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Politica | 21 novembre 2025, 07:48

Ta saludi, Modesto: le battaglie, la grinta col sorriso e l'arte della riconoscenza

Con la scomparsa di Verderio se ne va un altro pezzo di un mondo che si nutriva di legami autentici e inossidabili, persino nella politica. La fedeltà a Bossi, l'impegno contro la 'ndrangheta, la coerenza a qualsiasi prezzo e quella capacità di non dimenticare niente e nessuno

Modesto lo scorso anno durante l'intervista nella trattoria di famiglia. Sopra a destra al compleanno di Bossi e sotto in una foto degli anni ruggenti della prima Lega

Modesto lo scorso anno durante l'intervista nella trattoria di famiglia. Sopra a destra al compleanno di Bossi e sotto in una foto degli anni ruggenti della prima Lega

Non si rivela mai una fonte, ma in questa occasione ci sentiamo costretti a farlo. Ci perdonerà, Modesto, perché questo piccolo episodio racconta l'autentica natura di una persona, anche in un tratto che oggi è molto fuori moda: la riconoscenza. Ci riferiamo a quando scomparve Franco Bossi, il fratello del senatur (LEGGI QUI): ce lo segnalò proprio Modesto Verderio e fu un'odissea per me e il collega Andrea Confalonieri trovare la conferma, poiché nessuno ne sapeva più niente da parecchio tempo. Odissea per cui si adoperò con noi anche lo stesso Verderio.

Modesto - scomparso ieri a 72 anni, non ci sarà un funerale LEGGI QUI - ci teneva, perché Franco aveva fatto parte della storia della prima Lega, ed era giusto rendergli merito. Perché nella vita non si deve lasciare indietro nessuno, a maggior ragione quando è stato artefice, anche più defilato, di un'impresa pazzesca come fu la nascita travolgente del movimento.

Modesto Verderio era così, non dimenticava niente e nessuno.  Conservava tutti i gadget del Carroccio, come ci mostrò l'anno scorso nella mitica trattoria della mamma - "Da Lucia" a Lonate Pozzolo - dove la Lega si era riunita all'inizio (LEGGI QUI). Era l'uomo del sorriso, degli episodi gustosissimi che vedevano protagonisti prima di tutto Umberto Bossi - che trasportava dappertutto in macchina - o altri esponenti storici quale Francesco Speroni, al quale non perdona solo di avere «pessimo gusto per le auto». Già, piacciono sempre le auto a Modesto, di più adora solo il suo cane Kaos di cui condivide fiere immagini. 

Si era battuto tenacemente contro la 'ndrangheta, aveva a cuore l'ambiente del suo territorio e come assessore provinciale rivendicava l'impegno per la sicurezza sulle strade.

Memoria storica della Lega della prima ora e anche di più, era piuttosto tranchant su una valutazione: quei momenti erano irripetibili, non sarebbero tornati mai più. Oggi non le mandava a dire, anche sui social, su temi cruciali come l'autonomia, che non era quella da lui e altri sognata all'inizio, e all'occasione calava l'espressione non proprio soft "Traditori seriali". Senza peli sulla lingua, eppure con quel sorriso che sveleniva tutto. Ringraziò anzi il collega Riccardo Canetta per aver trasmesso nell'articolo sopra menzionato tutto un mondo, senza cadere nella sterile polemica. 

Lui, la visione politica, la coerenza, le descriveva così: «Bossi quello che diceva al mattino lo ripeteva al pomeriggio».  E a questo punto non c'era più niente da commentare: via una vecchia foto, fuori la pipa e alla domanda "come stai": al fa frecc.

Sempre pronto a rispondere (roba che a moltissimi politici di oggi sembra fantascienza), a raccogliere un invito che si trattasse di un'intervista, di bere un caffè o di presenziare al lancio di un libro di un amico a Busto o nello splendido giardino di Villa Montevecchio a Samarate. Perché  era portatore di un mondo che si nutriva di legami autentici e inossidabili, nella politica e non solo. Tant'è che in queste ore vediamo i messaggi di persone dalle idee ben diverse, ma sinceramente colpite dalla sua scomparsa.

Grazie Modesto, lo sussurriamo in fretta perché a te queste cose non piacciono e ci sembra già di sentire la tua risposta, questa volta con un nodo alla gola.

 Ma figuras. Ta saludi.

Marilena Lualdi


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