La Varese Nascosta - 24 gennaio 2026, 09:30

LA VARESE NASCOSTA. Quando a Varese la neve era la regola. E anche una gioia...

In queste ore si parla tanto di neve, complice il meteo. Ma ecco un racconto di quando i fiocchi bianchi in città non erano un evento così raro. E portavano allegria, non solo disagi

(foto da La Varese Nascosta)

Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.  Visto che negli ultimi giorni si è parlato di neve ecco un bel racconto di quando la neve a Varese non si faceva desiderare... 

QUANDO A VARESE LA NEVE ERA GIOIA

Era il 9 febbraio del 2006 e Anna Maria Gandini scriveva così riferendosi alle nevicate di una volta a Varese:

“Le abbondanti nevicate delle scorse settimane (erano anni che non si vedeva così tanta neve a Varese) mi hanno riportato indietro nel tempo, quando la coltre candida era la gioia dei bambini e dei contadini. Non sono stata la sola in questo viaggio a ritroso: molti varesini, a loro volta, si sono rivisti ragazzi mentre si lasciavano andare giù dalle discese con le slitte.

Slitte? Si fa per dire. Tutto andava bene: dalle cassette di frutta svuotate ai larghi pezzi di legno, sui quali adagiarsi però a pancia in giù. Un lusso possedere una vera slitta.

I pochi fortunati che l'avevano si davano delle arie, disdegnando le piste improvvisate da quattro soldi, in favore, ad esempio, delle due discese ai lati della fontana centrale dei Giardini Pubblici.

L'optimum era comunque il Sacro Monte, anche per gli appassionati di sci.

Per riallacciarmi alle piste improvvisate, ma divertenti, a Biumo Superiore andava per la maggiore via Bertini e quello stretto vicolo che da piazzale Litta sbocca su questa strada. Frequentato anche il tratto in discesa costeggiante il parco di Villa Ponti da un parte e di Villa Panza dall'altra sino a via Walder.

I ragazzini di una volta che abitavano nel rione, distinti signori dei giorni nostri, parlano ai nipotini delle loro imprese con slitte improvvisate, più di una volta sequestrate, al termine della discesa, dal buon vigile Broggi che, facendo il suo dovere, era però lo spauracchio di tutti.

"Chissà come faceva - vanno raccontando i protagonisti di quelle spensierate imprese sportive - a trovarsi sempre al posto e al momento giusto per redarguirci!".

Diversa la pista frequentata dai ragazzini di viale Belforte e dintorni che amavano slittare in via Postumia, a mezza costa, partendo dall'ingresso delle Cartiere Sterzi, giù giù fino all'Olona.

Se lo ricorda bene Ambrogio Vaghi, personaggio assai noto in città per la sua lunga permanenza tra gli scanni di Palazzo Estense in Consiglio Comunale.

Soffermandosi sulla recente nevicata, è tornato indietro negli anni (lo spunto per la verità è stata proprio l'insolita coltre nevosa) quando in comitiva andava a sciare al Sacro Monte e al Campo dei Fiori.

Una delle piste preferite era quella che dalle Pizzelle si concludeva al Ceppo, lungo la quale si svolgevano anche gare in discesa obbligata e libera.

Proibito per ovvi motivi usare la parola "slalom": c'era la guerra e i vocaboli inglesi erano messi al bando. Nel turbinio (azzeccato termine dato l'argomento neve) dei ricordi, Vaghi risale al tram e alla funicolare, stracolmi di sciatori che arrivavano poi alla Punta di Campo dei Fiori e alla Punta di Orino, con sosta in quel chiosco in legno, là sul pratone.

"Sempre zeppi tram e funicolare - dice - C'erano poi i soliti furbetti che, non avendo avuto la possibilità di trovare posto, rincorrevano le carrozze che si inerpicavano sulla nostra montagna.

Ad un certo punto, però, erano costretti a desistere: completamente "scoppiati". C'era la paura quando nel bel mezzo della galleria, col buio fitto, ti trovavi a tu per tu con la vettura che saliva o scendeva e rischiavi di essere investito, specie nelle vicinanze di curve.

Così i nostri si appiccicavano letteralmente alla parete del tunnel, sperando nella buona sorte. Terminato l'incubo, una volta fuori alla luce del giorno, via alla volta di casa. A piedi fino in viale Belforte".

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