Riceviamo e pubblichiamo l'appello del Presidente di Confindustria Varese Luigi Galdabini alla vigilia della seduta del Parlamento Ue sull’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay:
Mercoledì 21 gennaio il Parlamento di Strasburgo dovrà decidere se chiedere il parere della Corte di Giustizia dell’Ue sulla compatibilità con i Trattati dell’Unione degli accordi di libero scambio firmati con i Paesi del Mercosur lo scorso 17 gennaio. Se una delle due proposte presentate in tal senso da alcuni eurodeputati fosse approvata, l’entrata in vigore dell’accordo verrebbe sospesa. Come Confindustria Varese auspichiamo che ciò non avvenga e che, dunque, la maggioranza del Parlamento Ue voti, anche con il determinante contributo dei nostri rappresentanti nelle istituzioni comunitarie, contro la richiesta di parere della Corte di Giustizia e, dunque, a favore dell’immediata entrata in vigore della parte commerciale dei trattati. Ciò a vantaggio delle capacità di crescita dell’export della nostra industria in uno dei mercati, quello rappresentato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, tra i più promettenti al mondo, con 300 milioni di consumatori.
Crediamo che in ballo ci siano tre elementi fondamentali: la credibilità internazionale dell’Europa, il posizionamento geopolitico della Ue, le capacità di crescita futura di tutta l’economia continentale, quella italiana compresa e quella delle aree più industriali in particolare. Tutti fattori che vanno ben oltre gli interessi, pur legittimi, di una singola categoria, per la quale il Governo ha già ottenuto ulteriori e significative clausole di salvaguardia, oltre che garanzie di sussidi in ambito di Politica Agricola Comune (PAC).
Ma soprattutto c’è in ballo la capacità di territori fortemente manifatturieri come quello di Varese di crescere e creare posti di lavoro. È stato stimato che l’accordo con il Mercosur porterà ad un aumento dell’export del +39% e un balzo in avanti del Pil europeo di 77,6 miliardi di euro entro il 2040. A beneficiarne saranno soprattutto le economie più specializzate in settori come quello della produzione dei macchinari, dell’aerospazio, della chimica-farmaceutica, dell’occhialeria, della gomma-plastica, del tessile e abbigliamento. Tutti comparti dove Varese esprime nicchie di eccellenza e tra i più radicati sul nostro territorio. Rischiamo di perdere un’opportunità senza precedenti, in un mondo sempre più incerto, in cui i dazi e i repentini cambiamenti di scenario stanno mettendo a repentaglio la capacità di programmazione delle nostre imprese.
Inutile girarci intorno: un voto contro il Mercosur è un voto contro l’industria. Senza se e senza ma. E proprio per questo sarebbe per noi inconcepibile. Vogliamo parlare di sovranità? Ebbene allora mettiamola così: tutelare l’immediata entrata in vigore dell’accordo con il Mercosur è una questione di sovranità industriale e di tutela dell’interesse nazionale oltre che di quello continentale dell’Europa.
Ciò vale a maggior ragione per territori come il Varesotto che, lo ricordiamo ai nostri rappresentanti politici, già oggi è la sesta provincia in Italia per export nei Paesi del Mercosur, con cui vantiamo una bilancia commerciale nettamente positiva (+128 milioni di euro) e un export aumentato del +77% negli ultimi cinque anni. Pensiamo a cosa potrebbero fare le nostre imprese senza barriere doganali e con quali ritorni in termini di benessere economico e sociale sulle nostre comunità. Aziende che vedono continuamente sbarrarsi opportunità di mercato dai dazi e dalle guerre commerciali in atto e che ora temono di vedersi precluse possibilità di crescita in una parte importante del globo, a causa di un voto che rischia di rappresentare un clamoroso autogol, a vantaggio di chi, da mesi, gioca per indebolire la nostra industria nelle filiere produttive internazionali.
Lo ribadiamo: un voto contro il Mercosur è un voto contro le imprese manifatturiere e territori come Varese.
Luigi Galdabini
Presidente Confindustria Varese