni lasciati soli a gestire i Servizi sociali…














