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Cronaca | 02 febbraio 2026, 08:46

Agente ferito a Torino, il sindacato di polizia di Varese: «Lo Stato difenda chi lo difende»

In seguito al grave episodio di violenza nei confronti della polizia a Torino, anche il Siap di Varese, il sindacato appartenenti di polizia, prende posizione e chiede più sicurezza per le forze dell'ordine. Il segretario provinciale Giuseppe Tedesco: «Basta ambiguità, senza uomini e donne messi nelle condizioni di operare con serenità e tutela non esiste sicurezza possibile»

Agente ferito a Torino, il sindacato di polizia di Varese: «Lo Stato difenda chi lo difende»

In seguito al grave episodio di violenza nei confronti della polizia a Torino, anche il Siap di Varese, il sindacato appartenenti di polizia, prende posizione e chiede più sicurezza per le forze dell'ordine. Ecco la nota a firma del segretario provinciale Giuseppe Tedesco.

«Il SIAP interviene sulle polemiche emerse in queste ore a seguito dei gravi fatti di Torino e delle analoghe considerazioni avanzate dopo quanto accaduto a Rogoredo, per riportare il dibattito su un piano di realtà, diritto e responsabilità istituzionale. Le immagini provenienti da Torino parlano con chiarezza: un’aggressione violenta e organizzata ai danni di operatori in divisa, colpiti con un martello alla testa, tanto da danneggiare diversi caschi della Guardia di Finanza e provocare il ferimento di un poliziotto. Non si è trattato di una semplice colluttazione, ma di un attacco deliberato contro chi rappresenta lo Stato.

 In merito a tali fatti, il SIAP condivide e fa propria la linea espressa dal Segretario Generale Giuseppe Tiani, che ha affermato come “non sia più tempo di indulgenza retorica verso chi deliberatamente sceglie la violenza come linguaggio politico”, sottolineando che bombe carta, razzi, assalti ai cordoni di sicurezza e aggressioni agli operatori non hanno nulla a che vedere con il diritto di manifestare, ma configurano veri e propri atti di guerriglia urbana. Colpire deliberatamente un poliziotto significa colpire lo Stato e, prima ancora, la sicurezza dei cittadini, delle famiglie e dei commercianti. 

Su questo punto non possono esistere ambiguità né giustificazioni ideologiche. In simili contesti non è corretto rifugiarsi in letture astratte o in valutazioni formulate a posteriori. La normativa vigente riconosce la possibilità di reagire per respingere una violenza grave e attuale, nell’adempimento del dovere e a tutela dell’incolumità personale e dell’autorità pubblica. Un colpo alla testa con un oggetto contundente rappresenta un rischio concreto di lesioni irreversibili o letali. È un dato oggettivo. Eppure, anche in condizioni di tale gravità, l’arma non è stata utilizzata. Non per assenza di pericolo o di legittimità, ma perché oggi molti operatori sanno che all’intervento operativo segue spesso un percorso giudiziario automatico, penale e risarcitorio, che prescinde dal contesto reale. 

È questo il nodo che il SIAP denuncia con forza: l’incertezza normativa e l’ambiguità delle regole d’ingaggio finiscono per esporre chi è chiamato a garantire la sicurezza, generando esitazione proprio nei momenti più critici. A fronte di ogni grave fatto di cronaca si ripetono dichiarazioni pubbliche sulla necessità di “pagare di più i poliziotti”, “rafforzare le tutele”, “non lasciarli soli”. Parole spesso pronunciate in campagna elettorale o nei salotti televisivi, ma che raramente trovano riscontro in interventi concreti e strutturali. 

Nel frattempo, ai sindacati di polizia – gli unici soggetti che quotidianamente rappresentano lo stato reale della sicurezza e delle condizioni operative – viene lasciato poco spazio, mentre si continua a raccontare una realtà rassicurante fatta di numeri e statistiche che parlano di calo dei reati. Una narrazione che non tiene conto di un dato fondamentale: sempre più cittadini non denunciano e rinunciano a chiamare le forze di polizia, alimentando una percezione diffusa di impunità. 

Nel concreto, cosa accade a un poliziotto colpito con violenza durante il servizio, come avvenuto a Torino? Accade che, una volta superata l’emergenza, rientri al lavoro senza un reale supporto psicologico o assistenziale, spesso anticipando personalmente le spese sanitarie e di riabilitazione, non essendo coperto da adeguate tutele assicurative. Accade che, durante i mesi di convalescenza, subisca una perdita economica significativa a causa della mancata corresponsione delle indennità operative. Il danno per l’operatore non è solo fisico: è frustrazione, è consapevolezza di essere esposto e spesso non adeguatamente difeso, è il peso di continuare a svolgere lo stesso servizio con senso dello Stato e disciplina, mentre chi ha agito con violenza resta libero o beneficia di letture indulgenti. 

Quanto avvenuto a Torino si inserisce in una dinamica già vista anche a Rogoredo: scenari complessi, violenza crescente, pressione operativa costante e una sensazione diffusa di isolamento giuridico degli operatori. Il SIAP esprime piena solidarietà agli operatori feriti e chiede, come ribadito dal Segretario Generale Giuseppe Tiani, che si proceda rapidamente all’identificazione dei responsabili e all’accertamento delle responsabilità individuali, senza ambiguità e senza scorciatoie propagandistiche. 

Il garantismo è una conquista dello Stato di diritto, ma non può diventare un alibi per chi usa la violenza come metodo. Il diritto di manifestare deve essere sempre garantito e tutelato, ma la violenza va perseguita senza tentennamenti. Uno Stato che non tutela chi lo rappresenta perde autorevolezza e credibilità. Il tema non è ideologico né emergenziale: è politico nel senso più alto del termine. La sicurezza non si garantisce con dichiarazioni di circostanza né con narrazioni rassicuranti, ma con scelte chiare, responsabilità definite e tutele reali per chi ogni giorno è chiamato a garantire l’ordine pubblico. 

Continuare a chiedere sacrifici agli operatori senza offrire certezze giuridiche, adeguate garanzie economiche e un sistema di protezione che li accompagni anche dopo l’intervento significa indebolire lo Stato nel suo presidio più esposto. Il SIAP chiede che la politica assuma finalmente una posizione coerente: difendere il diritto di manifestare senza ambiguità, ma allo stesso tempo affermare con fermezza che la violenza contro le forze dell’ordine non è mai tollerabile né giustificabile. Senza uomini e donne messi nelle condizioni di operare con serenità, motivazione e tutela, non esiste sicurezza possibile. E uno Stato che pretende disciplina e coraggio, ma non garantisce protezione e dignità a chi lo rappresenta, rinuncia progressivamente alla propria autorevolezza. 

Il SIAP non arretrerà di un passo su questo terreno, perché difendere i poliziotti significa difendere la legalità, la credibilità delle istituzioni e la sicurezza dei cittadini». 

Giuseppe Tedesco 
Segretario Generale Provinciale SIAP – Varese

Redazione

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