Si è conclusa con un confronto articolato la Commissione urbanistica che, in Sala Giunta a Palazzo Estense, nella serata di lunedì ha esaminato il rapporto di Valutazione Ambientale Strategica legato al nuovo Piano di Governo del Territorio. Un documento complesso, ma che racconta con chiarezza una direzione precisa: Varese, nei prossimi anni, potrebbe cambiare volto puntando meno su nuove costruzioni e più sulla qualità della vita, sulla vicinanza dei servizi e sulla tutela dell’ambiente.
La VAS non è un semplice allegato tecnico. È, di fatto, la cornice entro cui dovranno muoversi tutte le scelte urbanistiche future. Una volta pubblicati, i principi ambientali contenuti nel documento diventano vincoli veri e propri, non più aggirabili. «La pianificazione urbana – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Andrea Civati – deve partire da alcuni capisaldi che non possono essere messi in discussione: la tutela del suolo, la sicurezza idraulica, il verde come infrastruttura della città. Solo così si può costruire un futuro credibile».
Ma cosa significa, concretamente, per i cittadini? Il nuovo Pgt immagina innanzitutto una Varese “dei quartieri”. Non più una città pensata in modo uniforme, ma un insieme di realtà diverse, ciascuna con le proprie esigenze. Servizi, spazi pubblici, aree verdi e mobilità vengono letti quartiere per quartiere, mettendo al centro chi ci vive. È da qui che nasce l’altra grande idea guida del piano: la “città dei 15 minuti”. Un modello semplice da capire, che punta ad avvicinare i servizi essenziali alle persone, riducendo la necessità di usare l’auto per ogni spostamento quotidiano.
Il lavoro presentato in Commissione parte da una fotografia molto dettagliata della Varese di oggi. Vengono analizzati il territorio, i progetti già in corso, ciò che resta attuabile del Pgt del 2014 e le trasformazioni in atto. Grande attenzione è riservata all’ambiente: il piano studia dove si trovano gli spazi verdi, quanta copertura arborea esiste, quali aree aiutano a raffrescare la città durante le ondate di calore e quali, invece, sono più vulnerabili alle piogge intense. Un aspetto tutt’altro che teorico, se si pensa agli allagamenti sempre più frequenti legati ai cambiamenti climatici.
Uno dei passaggi più significativi riguarda il consumo di suolo. Il nuovo Pgt riduce in modo netto le previsioni di edificazione su aree libere. In totale, vengono eliminate possibilità di urbanizzazione per circa 41 ettari, una superficie molto ampia che rimarrà non edificata. Una scelta che va nella direzione indicata dalla normativa regionale e che segna una discontinuità rispetto al passato. «Il suolo libero – ha sottolineato Civati – non è una riserva da usare quando serve, ma una risorsa da proteggere».
Lo sviluppo urbano, quindi, si concentra soprattutto su aree già costruite o dismesse. Il piano individua diversi ambiti di trasformazione, come i comparti ferroviari, ex aree industriali, spazi incompiuti o degradati, che potranno essere riqualificati senza consumare nuovo territorio. A questi si affiancano sei grandi ambiti strategici di rigenerazione della città pubblica, luoghi chiave come Masnago, l’Ippodromo, Piazza della Repubblica, l’ex macello civico e il campus universitario di Bizzozero. Spazi che dovrebbero diventare punti di riferimento per servizi, verde, sport e mobilità sostenibile.
Le ricadute ambientali previste dal piano sono tangibili: più superfici permeabili, meno asfalto, oltre cinquemila nuove alberature, nuove “strade verdi” e percorsi pensati per gestire meglio l’acqua piovana. Tutti elementi che contribuiscono a rendere la città più fresca, più sicura e più vivibile.
La Commissione ha quindi chiuso un passaggio importante, che apre ora la strada ai prossimi step di approvazione. Il quadro che emerge è quello di una Varese che prova a cambiare paradigma: meno espansione, più rigenerazione; meno distanza, più prossimità. Una trasformazione che non riguarda solo mappe e piani, ma il modo in cui, domani, i cittadini potrebbero vivere e attraversare la loro città.